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Girolamini: il mistero rivelato

Marianna D'Orsi Pisani
Lunedì, 20 Febbraio, 2017

Quanti luoghi conoscete capaci di essere costantemente nel tempo sorprendenti quanto Napoli? Città schiva e sfacciata allo stesso tempo, Napoli ti butta addosso colori, sapori e odori spudorati che ti avvolgono, o meglio travolgono, eppure Napoli ha un’anima schiva e fuggente. È capace di celare autentici tesori e rivelarli poco a poco, rendendoti negli anni prigioniero del suo mistero, più maestoso ancora della sua decadente, indifferente, superba e immediata bellezza.

Uno di questi misteri mi si è rivelato stamattina, in una giornata che era già anticipo di primavera, con il gruppo Touring ho fatto visita al complesso dei Girolamini. “Una delle maggiori concentrazioni culturali della città” recita la didascalica definizione sul sito web ministeriale. E non è ridondanza:  percorrere quei luoghi un tempo custodi discreti di studio e meditazione, visitare la sacrestia, l’imponente chiesa monumentale e la quadreria che ospitano fra gli altri, giganti quali Guido Reni, Massimo Stanzione, Luca Giordano e Jusepe de Ribera, passando per il chiostro maiolicato e quello grandioso e profumatissimo degli aranci, ecco finalmente, la rivelazione.

Mi ha travolta un’esplosione sensoriale, prima l’odore, potente e denso di cuoio antico, legno e carta, dopo, la luce ambrata e calda che dal soffitto affrescato d’oro dal Bardellino e dalle finestre di vetro giallo travolgeva tutto intorno le teche dei Guglielmelli, padre e figlio. Nei riquadri in cima alle teche leggo: Theologia, Artem, Ius Canonicum, Proscripti… ecco rivelato il mistero. Sono nella pregevolissima biblioteca del Complesso, luogo di studio per Gianbattista Vico e Benedetto Croce, tutto intorno migliaia di tomi e libri e incunaboli e opuscoli sistemati in molti ordini di teche finemente cesellate. “Un tempo qui i libri erano stipati fitti fitti, e noi con cura li raccoglievamo per la catalogazione periodica. Vedere questi spazi vuoti via via allargarsi è stato un dolore indicibile, ma noi amiamo questo luogo, e vogliamo che viva, vogliamo che questi libri possano essere restituiti alla fruizione pubblica, allo studio, alla cultura, così come vollero i padri Oratoriani fondatori, che crearono la prima biblioteca napoletana aperta allo studio pubblico, seconda in ordine cronologico di fondazione solo alla Malatesiana di Cesena. Questa è la sua vocazione. Tutti noi che lavoriamo da molti anni in questa struttura che ha accolto migliaia di studiosi, ci siamo battuti perché lo scempio che stava avvenendo finisse, e oggi ci adoperiamo affinché la meraviglia alla quale state assistendo ritorni ad essere patrimonio collettivo. Una biblioteca non è un museo, nasce per svolgere una funzione altamente culturale e pubblica.” Sono le sentite parole di Maria Rosaria Berardi, archivista della Biblioteca da oltre quarant’anni, che ha coraggiosamente denunciato il ladrocinio di tomi antichi perpetrato ai danni della biblioteca.

A raccontare il complesso sono state le persone che si prendono cura di quei luoghi, destreggiandosi tra non poche difficoltà. Sergio Liguori, l’attuale conservatore del Complesso e la storica dell’arte Brunella Mirra, hanno saputo descrivere con perizia e passione lo straordinario valore culturale rappresentato dal Complesso dei Girolamini, la cui custodia e gestione diretta dei beni immobili e mobili del complesso è affidata al Mibact, mentre alla Confederazione romana dell' Oratorio di San Filippo Neri viene assegnata la gestione autonoma dei beni e l'uso esclusivo degli spazi funzionali all'esercizio di culto e alla vita privata ed ecclesiastica, prevedendo, comunque, l' inserimento della chiesa nel circuito di valorizzazione museale del complesso, che oggi dunque fa parte a pieno titolo del Polo museale napoletano. A breve si darà finalmente avvio al restauro per il quale è stata stanziata la cifra di 10 milioni di fondi, riferisce Liguori, grazie ai quali si potrà avviare il processo di restituzione dell’interezza del Complesso alla collettività.

La visita straordinaria alla Biblioteca, ha raccontato Raffaele De Magistris, direttore della Biblioteca, è stata realizzata grazie ad un provvedimento eccezionale di dissequestro temporaneo disposto dalla Procura della Repubblica,  reso possibile grazie alla presenza durante la visita del nucleo di Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, che ha sorvegliato il corretto andamento della visita.

Migliaia le persone che hanno cercato di partecipare, segno inequivocabile di un ritrovato interesse per la salvaguardia del patrimonio cittadino. Una sensibilità che il TCI regionale intercetta e valorizza anche attraverso la modalità scelta per effettuare queste visite guidate, affinché siano non solo descrittive ma alla costante ricerca di spunti di riflessione e approfondimento, di stimolo per l’acquisizione di una maggiore consapevolezza rispetto all’enorme capitale culturale di cui Napoli è ricca, che parta dal singolo per divenire coscienza collettiva. -

 

MDOP