San Pietroburgo: luna di miele
A San Pietroburgo ci si sposa spesso. Soprattutto in primavera inoltrata ed estate. Si deve in qualche modo approfittare del sole a sprazzi che rende tutti più belli, anche nelle foto, delle giornate lunghe che sfociano in infinite notti bianche, di nome e di fatto. I colori accesi dei vestiti di testimoni e ospiti, le accecanti sfumature di tacchi vertiginosi, il trucco marcato sulla pelle chiara delle spose, solo in qualche momento fortunato sono abbinati bene tra di loro e con gli stucchi delle straordinarie architetture circostanti. Seguendo uno dei tanti suv limousine utilizzati dai novelli sposi e dai loro amici, con enormi fedi incastonate sul muso, si gode del meglio della città secondo un’ottica popolare e storica. Le tappe fondamentali raccontano ciascuna di un momento importante dei tre secoli di San Pietroburgo. Anche attraverso miti e leggende che non possono che aumentarne il fascino.
Gatti da museo
La grande piazza dove si affaccia l’Ermitage è la prima tappa della luna di miele. Sposini e ospiti non ci entrano. Si limitano a mettersi in pose degne di star hollywoodiane sul tappeto rosso. Chi invece approda per turismo a San Pietroburgo non ne può fare a meno. Sarebbe quasi superfluo dilungarsi nella descrizione della collezione (da Beato Angelico a Velázquez per usare un criterio alfabetico), delle sontuose sale (barocche, rococò e persino minimaliste), del costante afflusso di visitatori in preda spesso a una sorta di trance agonistica (più corro più cose vedo), della sensazione, una volta usciti, di essersi comunque persi qualcosa di fondamentale. E qualcosa di fondamentale per il museo se lo perdono quasi tutti i visitatori: il sistema difensivo più potente del mondo. Non è una questione di allarmi, ma di gatti, ingaggiati per dare la caccia ai topi che infestano da secoli le strutture. Qualche volta fanno capolino nel cortile, annusando l’aria alteri e fieri. Non si curano del viavai perché hanno ben altro da fare. Un po’ come la sposa che inizia ad avere qualche difficoltà a reggersi sui tacchi. Risale in auto e si avvia verso la Cattedrale di S. Isacco. Al contrario dell’Ermitage caratterizzato da un elegante, ma brioso, verde acceso, la chiesa più grandiosa della città incute timore. Saranno le 112 colonne in granito rosso di Finlandia che costituiscono i portici, saranno gli altorilievi in bronzo, o l’altissima cupola, in ogni caso un po’ più di serietà è d’obbligo. Se non altro nell’osservare le ferite che l’assedio alla città da parte dei nazisti ha lasciato. Una delle colonne, infatti, è scheggiata a causa di colpi di mortaio. Sembra un graffio, ma viste le dimensioni si può facilmente immaginare cosa poteva succedere con altri edifici meno resistenti. I testimoni degli sposi fanno finta di niente e salgono sulla cupola sorseggiando per ognuno dei 562 gradini un po’ di champagne o vodka. Da questo punto di osservazione si notano fiumi e canali (Neva, Mojka e Fontanka), ma anche la Finlandia e i laghi. Basta essere fortunati col meteo, come al solito. C’è anche chi sale quassù per tenere d’occhio il cantiere del teatro Mariinskij. Non poche polemiche ha scatenato il progetto dell’architetto francese Dominique Perrault, già autore della Biblioteca nazionale di Parigi, che prevede la realizzazione di un’enorme nuvola alle spalle della facciata del teatro. Come se le nuvole in città non bastassero...
Proprio per evitare un improvviso scroscio di pioggia, il suv limousine si riempie all’inverosimile. L’autista non sembra preoccuparsi e parte alla volta del castello degli Ingegneri. Anche qui foto di rito. Abbandono delle bottiglie vuote. Risate ad alto tasso alcolico. La tappa non è molto romantica in effetti, ma comunque imprescindibile. Realizzato per lo zar Paolo I tra il 1797 e il 1800, doveva essere una sorta di fortezza contro ogni tipo di attacco. Ponti levatoi, fossati, passaggi tortuosi. Tutto per proteggere lo zar dai suoi nemici e dalle sue manie di persecuzione. L’investimento non è valso che per 40 giorni. Poi i cortigiani traditori hanno deciso di agire dall’interno, senza nemmeno scalfire un mattone della fortezza. Una tappa un po’ macabra, ma in quanto a trame misteriose e regicidi San Pietroburgo non ha pari.
Cercansi testimoni
Basta infatti arrivare alla chiesa della Resurrezione, nota anche come chiesa del Salvatore sul Sangue versato, per incappare in un altro appuntamento tragico con la storia. Oltre alle cupole dai mille colori che ricordano la chiesa di S. Basilio a Mosca e alle bancarelle cariche di souvenir (da non perdere le matrioske con Putin, Berluskony, Obama e Harry Potter), vanta una storia sanguinolenta che, nemmeno a dirlo, ha per protagonista uno zar. Alessandro II subì infatti, in questo luogo (la chiesa sorge in suo onore), il 13 marzo 1881, un attentato anarchico. Prima venne colpito il suo sosia, poi leggenda vuole che lo zar scese dalla carrozza per parlare con l’attentatore senza accorgersi che questi aveva un complice che ha provveduto a completare l’opera. Cercansi testimoni. Non dell’omicidio. Quelli del matrimonio non si trovano più. La fascia blu da miss che indossano si mimetizza con la folla colorata. Ma non c’è tempo da perdere. Una nuvola all’orizzonte semina il panico che solo un altro goccio di champagne aiuta a smorzare.
Prossima tappa è il complesso monumentale di Smol’nyj. L’azzurro intenso che lo caratterizza si staglia nel cielo con prepotenza, tanto da convincerlo a seguire la stessa tonalità. Gridolini, inciampi nei ciottoli, pose più o meno da divi, brindisi a non finire. Di fronte alla Cattedrale della Resurrezione, che ospita oggi concerti di musica sacra, succede un po’ di tutto tra sposi, amici, altri sposi e altri amici. E dire che proprio questo luogo fu scelto dalla figlia di Pietro il Grande, Elisabetta Petrovna, per fondare un monastero. Poi il leader della Rivoluzione d’ottobre Lenin lo trasformò nel suo quartier generale e, ancora oggi, resiste qui una sua statua e il toponimo piazza della Dittatura del proletariato. Poco o troppo per un personaggio che ha lasciato un’eredità così importante al cambiamento della storia della Russia e del mondo? Ai posteri l’ardua sentenza.
Il nucleo di partenza
Per i sanpietroburghesi (i sanpietrini stanno altrove) il palazzo che identifica il periodo più difficile è il Bol’sˇoj Dom sulla Litejnyj prospekt. Ospitava infatti il famigerato Kgb che nell’era post comunista è diventato Fsb. Non ha nulla da spartire con le bellezze artistiche della città, ma racchiude altrettanti aneddoti. Ancora oggi se si chiede a un tassista non giovanissimo: “Qual è l’edificio più alto di San Pietroburgo?”, qualcuno potrebbe rispondere: “Il palazzo sulla Litejnyj. Dall’ultimo piano si vede la Siberia!”. Ed è proprio da questi uffici che Putin ha puntato molto bene la mira, approdando, anni dopo, al Cremlino.
Il tempo scorre veloce e gli sposi cominciano a non reggersi davvero più in piedi. Per i più credenti non può mancare ancora la sosta al monastero dedicato ad Aleksandr Nevskij. Qui il silenzio è d’obbligo. L’ingresso è consentito alle signore con il capo coperto e ai maschi non troppo rumorosi. Il culto ortodosso non prevede deroghe e il rispetto per i sepolti nel vicino cimitero è d’obbligo.
Dopo un breve momento di raccoglimento l’allegra ciurma di naviganti risale a bordo e si dirige alla fortezza dei Ss. Pietro e Paolo. È il nucleo storico cittadino, qui Pietro il Grande fece erigere la prima costruzione della città su una piccola isola paludosa sulla Neva. La spiaggia che si affaccia sul fiume è il regno dei bagnanti. Qualcuno osserva il panorama sull’Ermitage che si trova di fronte. Altri si tuffano, incuranti delle acque gelide. Gli sposi sono vittime di più di uno scherzo. La lunga giornata sta per volgere al termine. Almeno sull’orologio. La notte bianca però è ancora lunga. Difficile resistere alla tentazione di tirare tardi, almeno fino all’una, per vedere i ponti illuminati alzarsi per lasciar passare le navi. Una luce lontana ricorda che l’alba è già dietro l’angolo. Pronta a splendere su un altro matrimonio.
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Informazioni
- Pubblicato il: 29 gennaio 2010
- Autore: Barbara Gallucci
- Sezione: Qui Touring Speciale
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