Pécs: la musica del 2010
Strane usanze questi ungheresi. Cosa fanno la notte di Capodanno allo scoccare della mezzanotte? Baci e abbracci, gran stappare di spumante e fuochi d’artificio? Neanche per sogno. Si mettono ritti e a gran voce cantano l’inno: “Isten, áldd meg a magyart” e via di seguito nella loro lingua incomprensibile dalla musicalità strana e quasi ipnotica. Date queste premesse si capisce perché a Pécs, nell’organizzare il calendario degli eventi per onorare nel migliore dei modi il titolo di Capitale della cultura che si sono aggiudicati per il 2010, hanno deciso di concentrarsi sulla musica.
Nel segno della classica
Paese piccolo ed enigmatico l’Ungheria, qui la musica è strettamente legata all’identità nazionale: da Franz Liszt a Béla Bartók, i maggiori compositori magiari hanno cercato di attingere al patrimonio di musiche popolari ungheresi riconoscendo alle canzonette dei pastori zingari la stessa dignità di una sonata di Bach. Così se quest’anno capitate nella cosmopolita Pécs non potete fare a meno di andare a sentire l’Orchestra filarmonica della Pannonia, l’orchestra sinfonica cittadina che da duecento anni porta avanti la tradizione musicale del Paese. Ma durante tutti i dodici mesi ci sarà l’occasione per sentire i maggiori compositori, solisti e maestri d’Europa che si alterneranno sul palco del Teatro nazionale e nel Centro per concerti e conferenze di Pécs. Una serie di appuntamenti cui si aggiunge il tradizionale Festival di primavera, quando per due settimane la città si anima con concerti e spettacoli di danza. Dunque sarà un anno consacrato alla classica, certo, ma non solo. Pécs è pur sempre la più antica città universitaria ungherese e oggi ospita circa 25mila studenti che non ascoltano solo musica classica, così in programma ci sono anche festival che spaziano dalla musica reggae (8-10 aprile) alla musica alternativa (17-19 giugno), senza dimenticare il folk (21-23 maggio) e la musica corale di cui la città è stata per anni la culla (15-22 agosto). Ma Pécs vale una visita a prescindere. Nonostante sia a soli duecento chilometri dalla capitale Budapest, ha sempre goduto di una grande autonomia culturale, figlia della sua posizione al confine tra popoli e tradizioni diverse. Così il belváros, il centro storico murato, porta impressi i segni del passato ottomano (l’edificio principale di piazza Széchenyi è infatti la vecchia moschea del pascià Gazi Kasim) e nella città convivono ancora minoranze tedesche, croate e rumene. Non rimane che andare a sentire.
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Informazioni
- Pubblicato il: 29 gennaio 2010
- Autore: Tino Mantarro
- Sezione: Qui Touring Speciale
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