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La via degli dei - Speciale Bologna

14 Febbraio 2017
“La Via degli dei”, definita da alcuni il “Camino de Santiago” italiano e da altri la Via Francigena, non ha tutte queste pretese: risalente agli Etruschi è un percorso millenario fatto di sentieri, strade, mulattiere lungo circa 130 km che collega Bologna e Firenze valicando l’Appennino, a tratti fiancheggiando i resti della Flaminia Militare.
Ideale per gli amanti del trekking e della mountain bike, la via è oggi una fra le principali attrattive dell’Appennino Tosco Emiliano. Offre la possibilità di scoprire territori ricchi di storia e lontani dalle vie turisticamente più battute e rappresenta l’opportunità di trascorrere una vacanza itinerante all’aria aperta, adatta ad adulti, giovani e famiglie con bambini.

Il sentiero attraversa luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico a quote intorno ai 1000 m s.l.m. In alcuni punti i sentieri passano proprio sulle antiche pavimentazioni stradali che hanno 2000 anni di storia. Gli escursionisti sono guidati nel percorso dalla segnaletica, con informazioni sulle località, la quota del luogo di partenza o dei luoghi di destinazione, i tempi di percorrenza e il numero del sentiero.

L’itinerario è composto da cinque tappe: Bologna, Badolo, Madonna dei Fornelli, Monte di Fo’, San Piero a Sieve e Firenze. Due sono le regioni attraversate, due le province e quattordici i comuni.

Si parte da Bologna che offre tesori nascosti, si passa da San Luca con i suoi archi che emozionano quando si arriva al santuario con fatica ed entusiasmo. Si scende poi giù dai Bregoli (Casalecchio di Reno), storico percorso di pasquetta per i Bolognesi e, percorrendo il Reno, si arriva a Sasso Marconi, incontrando luoghi che nascondono veri e propri tesori (l’acquedotto romano, l’oasi di San Gherardo, il Ponte di Vizzano) e si continua per raggiungere l’area protetta del Contrafforte Pliocenico con i suoi fossili e la sua particolare vegetazione (lungo il cammino si possono scoprire la vite secolare del Fantini, il giardino botanico Nova Arbora, il colombario di Monte del Frate). E se la stanchezza ha per un attimo il sopravvento c’è sempre una trattoria che offre cucina tradizionale.
 
 
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