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Resoconto della visita all'OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale

Antonio Fumarola
Giovedì, 3 Dicembre, 2015

Martedì 1° dicembre visita all'OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale

Con un bel gruppo di 37 persone, tra soci e amici del TCI, abbiamo visitato l'OGS, come previsto dal programma di visite che ogni anno il Club del Territorio di Trieste dedica a “Trieste città della scienza”.

Dopo una breve introduzione del sig. Muzio Bobbio sulle finalità dell'Istituto (che dipende dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica) siamo stati accolti dalla Presidente prof.ssa Maria Cristina Pedicchio, che ci ha illustrato brevemente le attività di ricerca di base ed applicata nei settori dell'Oceanografia (fisica, chimica e biologica), della Geofisica e Geologia marina e della Geofisica sperimentale e di esplorazione.

La prof.ssa Pedicchio ha parlato del suo impegno nella ricerca di fondi e finanziamenti e dei suoi sforzi per stabilizzare i giovani ricercatori, molti ancora precari, al fine di contrastare la fuga di cervelli all'estero, dovuta anche allo scarso impegno dell'Italia nel settore della ricerca.

Inoltre ha illustrato i livelli di eccellenza raggiunti dall'Istituto grazie ai suoi studiosi e tecnici, che sono impegnati sia nella diffusione della conoscenza sia nella risoluzione pratica di problematiche ambientali, economiche e sociali.

E' stata una relazione appassionata che ci ha colpito molto.

Successivamente la direttrice della sezione di oceanografia dott.ssa Paola Del Negro ha esposto gli elementi essenziali dell'ecosistema del golfo di Trieste. Ne ha illustrato le caratteristiche e le peculiarità che lo rendono un elemento importantissimo per l'equilibrio non solo dell'Adriatico ma di tutto il Mediterraneo. Infatti l'apporto di acque dolci dei fiumi che vi sfociano (in particolare dell’Isonzo) e le periodiche spazzate della bora sull'acqua di superficie determinano rimescolamenti tra acque più salate e meno salate che sono importanti per il formarsi di correnti e quindi per la vitalità del mare stesso.

Le ricerche sul golfo si svolgono in collaborazione con istituti di ricerca sloveni. Se la ricerca riguarda anche zone più a sud lungo l'Adriatico vengono coinvolte anche istituzioni scientifiche croate.

Inoltre ci ha spiegato sia come si effettuino misurazioni sulle colonne d'acqua di mare sia come le caratteristiche di particolari zone marine del golfo costituiscano un habitat molto favorevole per la vita di pesci di particolare pregio.

La giovane ricercatrice dott.ssa Michela Dal Cin ha inquadrato la struttura geologica della zona di Trieste e in particolare del Carso partendo da elementi della geologia classica.

La sua relazione ha poi preso in esame gli strumenti geofisici che hanno permesso di acquisire gli attuali livelli di conoscenza. In tale contesto ci ha anche spiegato come si studi il sottosuolo con la sismica a riflessione: si tratta di una metodologia che consente di riconoscere l’assetto stratigrafico e strutturale della terra, in particolare stratificazioni, superfici di discordanza, faglie, sovrascorrimenti, ecc. Più specificatamente il metodo d’indagine consiste nel produrre uno scoppio con cannoni ad aria compressa e nel registrare le onde riflesse così generate. La nave Explora, di proprietà dell’OGS, effettua questo tipo di studi sul sottosuolo marino.

Ci ha poi parlato delle faglie e della sismicità, con riferimento specifico alle nostre zone e alla microplacca adriatica. Ha illustrato le caratteristiche della biotermia, ricordandoci come fin dai tempi dei Romani nella zona di Monfalcone vi fossero terme di acqua calda.

Sul tema dei cambiamenti climatici e dell'innalzamento del livello del mare, ci ha ricordato che esistono pareri diversi anche in ambito scientifico.

Il fisico dott. Pierre Poulain ci ha illustrato il proprio lavoro: si occupa di misure oceanografiche con sistemi autonomi mobili. Capire il funzionamento del mare ha anche scopi pratici: ad esempio misurare l'inquinamento dove si sono verificati incidenti, facilitare i soccorsi in mare, in caso di naufragio, fornire informazioni per eventuali missioni militari, migliorare i trasporti marittimi.

Abbiamo visitato il laboratorio dotato delle vasche in cui vengono testati gli strumenti di misurazione, utilizzati per fornire dati sulla salinità dell'acqua, sulla sua temperatura e sulla concentrazione di clorofilla e ossigeno disciolto. Oltre alle boe, che sono strumenti fissi (una è posta nel Parco Marino di Miramare, davanti al castello) esistono i profiling floats (dall'aspetto simile ad un siluro) e i gliders. Questi ultimi sono alianti sottomarini.  Si muovono in virtù della sola variazione del loro assetto (spinta di galleggiamento e spostamento del centro di massa). Si immergono dalla superficie fino a 2000 m di profondità, lungo rotte programmabili e modificabili attraverso la comunicazione satellitare bidirezionale e possono raggiungere una velocità di 30 km/giorno con un’autonomia fino a quattro mesi.

Il dott. Poulain ci ha inoltre spiegato che vengono utilizzati per circa 10 giorni di fila e devono essere seguiti da un'equipe che li monitora costantemente con turni diurni e notturni, al fine di raccogliere ed elaborare i dati. Le immersioni brevi consentono anche di non perdere lo strumento, considerato il suo alto costo.

Con l'utilizzo dei gliders si stanno radicalmente modificando le metodologie di indagine nell’ambiente marino.

La relazione del dott. Poulain è stata arricchita da filmati, che ci hanno mostrato il concreto lavoro in mare dell'equipe dei ricercatori dell'OGS.

Guidati dal sig. Muzio Bobbio siamo andati in piccoli gruppi di non più di sei persone a visitare il bunker dedicato agli strumenti per misurare la sismicità. Sono ancorati a plinti, che poggiano direttamente sulla roccia: il che rende più affidabile la misurazione. Alcuni dei sismografici classici sono ancora in funzione, perché registrano dati sulla sismicità in base alla scala Richter.

E' stata una visita appassionante che ci ha fatto conoscere una realtà poco nota e un lavoro di ricerca che pone questo gruppo di tecnici altamente specializzati tra le eccellenze italiane e internazionali. Ne siamo veramente fieri.

Un grazie di cuore a tutte le persone che hanno reso possibile questa visita. A ciascuna abbiano donato una pubblicazione del Touring Club Italiano dedicata a viaggi ed itinerari, per lasciare loro un ricordo della nostra comunità di viaggiatori.

A cura del Console di Trieste Gabriella Cucchini Zanini