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Genova sensuale

Rosita Corsello
Giovedì, 7 Aprile, 2011

 

Non so se dire “purtroppo” o “per fortuna”, ma è “luogo comune” affermare che Genova è “chiusa”, talora “difficile”, sovente “complicata”.In considerazione del fatto che - come già detto in altre occasioni - mi considero (e sono) genovese per metà, mi permetto invece di affermare che Genova è soltanto “esigente”.

La città di Genova, questo a tutt’oggi è considerato un suo lato discutibile se non proprio negativo, sembra in qualche caso voler essere “peritosa nel mostrarsi”, o meglio, per “mostrarsi” è come se volesse – prima – essere certa che ne valga davvero… la pena! Non per nulla i temi ricorrenti proposti nelle visite turistiche guidate tra le strade, le piazze e gli intricati e talora ineffabili vicoli della Superba, si valgono di espressioni quali “…alla scoperta di Genova “insolita”… “curiosa”… “misteriosa”…”. Come dire - insomma - per scoprire questa città, è necessario… “meritarsela”!

Emblematico esempio di quanto ho appena affermato, la “scoperta” di quello che ne è considerato il “salotto”: il magico percorso che inizia con Piazza Fontane Marose,

 

   

si sviluppa nella splendida Via Garibaldi

 

 

 

e raggiunge Piazza della Meridiana

     

con l’antica “meridiana”

 

 

posta in facciata allo storico omonimo Palazzo, di fronte all’affascinante Palazzo Negrotto Durazzo

      

al cui interno si ammirano affreschi, architetture e ambienti a dir poco incantati

  

 

 

Il “magico percorso” – dicevo - costituisce a mio avviso quanto di più “esigente” si possa considerare, al punto che il “salotto” si propone con un fascino e atmosfere tali, da sollecitare nel turista visitatore e perché no, nello stesso genovese (che non vada troppo di fretta), tutti e cinque i sensi…

Il senso della vista, l’udito, l’odorato, il gusto e il tatto infatti, non possono che risvegliarsi nelle percezioni più intriganti!

L’occasione di ammirare la bellezza di palazzi che costituiscono Patrimonio dell’Umanità, di potersi “avvicinare” al violino di Nicolo’ Paganini

  

conservato a Palazzo Tursi,

 

 

di godere dell’ineffabile profumo delle “cose belle”, sia esso racchiuso in un oggetto di antiquariato, in una stampa ingiallita dal tempo, in un volume raro e prezioso, piuttosto che “celato” in una ceramica dipinta, in un cofanetto di profumatissime essenze o nella sfiziosa vetrina di una storica pasticceria, davvero sollecitano la sensoriale “cinquina” e allora…

  

    

         

         

ancora una volta, mi convinco che Genova - al di là dei “luoghi comuni” che la vorrebbero “chiusa”, talora “difficile”, sovente “complicata”- con chi sa e vuole conoscerla per davvero, è invece generosa, accattivante, intrigante e persino…sensuale.