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Visita alla Certosa di Bologna

Giampaolo Amodeo
Martedì, 30 Ottobre, 2012

Quando si parla di Certosa a Bologna tutti sanno che non è un semplice cimitero, tutti sanno che nasce, in epoca più o meno lontana, all’interno di un monastero dell’Ordine dei Certosini, tutti sanno che ci sono portici e passaggi avvolti in una secolare semioscurità che conferisce loro una sorta di nobiltà, perché tutti sanno che lì ci sono tombe antiche che testimoniano la ricchezza delle famiglie bolognesi. Ma molti le sfiorano solo, pochi entrano per perdersi nella lettura delle epigrafi o per ammirare sculture raffinate e preziose.

Io sono tra quei molti che ha posato lo sguardo velocemente rimandando a data futura e incerta una visita più accurata.

E quando si è presentata l’occasione ho prenotato senza esitazione questa visita guidata.

Tutto ha cospirato contro: una pioggia battente, un freddo improvviso che ha fatto dimenticare l’estate di appena ieri e, non ultima, la partita Bologna-Inter nel vicinissimo stadio comunale.

Ma Bologna ha i portici, unica in Europa, anche al cimitero. E proprio sotto un portico inizia questa insolita passeggiata scoprendo sotto gli archi i leoni della tomba Bargellini, gli strumenti di lavoro dell’avvocato Cacciari insieme ai lumi senza fiamma, le sculture di Giovanni Putti (splendide le tombe Gandolfi e Buratti), di Antonio Rossetti e Giacomo De Maria, le decorazioni ispirate al mondo egizio che ricordano la campagna di Napoleone e allontanano per qualche tempo i simboli cattolici.

E neppure i boati provenienti dallo stadio possono disturbare l’incanto della tomba di Letizia Murat Pepoli con la grande statua del padre Gioacchino, mirabilmente eseguita da Vincenzo Vela.

La pioggia continua a cadere, il freddo è sempre più pungente eppure resterei ancora lì, per vedere ancora, per ascoltare ancora, per imparare.

Grazie, dott.ssa Perani, grazie da parte di un bolognese adottivo per avermi fatto conoscere questo prezioso angolo, per avermi guidato con grande competenza, spiegando in modo chiaro, sollecitando la mia curiosità.

Tornerò per completare la visita ma mi mancheranno quelle spiegazioni e quella voce che, alle mie spalle, mi raccontava di Pascoli, Carducci e Foscolo.