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Camere sulla spiaggia di Pescara? Il Comune pensa di autorizzarle

Elio Torlontano
Mercoledì, 20 Gennaio, 2016

Esattamente un anno fa osservammo che il nuovo Piano Demaniale Marittimo della Regione Abruzzo tradisce gli obiettivi dichiarati. All’art. 2 enuncia di perseguire “il recupero e la tutela ambientale e l’uso ecosostenibile del demanio marittimo”, “lo sviluppo delle aree demaniali marittime (…) nel rispetto del patrimonio naturale e degli equilibri territoriali e socioeconomici”, “la salvaguardia delle zone costiere di pregio ambientale naturalistico e delle aree oggetto di insediamento di fauna e flora protetta”, “l’offerta di strutture e servizi di qualità per il turismo balneare e ricettivo nel rispetto della sostenibilità ambientale”. Ma poi consente tutt’altro.

Alla Commissione regionale che ci sottopose il testo prima che fosse approvato, scrivemmo che non condividevamo la possibilità d’incrementare le superfici pavimentabili e copribili con volumi e tettoie fino ad un massimo del +30%, con limite superiore proprio nei comuni costieri più popolosi dove il consumo del suolo è molto alto. Il provvedimento ci appariva ancor più non condivisibile considerando la notevole consistenza dell’esistente in alcune spiagge, a Pescara in particolare, in cui, anno dopo anno, si è giunti perfino alla saldatura del fronte degli stabilimenti balneari (sono 98) contigui e al loro considerevole sviluppo in profondità sull’arenile, una situazione che per molti e lunghi tratti impedisce la visuale della spiaggia e del mare e il libero accesso all’arenile, anche d’inverno quando le attività balneari cessano.

Osservavamo che assicurare la salvaguardia dell’esistente (volumi degli stabilimenti, cabine, campi gioco, recinzioni, ecc.) più l’incremento fino al +30% non avrebbe potuto che peggiorare la situazione.

Per la verità ci era sfuggito che il Piano prevede anche la possibilità di esercitare attività ricettiva sulla spiaggia, sia negli stabilimenti balneari sia “in forma indipendente” cioè in nuove strutture con specifica destinazione ricettiva: una misura che non trova riscontro in altre regioni. La norma del Piano Demaniale Marittimo regionale oltretutto non si raccorda in alcun modo con le leggi vigenti dello Stato e della Regione Abruzzo, creando così una situazione caotica che può solo favorire l’abusivismo.

Dal Piano regionale derivereranno i Piani Demaniali comunali. Il "Piano Spiaggia" di Pescara è già stato varato dalla Giunta comunale e sarà portato all’approvazione del Consiglio. Per fortuna la Commissione ha acconsentito di ascoltare le associazioni ambientaliste e i movimenti civici che numerosissimi hanno partecipato all’audizione dell’8 gennaio 2016. Il Club di territorio di Pescara è intervenuto presentando le proprie osservazioni che saranno formalizzate in un documento redatto congiuntamente da tutti i partecipanti alla riunione, così come chiesto dal presidente della Commissione.

Il Piano di Pescara da un lato, conservando l’esistente, consentirebbe di aumentare i volumi degli stabilimenti del 30%, ricavare locali sotterranei, costruire o ampliare recinzioni; permette d’incrementare passerelle e piattaforme di cemento, occupare con attrezzature e strutture lo specchio d’acqua antistante le concessioni fino a 300 m dalla costa (impedendo così la libera balneazione e il transito con qualsiasi natante); concede di lasciare sulla spiaggia le strutture mobili (scheletri di palme e gazebo, recinzioni e attrezzature dei campi gioco, ecc.) tutto l’anno e per l’intera durata della concessione. D’altro canto rimanda il programmato aumento dell’estensione delle spiagge libere – ambite specie da chi non può pagare l’affitto dell’ombrellone – e ne prevede l’occupazione per manifestazioni turistiche e commerciali, quindi le sottrae alla destinazione sociale.

Inoltre il Comune di Pescara interpreta la facoltà di consentire l’attività ricettiva negli stabilimenti balneari, consentendo la realizzazione di “esercizi di affittacamere”, una tipologia ricettiva extralberghiera per la quale la legge nazionale e quella regionale dettano caratteristiche strutturali incompatibili con la natura urbanistica degli stabilimenti balneari, quindi impossibile da realizzare legittimamente. Ma ci si è accorti che qualcuno ha già realizzato camere sulla spiaggia e le pubblicizza.

Invece chiediamo al Comune un'organica pianificazione che miri a liberare la vista del mare dalla passeggiata della riviera e a ridurre progressivamente le strutture esistenti sulla spiaggia incentivando la loro ristrutturazione secondo criteri di bioedilizia, efficienza energetica, contenimento della produzione dei rifiuti e la cooperazione nell'offrire in comune servizi di maggiore qualità. E contemporaneamente un impegno a garantire una maggiore qualità del mare che sta peggiorando sensibilmente ogni anno di più.