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Tra storia e leggenda, dal Santuario di Calvigi a Porretta Terme

Sergio Ferroni
Sabato, 28 Giugno, 2014

La mulattiera di Granaglione si snoda nel territorio dell’omonimo comune toccando  gran parte delle borgate e collega Pracchia con Porretta Terme. Ripercorre antichi tracciati sul quale transitarono i Liguri, gli Etruschi, i Romani, i Bizantini, i Longobardi. L’esercito di Carlo V nella sua discesa verso Roma,le truppe Napoleoniche e per ultime le truppe Tedesche e quelle Alleate.  E chi può non escludere che personaggi quali Giulio Cesare, Dante, Napoleone non abbia calcato queste pietre e tanti altri non ebbero l’occasione di fermarsi in qualche borgo lungo il percorso;  nei pressi di Lustrola, ( dal latino Lustrum Tana) in località Riola oggi scomparsa, si fermò Sant’Antonio Abate nel suo viaggio verso Roma.  

Alcune toponimi di località ci riportano indietro nel tempo vedi: Granaglione  nome di origine longobarda che deriva dalla parola  “warnen”  guardarsi dai pericoli – guardia  il che fa pensare che in quella localtà esistesse un posto di guardia, altra località il cui nome ha radice longobarda è Vizzero da Wizza/vitea sorta di vitigno o da Svizzero in ricordo del passaggio dei Lanzichenecchi  verso Roma nel 1526, guidati da Georg von Frundsberg.

L’itinerario ha inizio dalla Stazione Ferroviaria di Molino del Pallone, borgata sorta in seguito alla costruzione della Ferrovia Porrettana a  496 m s.l.m., immersa in una vallata boscosa, poco a valle dal punto in cui il torrente Randaragna incontra il fiume Reno nella borgata omonima, che raggiungeremo in Bus da Porretta.

 Lasciata Molino del Pallone l’escursione prosegue verso il Santuario della Madonna di Calvigi risalente alla prima metà del XVI secolo per poi proseguire verso Granaglione, la cui origini risale al  X secolo,  e apparteneva  al territorio della signoria degli Stagnesi; proseguendo incontriamo la Borgata di Lustrola  sede comunale sino al 1798 anno in cui, sotto il governo francesi   le insegne comunali passarono a Granaglione. Risale al 1021 la prima notizia certa relativa all'abitato di Lustrola, e a valle dell'attuale borgo, di quello di Riolo (oggi scomparso). In entrambi furono erette fra i secoli XI e XII due chiese, San Lorenzo a Lustrola e San Leonardo a Riolo (oramai perduta), contemporanee alla chiesa di San Nicolò di Gra-naglione, mentre ben più antica è la Pieve di Sùccida (l'attuale Pieve di Borgo Capanne; antichissima questa Pieve e il suo territorio. Un tempo si chiamava Monte Leonese, poi Castiglione o Succida; infine territorio e Pieve si nominarono come oggi le Capanne. Il nome di Succida si pensa possa derivare dal latino "succidere" tagliare. Tutto perché da una grande boscaglia si ottennero pascoli e campi. In seguito per custodire il bestiame si costruirono tettoie e "cavanne "(case basse coperte di giunchi e paglia); ancora oggi nel paese "cavanne " è sinonimo di fienile. Fino al 1300 gli abitanti di questo territorio conservano ancora il nome di succidiani (Calindri). Era territorio separato da Granaglione; nel x secolo il territorio della Pieve di Succida era soggetto al feudatario Guidoguerra. Quando Pistoiesi e Bolognesi(tredicesimo secolo) iniziarono a combattersi i Capannesi si allearono ai Bolognesi(21 luglio 1205.) prima vincitori ma poi sconfitti. Il pontefice Onorio terzo mediò la pace (16 giugno1219) e il territorio di Succida passò definitivamente soggetto ai Bolognesi. Dopo i Capannesi vissero vita tranquilla fino al 1325 quando i Conti di Panico si diedero al saccheggio di queste zone. Distrussero il forte di Castel Martino a mezzo chilometro dal paese, sul monte che ora viene individuato come Monte della Croce.  

Il nostro percorso tocca altri piccoli borghi, ognuno dei quali ha una sua storia o nasconde tesori, come alla Serra dove nel piccolo oratorio si trova un’opera di Bartolomeo Ramenghi  detto il Bagnacavallo (1484 – 1542) facente parte della bottega del Raffaello; tra le sue opere ricordiamo “la Trasfigurazione “ che  può essere vista in San Michele in Bosco e altri affreschi nella chiesa dei Servi a Bologna. Dalla Serra la Mulattiera di Granaglione si dirige verso Madognana  un piccolo abitato tardo cinquecentesco, come attesta il primo documento, del 1205, che menziona la località, atto nel quale sono esplicitamente nominati per la prima volta i Bagni della Porretta. Il documento, conservato all'Archivio di Stato di Bologna, è il giuramento di fedeltà al Comune di Bologna, prestato dai consoli di Succida, l'odierna Capanne, assieme ad alcuni altri abitanti dello stesso borgo e di Riolo, un abitato scomparso, situato un poco a valle di Lustrola. Il giuramento venne prestato «in silva Matognana que est supra montem balnei de Porecta». Da qui seguendo il sentiero CAI 103 scenderemo a Porretta Terme.