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Prossimamente una legge per l'albergo diffuso in Abruzzo

Elio Torlontano
Mercoledì, 19 Giugno, 2013

In Abruzzo è stato avviato l’iter legislativo per la definizione della disciplina dell’”albergo diffuso”.

In molti saranno sorpresi ma l’Abruzzo, che vanta uno degli esempi più prestigiosi e internazionalmente noti (Sextantio) di ciò che è proposto e comunemente identificato come “albergo diffuso”, non ha mai riconosciuto in modo formale questa particolare tipologia ricettiva, la cui idea nasce e si sviluppa a partire dal 1982 ad opera di Giancarlo Dall’Ara.

La lacuna si avvia ad essere colmata grazie al progetto di legge n. 531/13 d’iniziativa del presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. L’iter legislativo è iniziato il 4 giugno scorso con l’assegnazione del testo alle commissioni seconda e quarta. Il titolo del progetto di legge rivela le motivazioni che ispirano la norma e le sue particolari qualità: Recupero e restauro conservativo dei borghi antichi e centri storici minori nella Regione Abruzzo attraverso la valorizzazione del modello abruzzese di ospitalità diffusa. Disciplina dell'albergo diffuso.

Se il testo non sarà stravolto durante l’iter consiliare e il regolamento d’attuazione non

consentirà deviazioni o derive, la legge potrà essere un importante volano di ripresa sociale ed economica degli innumerevoli centri storici e di intere piccole località abruzzesi, in particolare dell’interno, attraverso la salvaguardia, anzi il potente impulso al recupero dell’originale tessuto urbanistico e architettonico, della cultura e delle più genuine tradizioni, dando una speranza di futuro a molte comunità. Lontano da ogni modello di offerta omologata e artificiosa, il progetto di legge mira a stimolare l’offerta non della semplice possibilità di dormire in ambienti pur suggestivi, ma di vivere esperienze uniche autentiche da cittadini temporanei delle comunità d’Abruzzo, scoprendone il loro animo più intimo.

 

La prima Regione a formalizzare la tipologia di albergo diffuso,è stata la Sardegna 15 anni fa (legge 12 agosto 1998 n. 27) e l’ultima il Veneto a maggio 2013. All’appello mancano ancora il Piemonte, la Sicilia e, appunto, l’Abruzzo. Va detto che non tutte le normative regionali in vigore rispecchiano il concetto originale del modello di Dall’Ara, generando nel turista, in particolare straniero, quella confusione che purtroppo ancora si può riscontrare rispetto all’agriturismo e ai B&B.

Per l’Abruzzo si proporrà la sfida di fare cessare l’utilizzo disinvolto del termine “albergo diffuso”, improprio e banalizzante rispetto al concetto ispiratore, ma legittimo perché non (ancora) tutelato da legge, per indicare a volte la presenza di piccole e micro strutture ricettive che fanno capo a diversi operatori autonomi di una stessa località, in altri casi aggregazioni delle più varie di attività turistiche e complementari, oppure addirittura di servizi che intendono agevolare l’individuazione e la prenotazione di posti letto in comprensori turistici, in particolare dell’interno, ma anche dell’intera regione.

Per intenderci, è come se si chiamassero arrosticini, ogni tipo di spiedino misto e non: di pollo, di pesce, di formaggi, di frutta, d’ortaggi…