Holiday on ice
La prima cosa che ti viene in mente è che siano tendoni da circo. Quelli a strisce bianche e azzurre, che si vedono alla periferia dei paesi, in occasione delle fiere. Il vento che li gonfia, il pennone in cima. Tu bambino che li guardi da lontano, e ti sembrano così grandi, in mezzo alla campagna orizzontale. Racchiudono scenografie esotiche, acrobazie mirabolanti. E non vedi l’ora di entrarci.
Canale di Danimarca, 18 settembre. La nave procede noncurante delle onde. Certi sbalzi mandano il cuore alle stelle, ma nessuno sembra nutrire le nostre stesse paure, né i fulmari che continuano le loro evoluzioni sopra le creste dei marosi, né i marinai di Murmansk che timonano aggrappandosi alla tolda, né tantomeno i passeggeri che osservano l’oceano dalle finestre spruzzate di schiuma. Del resto, sono tutti esperti di zone polari, Mary è la terza volta che viene da Sydney apposta per salire sulla Professor Molˇcanov. Mary ha 80 anni, per inciso. E dice che ha visto condizioni ben peggiori, in vita sua, e che poi non sappiamo quanto valga la pena sopportare un po’ di tempesta (dice proprio così: a bit of storm), e che non c’è posto più bello al mondo dello Scoresbysund. Non possiamo fare a meno di crederle, mentre cerchiamo con lo sguardo le ultime scogliere islandesi, ormai sparite all’orizzonte, e le prime groenlandesi, troppo lontane per essere decifrate. Il pensiero corre a Leonardo Bonzi, il poliedrico esploratore milanese che nel 1934 percorse lo stretto con un’imbarcazione certo ben diversa da questa, un ex laboratorio scientifico russo trasformato in nave da crociera, completa di sala da pranzo, bar, minibiblioteca, studio medico, cabine su tre livelli e un ponte di comando aperto ai passeggeri. Lui, l’esploratore, andava in cerca di nuove montagne da scalare, noi di nuovi paesaggi da raccontare. Anche se – un po’ come Bonzi – pure noi non sappiamo ancora bene a che cosa stiamo andando incontro.
Non c'è nessuno
Poi pensi che siano cattedrali gotiche. Quelle francesi, Rouen, Chartres, le guglie che svettano verso il cielo, più alte dei tetti, delle case, del mondo. Non distingui le vetrate o i portali, ma riconosci la forma, lo slancio. Ti ricordi la sensazione della testa che si piega, degli occhi che si volgono in alto, mentre loro guardano impassibili l’orizzonte. E tu provi a salire in cielo con loro.
Rypefjord , 21 settembre. Siamo solo noi. Non abbiamo incontrato anima viva per tre giorni, non la incontreremo oggi. Non c’è nessuno, in questa parte di Groenlandia. Non abitanti, non barche, non turisti: lo Scoresbysund, il fiordo più lungo del mondo, diviso in decine di altri fiordi, rimane appannaggio di foche e gabbiani, peraltro in ranghi ridotti. Sensazione di sconforto, quasi di paura per l’animo (troppo) metropolitano. Non per noi: per noi è di esaltazione totale, di respiro, di ritorno all’alba dei tempi, di privilegio per essere testimoni di tanta bellezza. L’aggettivo selvaggio acquista altri significati, mentre osserviamo il panorama dall’alto della collina. Una piccola baia, il mare tra i fiordi che sembra un olio. La Professor Molˇcanov tranquilla all’ancora, i gommoni che ci aspettano a riva. Montagne scure a contorno, la tundra rossa già ricoperta di neve, qualche cespuglio di mirtillo che compare ancora qua e là. E l’insenatura che si estende lontana, fino a un immenso ghiacciaio che si spacca tra le onde, lasciando davanti a sé migliaia di iceberg galleggianti, e poi dietro ancora la calotta glaciale, senza fine, senza limiti, universo bianco che si perde all’orizzonte. Potremmo rimanere ore a guardare, ma siamo già gli ultimi, la fila indiana procede sulla neve, e sappiamo che Rinie ci rimprovererà, se tardiamo ancora.
Un fucile sulle spalle
A un certo punto immagini che siano transatlantici. Navi da crociera, ma quelle di una volta. L’illustre Biancamano, l’Andrea Doria, universi galleggianti, scene di brindisi e di balli, il bel mondo che brinda alla vita. Saluti con una mano il loro passaggio, intimidito da tanta magnificenza, intimorito da un mondo che non ti appartiene. Loro non si sono neppure accorti della tua presenza.
Rypefjord, 21 settembre (continua). L’olandese Rinie è il capo spedizione, colui che giorno per giorno decide con il capitano che cosa faremo, come ci muoveremo, dove scenderemo a terra. È lui che ci convoca nella lounge della nave e ci spiega quale piega sta prendendo la spedizione, perché ogni spedizione è diversa dall’altra, e di spedizione si tratta, altro che crociera, adesso lo capiamo bene. Rinie ha un fucile sulle spalle, caso mai incontrassimo un orso bianco troppo curioso (fatalità più che rara, in questa stagione, ma non si sa mai), e oggi vuole farci vedere i buoi muschiati, grandi creature artiche che non arretrano neppure dinanzi alla bufera più potente. Scolliniamo, gli stivali affondano nella neve, dei buoi pare nessuna traccia, ma d’un tratto eccoli, là che corrono, il mantello che gli arriva ai piedi. Ci scrutano con l’aria di chi ne ha viste tante, il fucile non sarà per loro? La sera festeggiamo con un barbecue sul ponte posteriore, sotto le stelle. Niente buoi, of course, ma gamberi e costolette di manzo, zucchine e salmone, Marcelo, il cuoco argentino, ha dato il meglio di sé. Si balla per sconfiggere il gelo, finché non ce la facciamo più, ma alle due di notte arriva l’annuncio all’altoparlante, aurora boreale sopra la nave. E di nuovo ci si riveste di dieci strati, di nuovo ci si ritrova a salutarsi con lo sguardo impietrito verso le streghe verdi che fanno sortilegi dietro le montagne.
Avvamposto del nulla
E se invece fossero squadriglie di soldati? Carri armati pronti a mitragliare, divisioni corazzate, eserciti della legione straniera? Il nemico che avanza da lontano, la voglia di conquista che scorre tra aria e acqua... Ti senti circondato, sei finito, game over, ma intanto la sensazione è di piacere, sei affascinato da tanta dimostrazione di forza. Sono belli, i soldati.
Ittoqqortoormiit, 23 settembre. È quasi una settimana che navighiamo. Abbiamo solcato acque che sembravano una granita di limone. Abbiamo spaccato lastre di ghiaccio dello spessore di uno specchio. Abbiamo circumnavigato colossi gelati, ci siamo immersi nelle nebbie artiche, siamo sprofondati nella neve e abbiamo trovato vecchie orme di orso sulla spiaggia. Per una settimana, abbiamo visto solo le nostre 50, 60 facce (equipaggio compreso). Ora incontrarne altre fa uno strano effetto, quasi di ritorno alla vita “vera”, anche se di vero come lo pensiamo noi c’è molto poco, a Ittoqqortoormiit, avamposto del nulla, agglomerato di casette multicolori che fanno la felicità dei fotografi, unico segno di uomo in centinaia di chilometri di costa. Le comunità groenlandesi sono a occidente, dove fa un po’ più caldo, la terra è un po’ più verde, prova a tener fede al nome Grønland. A est, invece, i villaggi si contano sulle dita di una mano. L’isolamento è totale, e non sorprende che a Ittoqqortoormiit abbiano problemi di spopolamento e di crimine. Non deve essere facile vivere qui, fino a qualche decennio fa si pescava e si cacciava, ed era sufficiente, ora non più. Giriamo tra le case gialle e rosse, colori quasi innaturali dopo fiordi e ghiacci. Gli husky salutano gli stranieri, annusano la neve che si avvicina. Le pelli di foca seccano al sole, due bambini giocano con ruspe giocattolo. Saranno loro a dover decidere che cosa fare dell’autonomia ottenuta dai danesi nel 2009, a capire dove vuole andare questa giovane nazione. A sopravvivere anche loro al mondo che preme attorno.
Sagome all'orizzonte
Sul ponte della nave, lo sguardo fisso a prua mentre il sole tramonta, decine di sagome all’orizzonte solleticano la tua fantasia. Sono tendoni da circo, cattedrali gotiche, transatlantici, squadriglie di soldati. Ma anche caravanserragli, palazzi di dodici piani, piattaforme petrolifere, flotte di portaerei. Ciminiere e fregate, stadi e castelli, hangar, vulcani e intere città. Stanno immobili in mezzo alle onde, azzurri e bianchi, grigi e trasparenti, rifulgenti sotto gli ultimi raggi o già all’ombra di montagne color pece. Per quel che ne sai, potrebbero essere pure miraggi, allucinazioni, fate morgane. Non li hai mai visti, prima d’ora, per cui non hai termini di paragone, né definizioni, o similitudini adatte. Puoi soltanto far parlare la fantasia. Sono opera della fantasia, gli iceberg di Groenlandia.
Guida al viaggio
La spedizione nell’area dello Scoresbysund è organizzata dalla compagnia olandese Oceanwide Expeditions, in collaborazione con il tour operator italiano Seiviaggi. Nel 2010 avrà luogo dal 4 al 15 settembre; la motonave sarà l’Antarctic Dream (39 le cabine con servizi privati). Il programma, che può cambiare in ogni momento in relazione alle condizioni meteorologiche, prevede il volo su Reykjavík, in Islanda, e il trasferimento al porto di Akureyri, da cui parte la crociera, Dopo circa trenta ore di navigazione attraverso il canale di Danimarca, si raggiungono le coste dell’isola; qui, sei giorni di esplorazione nei fiordi Scoresbysund, Nansen e Kangerlussuaq, nonché la visita di Ittoqqortoormiit. Alla conclusione del viaggio, il ritorno a Reykjavík attraverso il canale di Danimarca e il rientro in Italia. Ogni giorno, escursioni a terra o per mare con gommoni; sono previsti vari gradi di difficoltà, a seconda delle esigenze e dell’esperienza dei partecipanti. All’inizio di settembre le temperature possono scendere anche di qualche grado sotto lo zero: sono da prevedere quindi condizioni climatiche simili a quelle che si trovano sulle Alpi d’inverno. La lingua utilizzata per le comunicazioni è l’inglese. Pensione completa a bordo; menu fisso a pranzo e a cena, con cucina internazionale. Quote da 5.390 euro (sconti per le prenotazioni effettuate prima del 31 marzo 2010). Per info: Seiviaggi, tel. 039.3900274; web.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 febbraio 2010
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Mensile
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