Dossier Energia - Il rifugio di cristallo
Ha la forma di un cristallo di quarzo il nuovo rifugio del Club Alpino Svizzero sorto a monte di Zermatt, sul versante nord del Monte Rosa. Costato sei milioni e mezzo di franchi svizzeri (circa quattro milioni di euro), coperti per la maggior parte da diversi sponsor, il rifugio si è imposto subito all’attenzione non tanto per la sua forma, quanto per la sua tecnologia d’avanguardia. È infatti una struttura quasi completamente ecocompatibile, con un costo energetico vicino allo zero, in quanto consumerà per il 90% del suo fabbisogno l’energia ricavata dall’impianto fotovoltaico interno, della potenza di oltre 15 kilowatt. Solo il rimanente 10%, necessario al funzionamento della cucina, deriverà da gas ricavato da bombole.
La costruzione, iniziata nell’estate del 2008, sarà inaugurata all’inizio dell’imminente stagione estiva; direttore dei lavori di questa avveniristica struttura è l’architetto Hans Zurniwen di Zermatt, che ha messo in pratica un complesso progetto concepito all’interno del politecnico di Zurigo, dai professori Eberle e Deplazes, in occasione dei 150 anni di fondazione dell’istituto.
L’utilizzo del legno come materia prima sia per la struttura portante sia per gli arredi, le pareti esterne in alluminio e di pannelli fotovoltaici, con finestre a tripli vetri hanno contribuito a rendere l’edificio ancora più ecologico. Il rifugio Monte Rosa (o Monte-Rosa-Hütte, come è chiamato sul versante di Zermatt) sorge su una lingua di roccia, a 2883 m, fra i ghiacciai di Gorner e di Grenz, in una posizione panoramica grandiosa e spettacolare. Tutto intorno si possono ammirare alcuni dei Quattromila più famosi delle Alpi occidentali, dal complesso di cime del Monte Rosa al Lyskamm, dal Breithorn al Cervino.
La storia di un rifugio in questo luogo ha inizio nel 1894, quando la sede centrale del Club Alpino Svizzero decise di costruire un ricovero per gli alpinisti che volevano cimentarsi con le vette del Monte Rosa partendo da Zermatt. Grazie a un lascito di François Bétemps sorse così la prima cabane, cui contribuì alle spese di costruzione anche la famiglia Seiler di Zermatt. Dai 25 letti della prima costruzione, grazie a successivi ingrandimenti la capienza per gli alpinisti ospiti aumentò gradualmente.
Poi nel 1929 la sede centrale del Club Alpino Svizzero decise di cedere alla sezione Monte Rosa di Martigny, nel Vallese, la proprietà in cambio della promessa di un decisivo e necessario ammodernamento della struttura. L’edificio fu così ribattezzato Monte Rosa e i posti letto via via aumentarono, grazie anche a una completa ricostruzione nel 1940. L’ultimo ampliamento, nel 1984, che portò alla capienza massima di 160 letti, lo trasformò in un vero e proprio albergo d’alta quota che nell’arco di un’intera stagione era in grado di dare alloggio a quasi diecimila alpinisti.
Oggi il nuovo rifugio, disposto su cinque piani, dispone di 18 camere e di 120 letti. Secondo Teresio Valsesia, alpinista, giornalista e grande esperto del Monte Rosa, specie per il versante est di Macugnaga, questa nuova costruzione è fondamentale per l’architettura alpina del futuro in alta quota. Saranno molti i progettisti che si confronteranno con questo esempio quando dovranno pensare a rifugi compatibili con l’ambiente, con costi energetici vicini allo zero.
Per raggiungere il complesso la via comune (comunque non per turisti, ma per alpinisti esperti) è salire da Zermatt con il trenino a cremagliera che porta al Gornegrat e scendere alla stazione di Rotenboden, a quota 2815. Da qui per rocce, morene e il ghiacciaio, occorrono circa tre ore. Il rifugio Monterosa è l’unica base per gli alpinisti che vogliono compiere ascensioni alle varie cime del Monte Rosa dal versante svizzero.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 aprile 2010
- Autore: Piero Carlesi
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