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A Trieste la cena per i 120 anni del TCI e per i 50 anni dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo

Antonio Fumarola
Lunedì, 10 Novembre, 2014

A Trieste la cena per i 120 anni del Touring Club Italiano e per i 50 anni dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo si è tenuta al Ristorante “al Lido” di Muggia.

 

Ho concordato con il sig. Suraci, titolare insieme alla sua famiglia dell’albergo e del ristorante “al Lido” un menù di piatti tipicamente triestini presenti nei ricettari di più di 100 anni fa: volevamo che la cena costituisse un tuffo nel passato della cucina triestina, frutto di tante contaminazioni mitteleuropee, balcaniche e naturalmente anche venete, proponendo ai partecipanti ricette che sono un vero e proprio “classico”.

 

Così siamo partiti dai “sardoni in savor” (alici che vengono pescate nella zona di Barcola, sulla riviera in direzione di Miramare), ricetta portata dai veneziani e chioggiotti, che alla fine del 1700 arrivarono a Trieste per lavorare negli squeri, quando la città, divenuta porto franco, si apprestava a diventare il grande porto dell’impero asburgico. E  dopo l’antipasto di mare, è arrivato quello di carne: “rodoleto de praga con kren e liptauer”: una fetta arrotolata di prosciutto cotto nel pane con rafano e una crema di formaggio morbido mescolato con la paprika ungherese.

 

Poi sono stati serviti i primi anche questa volta di mare e di terra: un risotto di caperozoli (vongole veraci) e la jota, tipica zuppa di fagioli triestina con i crauti acidi e carne di maiale.

 

I secondi proposti erano solo di pesce: “bisato in umido con radicio e fasoi” anguilla con il sugo di pomodoro (anche questo un piatto di derivazione veneziana) con le cimette di primo taglio di radicchio triestino e fagioli lessi; poi “sepe con bisi e polenta” seppie in umido con piselli e polenta. Ha concluso la triade “bacalà in rosso con patate in tecia” un abbinamento classico della nostra cucina.

 

Il vino di accompagnamento più gradito è stato il bianco malvasia, che ben si accostava ai piatti di pesce, prodotto da Bruno Lenardon proprio a Muggia, che è la prima cittadina costiera di cultura istro-veneta e quindi ben si capisce che il vino di riferimento sia la malvasia istriana. Il vino rosso proposto era un refosco, sempre di Bruno Lenardon.

 

I dolci, presentati su un piatto stretto e lungo in golosa teoria, erano anche quanto di più tipico e lontano nel tempo possiamo trovare a Trieste:” krapfen, presnitz, strucolo de pomi e crostoli”. I krapfen sono palline di pasta fritta e con un interno di marmellata; il presnitz è a base di pasta sfoglia arrotolata con un ripieno di noci , mandorle , pinoli , fichi , prugne , albicocche , uvetta (di origine ottomana ma poi codificato  in ricetta triestina quando l’imperatrice Elisabetta, Sissi, visitò ufficialmente Trieste e i pasticceri locali le dedicarono questo dolce). “Strucolo de pomi” è lo strudel di mele, molto simile a quello austriaco, e i “crostoli” sono dolci tipici del Carnevale, chiamati nelle varie regioni d’Italia chiacchiere, bugie, frappe, ecc.

Con i dolci ci è stato proposto un delizioso vino bianco: il ribolla gialla, delicatissimo e perfetto per concludere.

 

E’ stato emozionante pensare che in tutta Italia tanti di noi soci del Touring, estimatori dei Ristoranti del Buon Ricordo e amici vicini a noi nel sentirsi comunità di viaggiatori festeggiavamo questo importante compleanno.

 

Eravamo una ventina per cui il clima era molto famigliare: con tutti c’è stata l’occasione di un brindisi, di un saluto e di un contatto, di raccontare quello che stiamo facendo. Nel distribuire il bellissimo libretto edito dal TCI per l’occasione, ho potuto aggiungere un foglio con le indicazione per arrivare al nostro sito, per scriverci via e-mail, e il riferimento dell’Agenzia di viaggi 5Stars Travel, a cui ora ci appoggiamo.

 

Gabriella Cucchini console TCI in Trieste