Caceres: le cicogne a due passi
Al giorno d’oggi, un nido di cicogna sul tetto di casa è un evento che fa accorrere amici e parenti. Almeno in Italia, dove fino a qualche anno fa la cosa non era proprio possibile: Ciconia ciconia era scomparsa, vittima di cacciatori e pesticidi. Proprio lei, da sempre vicina di tetto dell’uomo, compagna della vita quotidiana, simbolo delle nascite, uccello di buon augurio. Debellata come una piaga. Poi un coraggioso programma di ripopolamento l’ha riportata nei paesi della Pianura padana, dove storicamente era sempre stata presente, e oggi si contano qualche decina di nidi, sparpagliati dal Piemonte alla Sicilia. Qualche decina.
In Spagna, nel 2004, sapete quante erano le coppie (leggasi coppie) di cicogne nidificanti? 32.923. Ovvero oltre 65mila esemplari. Cicogne ovunque, e non è difficile accorgersene, percorrendo le strade d’Aragona e Andalusia, della regione di Madrid e di Castiglia. Sarà per il clima caldo, sarà per l’abbondanza di cibo, sarà per le pratiche agricole non intensive e per il disinteresse dei cacciatori, ma le loro livree bianche e nere, i loro giganteschi nidi sono dappertutto. Tuttavia, c’è una città che batte ogni record: ed è una città che non compare praticamente mai nella mappa delle località visitate dai turisti italiani.
Concerto di crotorei
Provate a passeggiare per Cáceres una mattina di maggio, quando ancora le vie dello splendido barrio monumental sono immerse nel silenzio dell’alba. Rondoni in volo, falchi grillai che fanno la spola tra un cornicione e l’altro. E dall’alto, uno strano rumore, ritmico e modulare, che arriva ora da un campanile, ora dal tetto di un antico palazzo color ocra, ora dalla cupola di una chiesa. O meglio, dalle gigantesche masse di rami e sterpi che compaiono su campanili, palazzi e chiese: quelle dove le cicogne ritornano anno dopo anno, eleggendole a loro case. Crotoreo, si chiama in castigliano il continuo battere delle mandibole che le cicogne usano per rinsaldare il legame di coppia. E Cáceres è un concerto di crotorei per tutta la primavera, e poi un richiamo di pulcini per tutta l’estate. Viene occupato ogni supporto che agli occhi di una cicogna appare adeguato (talvolta il giudizio umano sarebbe diverso: certi nidi su certe sporgenze...). Così, girovagando tra la bella plaza S. Maria e la cuesta de la Compañia, ammirando i palacios e le casas solariegas (i palazzi nobiliari costruiti dai conquistadores una volta tornati a casa), pare quasi che in città ci siano più cicogne che persone. Eppure Cáceres ha oltre 90mila abitanti, non è certo un borgo. Per capire come mai cicogne, falchi e rondoni l’abbiano eletta loro capitale, basta uscire dalla città. Nessuna periferia industriale, nessun capannone: le steppe dell’Estremadura, regione di cui Cáceres è capoluogo, si estendono a perdita d’occhio. E poi laghi, distese di macchia, colline ricoperte di boschi, eden per uccelli e birdwatcher. Un nido in città e un supermercato in campagna: non è difficile capire come mai, di quelle 33mila coppie di cicogne, nidifichino in Estramadura un terzo. E nella provincia di Cáceres quasi un quarto.
Info: a 300 km da Madrid e 260 km da Siviglia. Per dormire, il parador (web) o un b&b in un antico palazzo (web). Siti utili: turismo caceres; turismo spagnolo.
Lascia un tuo contributo a questo articolo. In questa sezione i commenti saranno moderati prima della pubblicazione. Grazie.
Informazioni
- Pubblicato il: 29 gennaio 2010
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Speciale
Commenti
Nessun commento è stato ancora inserito per questo articolo.