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"Centro Storico Medievale Longobardo e Normanno": Scoprirsi Salernitani a Salerno

ROSAMARIA PETROCELLI
Lunedì, 21 Novembre, 2016

Qualche settimana fa, come socia attiva, ho realizzato la prima delle visite guidate programmate quest'anno dal Club di Territorio di Salern​o, per andare alla scoperta di Salerno. Già l'anno scorso noi volontari di "Aperti per Voi" nel tenere aperta la Chiesa di Santa Maria della lama​ ci eravamo resi conto che pochi Salernitani conoscono a fondo il centro storico della propria città, limitando la loro frequentazione ai percorsi panoramici, come il Lungomare, e alla strada pedonale dello shopping, Corso Vittorio Emanuele. Si entra certo anche in via Mercanti, dove comincia la strada medievale un tempo chiamata Drapparia, per comprare un dolce nella pasticceria più nota, per guardare le vetrine dei gioiellieri, per raggiungere il Duomo e, soprattutto adesso nel mese di novembre, per seguire il richiamo abbacinante delle Luci d'artista.

 

Le strette strade che formavano il reticolo urbano longobardo, il rione delle Fornelle, dove gli Amalfitani prima furono costretti e poi scelsero di tornare, la cappella palatina di San Pietro e Paolo della reggia di Arechi II, il Decumano di via Tasso con le case palaziali, la zona dell'Ortomagno abitata dai Normanni, le insulae conventuali con i loro tesori nascosti rimangono luoghi estranei al grosso pubblico, frequentati e molto amati dai residenti in quanto palcoscenico, spesso deteriorato, della loro esistenza; ma al di là di Portanova, l'ultima in ordine di tempo delle Porte d'ingresso lungo le mura che dal castello sul colle Bonadies correvano fino al mare, nulla richiama alla mente le antiche glorie della Salerno medievale, conosciuta trale genti d'Europa e del Mediterraneo per la sua Scuola Medica e per la sua Fiera.

 

I partecipanti alla visita restano sorpresi, ma anche oltremodo inorgogliti di avere anch'essi una storia, un passato e dei tesori di arte di cui essere fieri, di cui poter parlare ed effettivamente "toccare con mano". Pongono domande, si documentano, scoprono archi e colonne, affreschi e Domus romane dove meno se lo immaginavano, ringraziano contenti, si ripresentano puntuali con amici e familiari, recuperano la loro specifica identità che cominciano a difendere e tutelare nell'appiattimento del nostro mondo consumistico e globalizzato.

 

Considerando dunque che non può svilupparsi educazione senza conoscenza, le iniziative di scoperta dei Club di Territorio si rivelano fattori di fondamentale importanza nel complesso processo di tutela e corretto godimento del patrimonio paesaggistico, storico e artistico che il TCI svolge ormai da più di un secolo.

 

Rosamaria Petrocelli