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VIAGGIO IN BASILICATA

Pasquale Saviano
Sabato, 16 Settembre, 2017

SULLE TRACCE DEL VESCOVO DI MONTEPELOSO

Dopo la sofferta partenza di Mons. Michele Arcangelo Lupoli, la notte del 23 maggio 1815, la sede di Montepeloso antico paese della Basilicata posto in alto tra Potenza e Matera, rimase privata del suo Vescovo fino al 25 maggio 1818. E’ questa la data sia della nomina di Michele Arcangelo Lupoli a vescovo di Conza e Campagna, e sia della unione della sede di Montepeloso con quella di Gravina di Puglia.

La storia che lega il vescovo Lupoli, originario di Frattamaggiore, con la sede di Montepeloso, che oggi porta il nome di Irsina ed è ecclesiasticamente unita in Diocesi con Matera, è una storia interessante e meritevole di approfondimenti narrativi e storiografici. Ho aggiunto questa motivazione alle altre che mi hanno portato durante l’estate a fare un giro per la Basilicata.

Una buona biografia di Michele Arcangelo Lupoli (1765 – 1834), curata da Francesco Montanaro e Franco Palladino, si può leggere nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. La figura del vescovo Lupoli è considerata dalla nascita in Frattamaggiore, attraverso le tappe del suo curriculum vitae fino alla conclusione della sua vita come arcivescovo di Salerno. Altri approfondimenti sulla figura del vescovo Lupoli si possono operare con la lettura dei suoi scritti e di numerose pubblicazioni di Storia Locale, in particolare quelle dell'Istituto di Studi Atellani e della Rassegna Storica dei Comuni.

 

UNA SERATA A MATERA

Durante una serata di luglio di quest’anno trascorsa in Matera insieme con la mia signora ho potuto recepire l'importanza dell'evento che nel pomeriggio c’era stato con le celebrazioni, svoltesi con la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella, per l’istituzione della “Cattedra Maritain” promossa dalla Università della Basilicata e dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain di Roma. Dai media locali e nelle conversazioni popolari l’evento veniva collegato con la “Matera capitale della cultura europea 2019”, un argomento significativo incrociato con vari temi della civiltà e con il ruolo geo-politico e culturale della Basilicata.

Dopo quello della visita turistica di Matera ho voluto dedicare un giorno anche alla visita di alcuni luoghi storici della Basilicata legati alla storia locale frattese. L'intento è stato quello di dare consistenza all'impressione, che ho tratto dalla ricerca sulla storia locale del mio paese, circa l'importanza che la figura e l'opera del vescovo Michele Arcangelo Lupoli assumono anche per la storia civile ed ecclesiastica della Basilicata. A questo proposito è stata stimolante la lettura della pubblicazione Viaggiatori in Basilicata, patrocinata e divulgata sul portale istituzionale della Regione Basilicata, la quale dedica pagine interessanti alla descrizione del viaggio a Venosa realizzato alla fine del 700 da Michele Arcangelo Lupoli.

 

Ho così viaggiato, partendo da Matera, per le strade erte ed assolate della Basilicata più interna e silenziosa; verso l'alto colle sovrastato dalla poderosa mole della cattedrale altomedievale di Irsina, l'antica Montepeloso sede episcopale del vescovo Lupoli; e viaggiando su un arduo e groviglioso percorso di strade antiche e moderne, di tracciati romani e nastri superstradali, verso la normanna ”Incompiuta” Abbazia della SS.Trinità di Venosa. Quest'ultima è la città-meta dello “Iter Venusinus” realizzato nel 1790 dal giovane e brillante Lupoli, novello sacerdote e non ancora vescovo ma già noto studioso accademico, teologo e valente archeologo.

 

LA CATTEDRALE DI IRSINA

La visita alla cattedrale di Irsina e all'area archeologica di Venosa è stata l'occasione per raccogliere immagini e memorie inaspettate riguardanti il vescovo. Importante è stata la disponibilità del custode, il signor Vito Grazio Petrillo che ci ha aperto la porta della silente cattedrale e ci ha guidato, con narrazioni semplici ed artisticamente appropriate, tra le navate, le cappelle e l'ipogeo della chiesa; evidenziando i segni e le lapidi in essa presenti che riguardano l'episcopato del Lupoli. Particolare rilievo egli ha voluto dare alla descrizione dei pregi artistici della quattrocentesca statua della patrona Santa Eufemia martire, realizzata dal Mantegna ed esposta per qualche tempo anche al Louvre.

Per questa Santa, della quale jl vescovo tessè le lodi e scrisse i tratti agiografici conosciuti anche a Rovigno in Croazia ove si venera il corpo della martire, si registra una diffusa devozione che, proprio grazie al vescovo Lupoli, è estesa dalla fine del '700 anche nella diocesi di Aversa, a Carinaro, a Frattamaggiore e nella vicina Carditello.

 

Irsina ricorda Michele Arcangelo Lupoli come l'ultimo vescovo della sede antica di Montepeloso. Lo celebra come il giovane vescovo (aveva 32 anni quanto nel 1793 raggiunse la sua sede) che subito operò per il rinnovamento dello spirito religioso e devozionale del paese. Guidò infatti il suo popolo additandogli, con il dialogo personale delle Sante Visite con omelie e lettere pastorali, gli insegnamenti di una solida dottrina ecclesiale; legò clero e popolo alle manifestazioni di una spiritualità incentrata sul santorale, sulla devozione mariana e della santa patrona Eufemia, devozione che ancora oggi si avvale dell'orazionale e dell'agiografia del Vescovo. Riconsacrò nel 1802 la cattedrale che aveva avuto rifacimenti durante l'episcopato precedente; eresse un altare all'Arcangelo Michele nel 1815, curò il decoro liturgico della cattedrale e delle chiese diocesane che visitò con diligenza e consigli, lottò contro gli eccessi e i disordini sociali.

 

LA SS. TRINITA' DI VENOSA

Dalla visita all'Incompiuta Abbazia della SS. Trinità di Venosa, effettuata qualche ora dopo quella della Cattedrale di Irsina, non mi aspettavo di trovare segni specifici a riguardo di Michele Arcangelo Lupoli. Mi aveva però interessato la lettura delle pagine dedicate nel libro di Giuseppe Settembrino e Michele Strazza, Viaggiatori in Basilicata (1770 – 1788) edito nel 2004 dal Consiglio Regionale della Basilicata, e che mi ha spinto ad approfondire la ricerca sul testo latino dell'Iter Venusinus pubblicato nel 1793 da Michele Arcangelo Lupoli (Iter Venusinus Vetustis Monumentis Illustratum).

La visita alla “Incompiuta” di Venosa è stata così una esperienza che ha riguardato ulteriormente il vescovo di Montepeloso; giovane studioso di lettere classiche e della storia antica egli aveva indirizzato il suo “Iter” soprattutto alla descrizione della Venosa del periodo romano; non di meno la visita ha offerto l'occasione per leggere direttamente alcuni brani dal testo latino originale del vescovo, alla scoperta di dati documentali della sua storia personale e della origine correttamente datata delle sue memorie lucane.

 

Insieme con la data di partenza dell'Iter fissata nel giorno di San Francesco d'Assisi, il 4 Ottobre del 1790, ho potuto recepire alcuni cenni autobiografici del Lupoli. Nel 1788 alcune perdite di cari, dello zio presbitero Giuseppe Lupoli suo educatore e del caro genitore Lorenzo, lo avevano profondamente prostrato proprio l'anno prima della sua ordinazione sacerdotale; egli decise così di accettare l'invito del signore di Venosa e di motivare il suo viaggio fatto in compagnia di amici come una esperienza di studio storico e di ricerca archeologica in ricordo dei cari recentemente defunti e in onore dei valori a cui era stato da essi educato.

In questo senso egli svolse un lavoro eccezionale descrivendo, con la scorta delle fonti erudite delle cronache antiche e con l'osservazione personale, i luoghi, la storia i monumenti e le lapidi incontrati nel suo viaggio. Alla SS. Trinità di Venosa, e luogo della Antica cattedrale venusina, egli dedicò un decina di pagine, e ne raccontò il sorgere dal paleocristianesimo evidenziando e descrivendo i materiali di spoglio antichi che testimoniavano di presenze romane, ebraiche, paleocristiane, ed infine i documenti altomediovali e normanni che si riferivano alla storia di quell'abbazia che si erge ancora oggi, incompiuta e grandiosa, con navate colonne ed archi poderosi che si ergono a 'cielo scoperto' nella campagna che pullulla di reperti archeologici.