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I riti della Pasqua, Venerdì Santo a Taverna

Giovanni Bianco
Martedì, 4 Aprile, 2017

Venerdì 14 aprile 2017 - Chiesa di Santa Barbara - ore 14,00 / 20,30

 

VENERDI’ SANTO

 

La tradizione del Venerdi Santo, nasce a Taverna alla fine del 1700. Ideata e organizzata dall'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento – Santissimo Salvatore, con sede nella chiesa arcipretale di Santa Barbara, porta in scena gli ultimi istanti della vita del Cristo.

Celebrato solennemente ogni tre anni, il rituale ha inizio con un cammino di fede celebrato nella chiesa Arcipretale di Santa Barbara: la Pia pratica dei Venerdì di Quaresima. Centro di queste funzioni liturgiche è la statua del Santissimo Crocifisso, scultura lignea appartenente alla scuola di Frate Umile da Petralia, che viene venerata con preghiere e particolarissimi canti detti “lamenti”.

Ad annunciare l'inizio delle celebrazioni, sono i “Grancasciari”: persone di tutte le età che, con enormi tamburi costruiti in legno e pelli di capra, in corteo per le strade del paese, suonano a ritmo lento e continuo per comunicare la condanna a morte del Cristo.

L'evento, diviso in due momenti, inizia con una parte folkloristicala cosiddetta “pigghjiata”, letteralmente “cattura”: un atto unico teatrale in cui viene inscenato il momento dell'arresto di Gesù nell'orto degli Ulivi e prosegue per le vie del paese in una sorta di via crucis che costituisce la seconda parte della cerimonia che diventa prettamente religiosa.

Nel primo pomeriggio del Venerdì Santo, Taverna, in un clima di commozione attende l'inizio della Pigghjiata. E' il momento della rievocazione collettiva, ove il rito si frammenta in tempi ed eventi sovrapposti. Il battito dei tamburi è incessante, richiama la rappresentazione sacra. In un orto scelto e allestito per l'occasione, viene inscenata la cattura di Gesù nel Getsemani: è l'atto iniziale di una rappresentazione che si protrarrà a più riprese nell'arco della giornata.  Dopo i riti preparatori, la processione del Venerdì Santo ha inizio. Dalla chiesa di Santa Barbara esce un lungo corteo di statue e personaggi che si incamminano attraverso i vicoli e le strade del paese in un lungo e tortuoso percorso. Tutti diventano protagonisti e spettatori; l'intero borgo diventa spazio rituale al passaggio della morte.

È un corteo variegato, al cui interno si dispiegano diversi quadri rappresentativi. I grancasciari aprono la strada, seguiti dalle statue del Cristo all'orto, del Cristo alla colonna e dell'Ecce Homo; iconografia, rispettivamente dei primi tre misteri dolorosi del rosario; a seguire, Giuda, con una bandiera che simboleggia il lutto, apre al quarto mistero doloroso, letteralmente inscenato da un figurante che porta la croce circondato dalle guardie del tempio e dalla turba romana; quadro finale del corteo è rappresentato dal Cristo Crocifisso e dalla Pietà che costituiscono l'ultimo mistero doloroso.

Momenti di grande commozione vengono toccati durante le tre cadute che il Cristo compie lungo il suo percorso e che secondo tradizione, coincidono con l'arrivo nelle tre piazze principali del paese. L'ultima in particolare, viene eseguita davanti la chiesa di Santa Barbara e coincide con la chiusura dell'intero rituale. (C. A.)