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Visita a Valvasone e Sesto al Regena del 10 giugno

Antonio Fumarola
Lunedì, 12 Giugno, 2017

Ecco come è andata a Valvasone e Sesto al Regena del 10 giugno

Ieri 10 giugno in una bellissima giornata di sole abbiamo raggiunto Valvasone con un confortevole pullman (grazie alla Via degli Artisti Viaggi che sa scegliere il confort!). Eravamo un gruppo di più di 20 persone.

La visita è iniziata all'esterno della Chiesa parrocchiale del SS. Corpo di Gesù (Duomo): lì la nostra storica dell'arte dott.ssa Francesca Nodari ci ha raccontato la storia di Valvasone e la tradizione di fede che fa risalire la fondazione della chiesa al  miracolo del ritrovamento di un'ostia consacrata sanguinante.

Molto interessante è stata la visita dell'interno e le opere d'arte contenute. Particolare attenzione abbiamo rivolto all' organo del Cinquecento veneziano con portelle dipinte da un autore che ha avuto notevoli influenze da Palma il Giovane.

Nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo abbiamo ammirato gli affreschi di Pietro da Vicenza. La dott.ssa Nodari ci ha spiegato come abbiano avuto un forte influenza da Gianfrancesco da Tolmezzo, con il quale Pietro aveva collaborato. Bella anche la Crocifissione della seconda metà del  Trecento. Unico e particolare l'organo ligneo portatile.

Nel Castello di Valvasone ci ha fatto da guida la dott.ssa Giulia Della Ricca dell'Associazione “A spasso per il borgo”. Ci ha illustrato la storia del sito, della famiglia dei conti di Valvasone e le modificazioni subite nel corso dei secoli dall'edificio, che oggi si presenta come un palazzotto rinascimentale, avendo perduto le torri che lo caratterizzavano.  Abbiamo percorso le varie sale al pianterreno, visto gli affreschi emersi dal recente restauro e concluso la visita nel teatrino del Castello, utilizzato ora per la celebrazione di matrimoni e per concerti di musica antica.

Dopo una piacevole sosta pranzo all'agriturismo “La Torre del Falco” di Prodolone , aperto esclusivamente per noi, abbiamo proseguito il viaggio verso Sesto al Reghena. Grazie alla console Mirca Negrini e a suo marito, che sono andati mesi fa di persona a testare l'agriturismo.

La visita all'Abbazia di Santa Maria in Silvis, costituita da vari edifici, è iniziata dal grande cortile interno a cui si accede attraverso il torrione. All'esterno abbiamo visto il il campanile e il portale, la Cancelleria abbaziale, e la Residenza dell’Abate ora Municipio: di impianto rinascimentale, forse commissionato dall’abate Giovanni Grimani ad Andrea Palladio.

Della Chiesa abbaziale, edificata tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, ci siamo soffermati nell' atrio quadriportico e nel lungo vestibolo, elementi architettonici unici in Friuli. Del portico abbiamo ammirato gli affreschi (databili al Duecento e Trecento), tra cui quello di tematica cavalleresca. Nell'Atrio ci siamo soffermati a vedere l’affresco dei Tre Vivi e dei Tre Morti: raffigurazione tipica dell’epoca medioevale sulla vanità della vita.

La Chiesa presenta un notevole apparato di pitture a fresco eseguite in epoca diversa. L'abside è al momento interessata a lavori di restauro e pertanto non era visibile.  Di forte impatto la zona presbiteriale con il ciclo di affreschi trecenteschi di ispirazione giottesca.  Abbiamo dedicato del tempo alla Cripta, dove si conservano alcune notevoli opere scultoree quali l’Urna di Sant’Anastasia risalente alla metà dell’VIII secolo, esempio molto raffinato di scultura di epoca longobarda. La dott.ssa Nodari ci ha spiegato che originariamente le lastre costituivano una cattedra vescovile e poi furono utilizzate come urna. Bella anche l'Annunciazione, degli inizi del Trecento e una pregevolissima Pietà (nota anche come Vesperbild), opera di origine austriaca e risalente agli inizi del Quindicesimo secolo, esempio di arte nordica, molto presente in Friuli. Nel cortile esterno alla chiesa, uscendo dalla navata di destra, abbiamo visto dove sorgeva l'antica abbazia dell'Ottavo secolo.

Visita molto interessante in due siti di grande suggestione e poi con le spiegazioni della dott.ssa Francesca Nodari che racconta in maniera semplice la complessità dei rapporti tra artisti, le influenze, le suggestioni reciproche, le tecniche utilizzate, le caratteristiche dei restauri e tanto altro, il ricordo resta quello di una forte esperienza culturale ed emozionale.

Gabriella Cucchini console TCI in Trieste