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Civita d'Antino, il Gran Tour e il Cenacolo scandinavo

Elio Torlontano
Domenica, 4 Ottobre, 2015

di Antonio Bini

 

Una cinquantina di persone provenienti da Abruzzo, Lazio e Marche  ha partecipato domenica 27 settembre 2015 alla visita a Civita d’Antino organizzata dal TCI - Club di Territorio di Pescara e inserita nell’ambito del progetto “Tesoro Italia. Il patrimonio negato”, diretto a difendere l’eredità culturale italiana, favorendo la conoscenza e consapevolezza di importanti beni culturali sottratti alla fruibilità pubblica. L’interesse per l’escursione, che già era stata realizzata con identico successo nel 2006, ha portato ad anticipare la chiusura delle iscrizioni.

I partecipanti hanno ripercorso l’antica scalinata dalla quale si accedeva al paese fino allo spazio antistante Porta Flora, nei pressi di quella che fu la cd. “Casa dei Pittori Danesi”. Qui sono stati accolti dal console Elio Torlontano, dall’ex sindaco Paolo Fantauzzi, dal socio Antonio Bini, che ha introdotto la storia dell’antica Pensione Cerroni che ospitò il maestro Kristian Zahrtmann e decine di artisti scandinavi a partire dal 1883, ricordando come la straordinaria esperienza artistica si concluse con il drammatico terremoto del 1915.

Si è registrata poi la gradita presenza del prof. Marco Nocca, docente di storia dell’arte presso l’Accademia delle BB.AA. di Roma, già curatore della mostra “Impressionisti danesi in Abruzzo”, organizzata lo scorso anno presso il museo Andersen di Roma.  E’ intervenuto anche il dott. Mauro Rai, presidente dell’Associazione Culturale Il Liri.

Il gruppo ha poi attraversato il paese – ormai ridotto a poche decine di abitanti - raggiungendo il cimitero napoleonico, percorrendo tratti del sentiero italico, nello straordinario paesaggistico della Valle Roveto.

Manfredo Ferrante, discendente dell’omonima famiglia, ha poi illustrato la storia della sua famiglia e le caratteristiche dello storico palazzo, da qualche anno di proprietà di una società romana intenzionata a trasformare l’immobile in una residenza turistica, con annesso centro benessere. Tale progetto non è però mai stato attuato e il palazzo, che ospitò diversi viaggiatori del Grand Tour tra cui Edward Lear, Richard Colt Hoare, Keppel Craven, Theodore Mommsen, è in evidente stato di abbandono. Rimane ancora la catena posta all’ingresso principale quale elemento distintivo legato al soggiorno di Ferdinando II di Borbone nell’anno 1832.

Palazzo Ferrante e la Casa dei Pittori danesi sono non accessibili al crescente pubblico, composto anche da turisti scandinavi, interessato alla riscoperta della singolare scuola italiana del maestro danese. Del palazzo Ferrante è stata comunque visitata l’annessa cappella di famiglia che custodisce il corpo di San Lucio Martire, vestito da centurione romano.

La visita è poi proseguita nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano, che custodisce la secolare icona della Madonna della Ritornata. Una copia realizzata dal pittore danese Daniel Hvidt è sistemata nella sacrestia. Si tratta dell’unico quadro rimasto a Civita delle tante opere dipinte dagli artisti scandinavi nel paese abruzzese,

Quadri, riproduzioni, foto e articoli sono esposti nelle pareti dell’Antica Osteria Zahrtmann, che ha accolto i partecipanti all’escursione. L’Osteria è un esemplare punto di incontro tra cibo e cultura.

Nel corso della giornata è stato visitato anche il piccolo museo Antinum, che raccoglie epigrafi e reperti ritrovati in passato da benemeriti studiosi appartenenti alla famiglia Ferrante, come ampiamente documentato da importanti testimonianze di autori dell’800, che esaltarono il loro ruolo nelle ricerche sull’antica città marsa e poi romana. Il museo non può che essere dedicato a Domenico Ferrante (1752-1820) e Francesco Ferrante (1755-1815) che si distinsero maggiormente nelle ricerche archeologiche e la conservazione dei reperti, che altrimenti sarebbero andati perduti.

La bella giornata di sole ha favorito l’escursione che ha fatto registrare unanimi consensi. Rimane ovviamente il rammarico per i due storici palazzi rimasti purtroppo chiusi e inaccessibili con gran parte del loro luminoso passato.