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Craco (Matera)- Visita guidata del CdT di Salerno

Maria Rosaria Carbonaro
Domenica, 25 Settembre, 2016

 

Nella giornata di domenica 25 settembre  2016 si è svolta la visita guidata a Crao prov. di Matera, organizzatrice e referente del percorso la Volontaria T.C.I. per  il patrimonio culturale  l’arch. Myriam Caputo.

Hanno aderito alla visita numerosi partecipanti  provenienti dal salernitano e dall’avellinese, inoltre, in loco si sono uniti al gruppo, festoso, soci pugliesi.

La giornata dal clima caldo e solare ha favorito un percorso allegro, sereno ed interessante,  accompagnati dalla guida del Parco Museale Scenografico di Craco.

Riuniti tutti i partecipanti, per permettere un sopralluogo in sicurezza della visita diurna, la direzione del parco ha provveduto a fornire dei dispositivi individuali di sicurezza ad ogni visitatore, per permettere un tour completo in un centro storico oramai pericolante.

La città fantasma di Craco si presenta agli occhi dei viandanti vuota, fatiscente, dissestata, ma carica di un vissuto importante, drammatico, carico di storia e di singole storie che hanno segnato  profondamente il percorso delle famiglie del luogo.

Il territorio di Craco è stato da sempre segnato da un complesso sistema franoso con molti fronti.

Nei libri di storia si parla di molte frane che hanno interessato questo comune in diversi momenti: 1600, 1805, 1857, 1870 e nel 1933.

I crachesi, nonostante le difficoltà che mostrava il suolo di fondazione, non abbandonarono mai il loro paese. La collina costituita da “argille variegate” è fortemente predisposta al dissesto idrogeologico. La parte alta del paese invece è costruita su terreno di fondazione costituito da “ conglomerato di Craco”, ovvero conglomerato poligenico composto da elementi calcarei, marnosi e arenacei, grossolanamente arrotondati, poco o mediamente cementati da una matrice sabbioso-argillosa con grado di cementazione variabile da punto a punto.

Lo smottamento quindi ha origini antiche e naturali, ma quello del 1963 è soprattutto conseguenza delle caratteristiche che l’espansione urbanistica del Novecento ha avuto. Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 Craco perse una grande parte dei cittadini oramai emigrati al nord Italia ed all’estero.

Cosa resta della piccola cittadina che nel XIX secolo aveva raggiunto la sua massima espansione? Cosa resta dei palazzi nobiliari Rigirone, Cammarota, Simonetti, Grossi, Miadonna e il palazzo Carbone?, ruderi, ruderi pericolanti e saccheggiati di ogni materiale, delle ringhiere, pavimenti, stucchi, portali, affreschi, arredi e quant’altro.

Fino agli anni ’80 nella chiesa Madre dedicata a S. Nicola Vescovo, (patrono di Craco) erano presenti altari marmorei di arte barocca e tutto l’arredo ecclesiastico che, dopo la sconsacrazione della chiesa e il seguente abbandono, diventarono una risorsa per molti ladri.

Oggi la chiesa e gli edifici nobiliari si presentato in tutta la loro elegante nudità, simbolo dell’inciviltà umana.

Attualmente il contesto paesaggistico, la continuità dei colori e l’armoniosità della particolare e unica geomorfologia ne hanno fatto negli ultimi quarant’anni uno dei set naturali più ricercati dal grande cinema italiano e internazionale.

I film girati a Craco sono: La lupa di Alberto Lattuada, Il tempo dell’inizio di Luigi Di Gianni, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, King David di Bruce Beresford, Saving Grace di Tom Conti, Classe di ferro, Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani, Terra bruciata di Fabio Segatori, Ninfa Plebea di Lina Werthmuller, la passione di Cristo di Mel Gibson, Nativity di Catherine Hardwicke, The big Question, diretto da Francesco Cabras,Alberto Molinari,Nine Poems in Basilicata di Antonello Faretta, Agente 007-Quantum of Solace, regia di Marc Forster con Daniel Craige Giancarlo Giannini,Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, un medico di campagna di Luigi Di Gianni.

Gli orientamenti futuri prevedono un recupero del sito per fini scientifici, culturali, cinematografici e turistici, con residenze e atelier per artisti.

Il gruppo del Touring Club Italiano con grande curiosità ed interesse ha seguito il percorso, accompagnato da un leggero vento caldo levantino che ha alleviato la fatica  del percorso su lastricati instabili ed in salita.

A conclusione e a coronamento della giornata l’abbondante e sano pasto , presso l’Agriturismo “il Calanco” a Pisticci Scalo, con prodotti tipici a chilometro zero.

(Rosita Carbonaro)