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Visita alle chiesette votive di San Pietro al Natisone e Pulfero

Antonio Fumarola
Martedì, 7 Giugno, 2016

Sabato 28 maggio è stata una splendida giornata di sole e il nostro gruppo di 25 partecipanti, guidati da me dall'altra console del TCI di Trieste Mirca Negrini, è arrivato a San Pietro, davanti alla chiesetta di San Quirino, nel comune di San Pietro al Natisone, per la prima tappa della nostra visita. Lì ci aspettavano altri soci TCI unitisi a noi con i loro mezzi e provenienti da Gorizia e Pordenone, trai quali il Viceconsole di Pordenone Ario d'Andrea.

Ci hanno dato il benvenuto il Sindaco di San Pietro Mariano Zufferli con gli Assessori Michela Szklarz e Tiziano Manzini e il Vicesindaco di Pulfero Mirko Clavora, che si impegnano molto per la valorizzazione di questi bellissimi territori delle Valli del Natisone. C'è stato uno scambio di doni: libri storici del Touring Club Italiano agli amministratori da parte mia e di Mirca e libri sulle Valli del Natisone da parte degli amministratori.a noi consoli del TCI.

Con la fondamentale assistenza tecnica dell'ing. Giovanni Crucil di San Pietro, che aveva organizzato tutte le aperture delle chiese da visitare, abbiamo iniziato il nostro percorso proprio dalla chiesa di San Quirino, che ci è stata illustrata dalla storica dell'arte Francesca Nodari: sorta sui resti di una necropoli protostorica dell'età del ferro, risalente alla metà del XIII secolo, ristrutturata verso la fine del XV secolo è in stile gotico sloveno. Ora la chiesa è diventata monumento ai Caduti in guerra.

Siamo ripartiti poi alla volta di Pulfero, fermandoci in località Antro, per la visita alla Chiesa di San Giovanni d'Antro, raggiunta dopo un centinaio di gradini. Lì ci aspettavano due volontari del Gruppo Speleologico delle Valli del Natisone. Abbiamo visto, sempre con le interessanti spiegazioni della nostra storica dell'arte, la cappella tardogotica, capolavoro architettonico e scultoreo del 1477 del architetto sloveno Andrea di  Skofja Loka e l'esuberante altare ligneo di Bartolomeo Ortari. databile all’ultimo quarto del Seicento, collocato nell'ampio salone d'ingresso della grotta. Poi la signora  Adriana Scrignaro, appartenente alla comunità di lingua slovena del luogo, appassionata delle storie locali, che -  tra l'altro - ci ha accompagnato in tutte le nostre visite, ci ha anche raccontato la leggenda sorta intorno al lungo assedio subito dagli abitanti del paese che si erano rifugiati in grotta: la regina Vida sconfigge con un bluff  il potente esercito assediante e gli abitanti si salvano tutti.

Un gruppo di noi, assistito da uno speleologo, ha anche effettuato un breve percorso turistico  all'interno della grotta.

Poi ci siamo fermati al ristorante Gastaldia d'Antro, dove il sig. Maurizio ci ha illustrato il menù preparato per noi dalla signora Marina: un trionfo di erbe e fiori, un'armonia di sapori mirabilmente combinati tra diverse tipologie di ortiche, aglio ursino (presidio Slow Food), fiori di sambuco, petali di rose canine e molto altro. L'insalata ad esempio si presentava con una sapiente dosatura di colori, di tale bellezza ed emozione estetica, che per molti di noi è stato difficile ….iniziare a mangiarla: sembrava di rovinare una composizione pittorica.

Sforando con gli orari che ci eravamo prefissati, ma il pranzo valeva questa lunga sosta, siamo ripartiti alla volta di Ossiach, nel Comune di Pulfero, fino in località Rodda, per visitare la chiesa di San Leonardo Abate, di origine cinquecentesca, immersa nel verde e nel contesto di un paesaggio di forte suggestione. La passeggiata lungo i sentieri per raggiungerla ha consentito ad alcune socie di cogliere fiori campestri e tutti abbiamo ammirato splendide calle bianche selvatiche.

La tappa successiva, dopo la discesa a valle lungo la strada costituita da tornanti molto stretti, durante la quale abbiamo ammirato la perizia dell'autista della corriera, è stata a Biacis, sempre nel comune di Pulfero, per visitare la chiesetta votiva di San Giacomo Apostolo, fondata nei secoli XII -XIII, la cui costruzione attuale è ascrivibile al 1520. Sul sito stanno sorgendo nuove costruzioni in stile, che ci hanno suscitato molte perplessità. Nel portico della chiesa è conservata la cosiddetta pietra di Biacis: un esempio delle pietre che in epoca medioevale servivano come tavole attorno a cui si radunavano le vicinie, assemblee dei capifamiglia.

Siamo ripartiti alla volta di Vernasso, nel Comune di S. Pietro al Natisone,  per la visita alla chiesa di San Bartolomeo Apostolo con struttura del coro a costoloni della fine del XV secolo, eseguito sempre da Andrea di Skofja Loka attivo anche a San Giovanni d'Antro e affreschi del 1530 circa, attribuiti a Bartolomeo di Skofja Loka.

Dopo la spiegazione della dott.ssa Nodari, ulteriori interessanti precisazioni sugli interventi di restauro avvenuti dopo il terremoto che colpì il Friuli nel 1976 ci sono state fornite dalla signora Adriana Scrignaro, all'epoca giovane studentessa, che assistita da personale della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia, ha riportato con pazienza in luce gli affreschi, nascosti dalla pittura. La chiesa infatti nel corso della Prima Guerra Mondiale era stata utilizzata come ospedale e probabilmente alla fine del conflitto ridipinta per bonificare e disinfettare gli ambienti.

L'ultima tappa è stata la visita alla chiesa di Sant'Antonio Abate di Clenia, anch'essa nel Comune di  San Pietro al Natisone, risalente ai secoli XIII-XIV e ristrutturata nel secondo decennio del XVI secolo, con struttura architettonica molto interessante ed armoniosa e all'interno affreschi del XIV – XV secolo, oltre ad un bell'altare ligneo seicentesco, più semplice e meno decorato dei precedenti.

E' stato un affascinante percorso nella Slavia Veneta, nome storico delle Valli del Natisone, immersi in un paesaggio di forte suggestione e di grande valore ambientale. La dott.ssa Francesca Nodari ci ha fatto apprezzare le chiesette votive, molte poste in posizioni strategiche e in siti molto particolari, sempre splendidamente inserite in ambiente rurale, semplici, ma eleganti, volute e curate con amore e fede dagli abitanti dei luoghi che le hanno fatte edificare a loro spese, affidandosi a capaci artigiani e artisti, fortemente influenzati dai movimenti artistici presenti in Carniola (antico nome dell'attuale Slovenia). Abbiamo visto e capito le differenze tra i lavori del maestro Andrea di Skofja Loka e di quello di Caporetto; tra altari lignei di grande esuberanza e di maggiore semplicità, tra crocifissi di impianto tradizionale, più vicini all'arte italiana, e altri di influsso nordico, più drammatici nella postura del Cristo; tra affreschi in cui si evidenzia la diversa mano degli artisti: alcuni più ingenui e popolari, e altri più evoluti e vicini a correnti artistiche internazionali, come è ovvio che sia in una zona che è sempre stata di confine.

Per alcuni del gruppo la visita ha coinciso con una vera e propria scoperta delle Valli, che - voglio qui ricordare - fin dall'antichità sono state un'importante direttrice di collegamento tra diverse regioni: in questo nostro viaggio abbiamo percorso le stesse strade, su cui passarono gli eserciti dei Romani, dei Longobardi, di Napoleone e, durante la Grande Guerra, degli Italiani e  degli Austriaci.

Grazie ancora a tutti quelli che hanno reso possibile questa magnifica visita e in particolare a Francesca Nodari, per la sua competenza, passione e capacità di farci capire i tanti e molteplici aspetti che sottendono a questi beni culturali, che meriterebbero di essere più conosciuti e visitati, all'ing. Giovanni Crucil, che ha fatto da padrone di casa, assistendoci e organizzando magnificamente le aperture di tutti questi siti, alla signora Adriana Scrignaro, che è stata la testimone vivente del grande amore dei valligiani per questi luoghi d'arte, sempre vissuti come identificativi della propria storia e delle proprie radici.

Gabriella Cucchini Zanini, console TCI in Trieste