Scopri il mondo Touring

Lomax a Cardeto a caccia di suoni

Domenica, 2 Settembre, 2012

Normal 0 0 1 1350 7695 64 15 9450 11.1282 0 14 0 0

Nei sentieri meno battuti dal turismo in Calabria, tra le strade provinciali che attraversano le montagne dei paesi d’Aspromonte - che solo percorrerle evoca scenari di film western, John Wayne con lo sguardo corrucciato, in sella al suo cavallo in un film di John Ford - certe volte si generano le esperienze di viaggio più insolite e affascinati. È il potere della scoperta che dà senso al viaggio, la magia propria degli incontri speciali: come quando si incontrano il viandante e la voce emozionata di chi a quel luogo appartiene, lo conosce, quel luogo lo ama, senza riserve, e ama raccontarlo.

La destinazione di questo viaggio è Cardeto, dove l’8 agosto scorso, ha avuto luogo una serata dedicata all’etnomusicologo Alan Lomax organizzata da Macello Manti presso la sua Osteria – Museo Il tipico calabrese.

Nulla accade per caso. Nei territori, dal punto di vista paesaggistico, incantevoli della provincia di Reggio Calabria, spesso sono le persone che fanno la differenza.

Cardeto è un piccolo comune montano del Parco dell’Aspromonte, situato sulla sponda destra del Torrente Sant’Agata, distante poco meno di venti chilometri da Reggio Calabria

Il Tipico calabrese è una piccola azienda a conduzione familiare, gestita da Marcello Manti e dalla moglie, che oltre a produrre, trasformare e commercializzare prodotti della terra e dell’allevamento offre un servizio di ristorazione in una piccola e graziosa sala che è un vero e proprio museo dell'antica cultura contadina e artigianale calabrese, che è frutto di un paziente lavoro di ricerca, iniziato da più di un ventennio. È dentro la stanza-museo che vengono proposte al visitatore pietanze del passato, i cibi poveri della cucina popolare, immersi in una cornice che sprigiona da ogni oggetto la laboriosità del popolo calabrese. Il Museo si propone non solo come memoria storica del nostro recente passato, ma anche come laboratorio di idee per promuovere percorsi, itinerari culturali nel territorio avviando in tal modo la necessaria integrazione tra turismo, cultura ed ambiente necessari per la valorizzazione dell'intera area aspromontana.

È in questo orizzonte che si inserisce la serata speciale dedicata ad Alan Lomax. Speciale non solo per l’originale proposta del percorso conoscitivo dell’opera di Lomax, ma anche perché la serata è stata capace di restituire prima di tutto l’emozione dell’incontro che sta alla sua origine:  l’incontro di Marcello Manti e degli abitanti di Cardeto con l’opera di Lomax, oggi.

Ma chi è Alan Lomax, ai più misconosciuto?

Muddy Waters, Leadbelly, Jelly Roll Morton, Woody Guthrie. Questi nomi - fondamentali per la storia della musica e della cultura americana, e non solo - forse non significherebbero nulla per noi oggi se non fosse stato per l'opera preziosa di Alan Lomax, leggendario etnomusicologo morto in Florida alla veneranda età di 87 anni. Lomax è stato un vero cacciatore di tesori musicali: fin dagli anni '30, viaggiò con il padre John nel sud degli Stati Uniti, per documentare, con registrazioni sul campo, la cultura musicale degli abitanti delle regioni meridionali e in particolare dei discendenti degli schiavi deportati dall'Africa, raccogliendo canti e ballate blues per l’Archive of Folksong presso la Libreria del Congresso a Washington. Quando il padre si ritirò, Alan proseguì il lavoro da solo. Negli anni '50 allargò il suo campo d'azione conducendo ricerche vastissime anche sulla musica popolare europea, dalla Gran Bretagna alla Spagna e all'Italia del Sud, soprattutto in Calabria, dove ha trascorso, tra il 1954 e il 1955,  dirà Lomax, “l’anno più felice della mia vita” - L’anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia è anche il titolo del bel libro dedicato all’opera di Lomax edito da Il Saggiatore, 2008 - .

Alan Lomax, aveva sentito dire che la Calabria e le regioni del sud dell’Italia possedevano un grande tesoro ancora da scoprire e da far conoscere: i canti popolari. Sapeva che di questi vecchi canti non esisteva alcuna documentazione scritta: si tramandavano oralmente di famiglia in famiglia nel suono, nelle parole e nelle particolari accordature degli strumenti musicali e quindi valeva la pena di imprimere su nastro quei vecchi brani per poterli comunicare al mondo, alla storia.

Lomax chiese la collaborazione dell'etnomusicologo calabrese Diego Carpitella. La coppia fu a Scilla, Melia, Palmi, Bagnara, Cardeto, Giffone, Mammola, Cinquefrondi, Vibo Marina, Nicastro, registrando circa 130 brani. Poi il viaggio continuò nelle altre regioni ed alla fine i pezzi raccolti furono oltre tremila. Un patrimonio dal valore inestimabile. Ore ed ore di suoni registrati sul Magnecord PT-6 trasportato nell’indistruttibile furgone Volkswagen dell’“americano” e che oggi sono gelosamente custoditi presso la sezione American Folklife Center alla Library of Congress di Washington. Lomax è dunque l’uomo al quale si deve la gran parte della riscoperta e del recupero del folklore italiano negli Anni Cinquanta.

Il Sud degli Anni ’50, di cui perdutamente s’innamorò Alan Lomax,  l’“americano” -  lo chiamavano così i contadini calabresi, che lo circondavano con occhi sgranati e le braccia abbronzate, mentre lui li invitava a cantare, suonare, ballare - era un’umanità segnata dalla guerra, dalla fame e dalle ingiustizie. Un viaggio uguale ad un’immersione nella realtà desolata di più di cento città, paesi e villaggi, da parte di un cacciatore di suoni che di sé, a un certo punto, dice: “Ho guidato più io di qualsiasi altra persona sulla faccia della terra”.

Un vagabondaggio, quello dell’estate del 1954 in Calabria, non privo di disavventure e carico di suggestioni, tra lamentatrici dai capelli bianchi e mulattieri, contadini, pescatori e nenie di donne; lavoratori delle vigne che cantano “con le bocche macchiate di viola” e “schiavi di galea vestiti di stracci che si passano la rete di mano in mano”.

A Cardeto, dinanzi alle immagini di donne dagli sguardi luminosi e bassi con in braccio bambini dalle guance scavate, scrive: ‘La gente lavora a giornata, quando c’è lavoro: si alza quand’è ancora buio e deve camminare per tre o quattro ore su difficili sentieri di montagna per raggiungere i campi da coltivare’.

Marcello Manti è riuscito a recuperare i canti integrali registrati da Lomax a Cardeto nell’agosto del ’54 e ai suoi visitatori ne ha riproposto l’ascolto. Sono canti di lavoro, canzoni d’amore, straordinarie ed antiche ninne nanne. Oggi, a distanza di 50 anni, sembrano suoni uditi per la prima volta, sembrano provenire da un tempo perduto.

I suoni e i volti. Accanto all’ascolto musicale, il visitatore ha potuto vedere le magnifiche fotografie scattate dallo stesso Lomax durante quel viaggio. Accanto alle foto, brevi didascalie. Poche notazioni sui suoi bloc notes, molto acute e sagge che oggi suonano persino come un lontano richiamo: "L'Italia è una terra dalle mille voci, alcune aspre e dolenti, altre estremamente arcaiche: nessuna corrisponde alla nostra idea della bella arte della canzone. Eppure in ogni regione sono giunti fino al nostro tempo un sentimento antico, una cultura locale della bellezza".

A seguire l’ottima cena, accompagnata dall’ascolto dei canti popolari della gente di Cardeto, Marcello Manti ha organizzato la proiezione di un documentario sull’opera di Lomax, dal titolo Lomax, the Songhunter, “Lomax, il cacciatore di suoni” scritto e diretto da Rogier Kappers, prodotto in Olanda da MM Filmprodukties, non edito in Italia e in verità poco distribuito ad oggi nel circuito italiano dei documentari. Il documentario ripropone di nuovo oggi il viaggio di Lomax in Italia e in Europa, nel tentativo di ritrovare i testimoni di un tempo che per caso avevano concesso a Lomax di registrare la propria voce. Il documentario restituisce con forza l’emozione di coloro che piangono e ridono o piangono e ridono insieme per lo stupore prima e la malinconia poi per essersi  ascoltati, aver riascoltato la propria voce a distanza di cinquant’anni, il ricordo di come si era, o meglio cosa non si è più.

Un paese allo specchio… Cardeto, che se da una parte rende forse in parte riconoscibili i volti dei vecchi di oggi che erano giovani allora e intonavano i canti,  dall’altra non riconosce più la piazza, i negozi, i campi coltivati , oggi abbandonati.

Sono trascorsi appena cinquantotto anni, ma se raffrontiamo quella società con la nostra, sembrano secoli.  Quando Lomax viaggia e arriva in Italia c’è il boom del cinema, nelle case c’è “Lascia o raddoppia”. Il ’55 è l’anno della rivoluzione dei consumi e della 600, all’italiano si suggerisce di fare l’americano. Scrive Lomax: "Quando il mondo si sarà stancato della video music i nostri discendenti ci disprezzeranno per avere buttato via il meglio della nostra cultura".

Si lascia Cardeto, che ormai è notte, il cielo d’agosto carico di stelle, ricchi dell’esperienza appena vissuta, fatta di voci, di volti, di sapori. Il pensiero va a Lomax che a bordo del suo pulmino Wolkswagen ha percorso le stesse strade tortuose. In fondo è questo il senso del viaggio, sentirsi al ritorno, ad esperienza conclusa, un po’ più ricchi che alla partenza. Nuovi stimoli, nuovi paesaggi, visivi, sonori, nuove domande, il piacere sano di aver conosciuto persone interessanti che sanno riconoscersi nel proprio passato e lo sanno valorizzare.