Scopri il mondo Touring

Da "Campania Felix" a "Terra dei fuochi": Biutiful Cauntri.

Venerdì, 15 Febbraio, 2013

La Terra dei fuochi: sa di nome di campo di battaglia, ed in effetti è una vera e propria guerra quella che stanno portando avanti, da anni ormai, i volontari che si sono alleati, costituendo comitati e associazioni (coordinamento comitati fuochi) e dando vita ad una mobilitazione, fatta di cittadini, che ha come scopo la sensibilizzazione di chi abita e di chi dovrebbe tutelare questa terra, il favorire la denuncia alle autorità, alle istituzioni, alle amministrazioni locali. Tutto questo perchè forte si sente la mancanza da parte dello Stato, che invece avrebbe dovuto evitare che ciò accadesse, ancor prima di doversi prendere carico della responsabilità della situazione attuale, mettendo in atto soluzioni concrete, che tardano ad arrivare, per la risoluzione del dramma dei roghi tossici, che sta devastando ampiamente la nostra bella regione.

Ma andiamo con ordine.

Di quali “terre” parliamo? Con la denominazione Terra dei fuochi si sono dapprima indicati quei territori tra Caserta sud e Napoli nord, la zona veniva identificata nel triangolo Giugliano-Qualiano-Villaricca, ma durante gli anni il fenomeno si è esteso fino al litorale e anche al vesuviano, un perimetro che ormai si fa fatica a tenere circoscritto: oltre 42 comuni, per un totale di un milione e mezzo di abitanti (come si può leggere e vedere sul sito www.laterradeifuochi.it), territori dunque vastissimi, parte dei quali ha assunto ormai un aspetto di forte desolazione. Parliamo di terre a pochi chilometri da Napoli, a due passi dal mare, zone annoverate in tempi passati tra le più belle e fertili d’Italia... cosa ne rimane oggi difficile dirlo, o forse triste anche solo pensarlo. Decine e decine di pagine sconcertanti, filmati e immagini che lasciano arrabbiati ed impotenti, un documentario, Biùtiful Cauntri (titolo che ha voluto racchiudere in sé la matrice antica e la nuova identità storpiata di questo territorio, la Campania felix che si trasforma nella Terra dei fuochi). E una denuncia-querela, sottoscritta da più di 30.000 firme in cui si evidenzia lo stato delle cose. Tutto affinché le istituzioni non avessero più un alibi.

Perché “dei fuochi”?Il fenomeno dei roghi tossici che, ribadiamo, coinvolge numerosi comuni e che trova alibi nella disfunzione dei servizi di gestione dei rifiuti, ha al suo interno una connotazione prettamente di illegalità, dove sporchi interessi alimentati e sostenuti da una diffusa inerzia e, in alcuni casi, connivenza da parte delle Istituzioni: il mascheramento, cioè, di rifiuti tossici da eliminare illegalmente, annullandone così la tracciabilità, e a minori costi economici, quanto anche allo sfruttamento dei resti combusti paradossalmente di maggior valore. Così si legge nella pagina di benvenuto del sito del coordinamento comitati fuochi, e infatti non è di rifiuti solidi urbani che parliamo. Quelli che vengono utilizzati in questi incendi, appartengono alla categoria dei rifiuti speciali, pneumatici, cavi elettrici, elettrodomestici, rifiuti industriali e sostanze pericolose come l’eternit composto dall’amianto, che dovrebbero essere smaltiti correttamente e con alti costi, ma che vengono continuamente e giornalmente sversati nelle periferie e nelle campagne, a ridosso di campi coltivati e di paesi abitati, dando vita a roghi e incendi che hanno come conseguenza l’avvelenamento non solo del terreno, ma anche delle acque in profondità e dell’aria, fumi che portano anche a chilometri di distanza polveri nocive che vengono respirate dalle persone che vi abitano, dagli animali che vi pascolano, che si depositano sui prodotti agricoli che vengono coltivati e che arrivano sulle tavole dei consumatori.

Si legge dalla denuncia-querela: “[...] secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a causa della crisi dei rifiuti, in Campania si registra un aumento della mortalità del 9-12%, delle malformazioni di ben l’84% e una diffusione dei tumori stimata in crescita di 19 punti percentuali tra gli uomini le 29 tra le donne. [...] Forse questi fenomeni sono percepiti, colposamente, dalle Istituzioni locali, provinciali, regionali e nazionali, come un aspetto trascurabile della interminabile “Emergenza rifiuti in Campania”? Come si è potuto trascurare per decenni uno scempio di tali dimensioni? Come, in un paese che vorrebbe definirsi occidentale, si permette un tale genocidio?”.

Domande che nascono spontanee, mentre ci si trova a percorrere le strade di un territorio martoriato, dove non è insolito, avvistare colonne di fumo nero, e roghi, ad ogni ora del giorno e della notte, distese di ecoballe (che di eco hanno solo il prefisso) di dubbia composizione che giacciono ovunque, campi agricoli sterminati, che fanno nascere frutti già marci, così come interi bestiami che muoiono sotto la mano della diossina. Discariche dove nulla è a norma, dove nulla è sotto controllo. Sembra impossibile, nella mente e nel cuore di chi in questi luoghi ci è nato, è cresciuto, ha sognato un futuro ed un lavoro per sé e i propri figli, che nulla sia stia facendo e con urgenza anche, per salvare quei lunghi tratti di terreno dove ormai cresce solo erba gialla e malata sintomo di una terra, e forse di una coscienza collettiva, politica e sociale, incancrenita nei suoi strati più profondi.

Rosaria Borzacchiello

Redazione VIE DELLA CAMPANIA

TOURING CLUB NAPOLI

Foto di Rosaria Borzacchiello.