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Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento

Legni preziosi

14 Dicembre 2016
E’ Mario Botta a firmare l’allestimento della raffinatissima esposizione Legni preziosi che la Pinacoteca Züst di Rancate, nel Cantone Ticino, dedica dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017 alla scultura lignea. 
Il grande architetto infatti ha studiato, a titolo completamente gratuito, ogni dettaglio affinché il visitatore sia immerso in un’atmosfera suggestiva e solenne, in cui la sacralità delle immagini esposte risulta pienamente valorizzata.
La mostra presenta una carrellata di sculture in legno dal XII al XVIII secolo - Madonne, Crocifissi, Compianti, busti, polittici scolpiti e persino un Presepe - provenienti da musei, chiese e monasteri del territorio ticinese, dove questi autentici capolavori sono stati oggetto di devozione e ammirazione per secoli. 
Da sempre il legno rappresenta uno dei mezzi più disponibili ed economici attraverso i quali l’uomo cerca un contatto con la sfera del sacro. Questa caratteristica ha fatto, per troppo tempo, scambiare questa produzione per semplice artigianato o “arte popolare”. In realtà gli studi degli ultimi decenni hanno posto in risalto da un lato la diffusione delle sculture lignee, e dall’altro il livello spesso altissimo della loro elaborazione formale.
Per quanto riguarda il territorio ticinese, si tratta infatti di testimonianze di una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei, realizzate degli stessi artisti attivi a Milano e nelle altre città dell’attuale Lombardia, ma anche nelle regioni oggi conosciute come Piemonte, Liguria, Romagna.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA
La rassegna si apre con una sezione dedicata alle testimonianze lignee di epoca medievale. Per tale congiuntura si vuole offrire per la prima volta una visione d’insieme, grazie a un nucleo di sculture, tutte provenienti da chiese e musei del territorio, che copre un arco cronologico che va dal tardo XII secolo ai primi del XV. L’eterogeneità degli intagli esposti dà conto della peculiare situazione artistica delle terre ticinesi, a metà strada, sia geograficamente sia culturalmente, tra la Lombardia e il mondo d’Oltralpe. 
 
Sala Medioevo - foto Enrico Cano
 
La sezione successiva si concentra sull’epoca rinascimentale, quando la scultura lignea nelle terre ticinesi è nei fatti tutt’uno con quella del Ducato di Milano, ma anche dopo il passaggio sotto la dominazione svizzera non si assiste a particolari cambiamenti: gli artisti sono spesso gli stessi attivi a Milano e nel comasco. Così ad esempio la bottega dei fratelli Giovan Pietro e Giovanni Ambrogio De Donati esegue l’ancona di Ponte Capriasca, di cui sopravvive la centrale statua di Sant’Ambrogio e lavora anche a Giornico, dalla cui parrocchiale provengono presumibilmente i due Angeli oggi nel locale Museo. 
 
 
Molto interessante anche la presenza nel Ticino, e quindi in mostra, fino a tutto il Cinquecento, di opere di produzione tedesca legate alla Riforma, con spettacolari polittici scolpiti e dipinti: Un fenomeno quantitativamente importante che conosce anche punte di qualità particolarmente alta, come l’imponente altare a sportelli di Monte Carasso, le cui sculture appartengono oggi al Landesmuseum di Zurigo.
 
Landes - foto Enrico Cano
 
Il Seicento: nuovi oggetti vengono concepiti e realizzati, dai confessionali ai cibori monumentali. L’organizzazione del consenso e la fidelizzazione avvengono anche attraverso immagini ripetute in modo quasi ossessivo: tra queste sicuramente la Madonna del Rosario (o quelle del Carmine e della Cintura, derivate sostanzialmente dalla stessa iconografia).  Lungo tutto il XVII secolo si conferma la costante della scultura in legno come prodotto in gran parte da importazione. Talvolta anche dall’estremo sud, come è il caso delle statue di Stabio (ma provenienti da Como), del cappuccino calabrese Diego da Careri o del Crocifisso di Castel San Pietro, attribuibile al confratello e compaesano Giovanni da Reggio. 
 
Stabio - foto Enrico Cano
 
Nel Settecento non si può sottovalutare l’arrivo nel vicino comasco delle opere appartenute a Ercole Ferrata, protagonista della scultura a Roma: i suoi modelli di bottega, i calchi, i bozzetti, costituiscono un materiale di prima mano che offre un affaccio sul mondo di Alessandro Algardi e Melchiorre Cafà. In mostra si potrà esaminare da vicino la bella statua di San Biagio a Ravecchia (a rigore Madonna del Carmine). Il panneggio, finora piuttosto severo e compassato, si anima di colpo, come sferzato da una improvvisa e violenta folata di vento, le movenze della Madonna e del Bambino appaiono più disinvolte e scattanti. Non si tratta di casi isolati, dal momento che la stessa impostazione del tema si trova diffusa su scala molto ampia, dalla Lomellina al Piemonte sabaudo. Tra le vie “locali” al rinnovamento della scultura lignea assume sicuramente un ruolo importante Andrea Albiolo (di cui in mostra è esposta la Immacolata di Canobbio, del 1735). Nel frattempo, nuove istanze stilistiche sembrano prendere piede. In particolar modo conosce una qualche fortuna la scultura genovese. All’ambiente ligure va ricondotto ad esempio il San Giovanni Battista di Solduno, dono del 1758 da parte degli emigrati a Genova, e il mobilissimo, fremente San Vincenzo Ferrer di Vacallo. La rassegna si completa con lo straordinario Beato Angelo Porro di Mendrisio, statua vestita di impressionante iperrealismo, per il quale si ipotizza una origine romagnola intorno al terzo decennio del Settecento. Esso rappresenta la tipologia delle statue vestite (manichini di cui venivano modellate con cura solo le parti destinate a essere viste, solitamente la testa, le mani e talvolta i piedi, mentre il resto veniva ricoperto da abiti veri), di cui esiste ancora in Ticino qualche esemplare settecentesco caratterizzato da uno sbalorditivo virtuosismo nel lavoro del legno, è in aperta ed esplicita competizione con il realismo epidermico della scultura in cera. Conclude il percorso il divertente Presepio di Giornico, opera creata per accumulo, dal nucleo todischo di una Sacra Famiglia rinascimentale, poi ampliata tra Seicento e Settecento con pastori e angeli: perfetta sintesi della mostra.
 
Sala Settecento - foto Enrico Cano

Le opere giungono in mostra dopo essere state oggetto di una revisione e talvolta di restauri eseguiti grazie all’importante collaborazione dell’Ufficio dei beni culturali del Cantone Ticino.
La rassegna è organizzata dalla Pinacoteca Züst e curata da Edoardo Villata, che è stato affiancato da un gruppo di lavoro formato da studiosi svizzeri e italiani: Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi. Le rilevanti novità critiche stimolate dagli studi condotti sono confluite nel catalogo interamente illustrato che accompagna l’esposizione.
 
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