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13 settembre 2014 - Dalla Valle dell'Ombrone alla Valle della Brana - Il serpeggiare della Ferrovia Porrettana

Sergio Ferroni
Martedì, 26 Agosto, 2014

Superata la Galleria dell’Appennino (m.2725 con una pendenza 24,3 per mille -  il primo treno  partito da Bologna vi transitò il 2 novembre del 1864  per giungere a Pistoia dopo 6 ore e un quarto)   la ferrovia sbuca nella Valle dell’Ombrone e la prima stazione che incontra è quella della borgata di Sammomè. A  San Mommè lasciamo gli ultimi castagni e il paesaggio si fa più dolce, siamo sul versante tirrenico e il mare luccica all’orizzonte, l’ulivo ormai è padrone dei versanti.  La Borgata di Sammommè è adagiata lungo il pendio dello spartiacque, deve la sua origine ad un antico oratorio risalente al periodo bizantino (VII secolo) dedicato a San Mamante che sorgeva in località Savaiana; le prime notizie circa il borgo di Sammommè risalgono al 1086. Nota per aver dato i natali a Maddalena Morelli ( poetessa arcadica conosciuta con il nome di Corilla Olimpica) vide crescere ulteriormente la sua notorietà con l’apertura della Ferrovia e verso la fine del XIX secolo vi sorse una delle prime Pro Loco d’Italia per il forte richiamo turistico data la ridente e soleggiata posizione  del Borgo. Lasciata la stazione ci dirigiamo verso il borgo, passando sotto il primo ponte che caratterizza questa parte della linea,  che termina con la magnifica triade in successione dei ponti di Piteccio, Fabbrica e Fabbricaccia; la strada che ci porta al borgo non è altro che una delle tante strade di servizio alla costruzione della ferrovia e i prossimità della curva della stazione vi sono i resti di quello che prima del passaggio della guerra era il Mulino Giannini.

Attraversato il borgo dopo una visita alla parrocchiale al centro del paese e l’antico Oratorio di Savaiana, recentemente restaurato il sentiero scende, attraverso coltivi ed uliveti, verso le case della Crocetta da dove parte la strada per Vezzosi per proseguire verso il borgo di Castagno.
 Poco prima di arrivare a Castagno, lungo il sentiero nascosto dalla vegetazione  alla nostra sinistra si nota lo sbocco di una delle tante gallerie idrauliche che avevano lo scopo di drenare le acque della sovrastante galleria. Le infiltrazioni d’acqua, le numerose sorgenti e  i rii crearono notevoli difficoltà alla costruzione della ferrovie e diedero luogo alla costruzione di imponenti costruzioni, vedi la galleria idraulica di Castagno e le opere di canalizzazione nei pressi della stazione di Piteccio  o in prossimità delle trincee di areazione alle gallerie.

 

 

Castagno (m. 500 slm.) – Castagno di Piteccio è forse uno dei borghi meglio conservati della montagna, presenta ancora oggi una casa torre posta all’ingresso Nord del paese e i ruderi del Cassero sul meridionale del borgo, anche per il lungo isolamento, fino al 1960 era raggiungibile solo tramite una mulattiera che partiva dalla  stazione FS di Piteccio. Le sue case in sasso e le strette vie acciottolate fiancheggiate da caratteristici muretti a secco, qui tutto ci riporta indietro nel tempo, anche la stessa Pieve  di origine rinascimentale fu edificata utilizzando pietre e colonne provenienti dal distrutto castello.

Castagno fu per molti anni sede di una interessante manifestazione artistica all’aperto i cui frutti sono restati ad abbellire angoli e cortili in una mostra permanente all’aperto.  Visitata la caratteristica Borgata e risaliti al “Pian del Lao” dove sorge la caratteristica stazione, in prossimità della stessa imbocchiamo il sentiero del CAI denominato del Merlo che ci porterà a Corbezzi. Il sentiero costeggia il binario per un breve tratto per poi deviare verso destra in prossimità dell’imbocco della “Galleria del Signorino” m. 1073,29 alla sinistra del quale si notano i ruderi dove erano collocate le macchine del Ventilatore “Saccardo” che serviva a dare aria alla galleria, in quanto il fumo emesso dalle locomotive era un problema  quasi insormontabile e spesso causa di gravi inconvenienti al personale dei treni.

La linea  da questo momento scompare alla nostra vista la ritroveremo solo alla stazione di Corbezzi. L’itinerario continua percorrendo strade secondarie e dopo aver attraversato la statale 44 in  corrispondenza del 44^ parallelo scende verso la Valle della Brana. Attraversata la statale, passando per la località del Giannetto e spaziando lo sguardo   verso la piana di Pistoia si giunge alla borgata di Corbezzi (m.418 slm). La locale stazione, caso unico al mondo è dotata di sei gallerie. Sorse nel 1882 per abbreviare le tratte a Binario unico e lo spazio venne ricavato sbancando la collina. Oltre alle gallerie del  binario di corsa sono presenti altre quattro gallerie una di salvamento, una di lancio e due di ricovero.  Nell’autunno del 1943 un treno  diretto a Sud  trainato da un locomotore E 636- 003  a causa di un’avaria  ai freni  venne istradato sul binario di salvamento e dopo aver travolto il paraurti terminale, il locomotore con tre carri volò al di sotto  del terminale i qui vi rimase per tutto il periodo della guerra subendo ripetuti mitragliamenti da parte di aerei alleati, solo dopo la guerra venne recuperato e dopo la riparazione rimesso in servizio.