Panoramiche dal fiume
L’11 settembre scorso ero a Vienna. Una data densa di significato anche per questa città. Infatti l’11 settembre del 1683 lasciarono Vienna le armate turche, il cui lungo assedio terminò con una grande battaglia in cui l’esercito cristiano fece svanire il sogno ottomano di conquistare l’Europa centrale, ponendo le condizioni per l’inesorabile declino dell’impero della Sublime porta. A tale decadenza fu dato qualche anno dopo un colpo decisivo con la cacciata dei turchi da quella che oggi è la città di Budapest.
Sono tornato ancora una volta nella splendida capitale austriaca per assistere a una rappresentazione del Flauto magico di Mozart alla Staatsoper. Al termine dell’evento, e con in mente ancora le straordinarie melodie, ho lasciato la capitale imperiale per tornare a Passau, da cui avevo iniziato un viaggio sulla motonave Viking Primadonna che mi ha permesso di compiere una crociera di una settimana sulle acque del Danubio.
La sosta a Vienna ci ha consentito di scoprire tesori d’arte che normalmente non sono toccati nel corso dei circuiti turistici standard; mi riferisco alle opere di fine Ottocento e dell’inizio del Novecento dominate dalle invenzioni architettoniche e urbanistiche di Otto Wagner e dalla rivoluzionaria esperienza della Secessione. Fra di esse rientrano la palazzina della Secession, contenente l’affresco con il quale Gustav Klimt interpretò pittoricamente la Nona sinfonia di Beethoven e tanti altri capolavori dello stesso autore, di Egon Schiele e dei secessionisti esposti al Museo storico della città di Vienna, affacciato su Karlsplatz, e al Belvedere. Lo spirito di quell’epoca aleggia peraltro ancora diffusamente in tutta la città, nonostante il crollo d’importanza conseguente alla sconfitta degli imperi centrali nella prima guerra mondiale. Da allora Vienna è rinata più volte e la sua nuova giovinezza è ancora palpabile attorno al Danubio di cui Johann Strauss jr. ci ha voluto trasmettere uno stereotipo “blu” che non ha mai rappresentato la realtà.
Un fiume, molte storie
Il Danubio, Donau per i tedeschi, nasce nella Selva Nera e attraversa ben dieci Paesi per circa 2.860 chilometri, sfociando con un gigantesco delta nel Mar Nero. Il fiume – oggetto di struggenti pagine di letteratura, come quelle raccolte nel volume Danubio, pubblicato nel 2001 dal Tci nella collana “Le Vie del Mondo” – è stato spettatore di numerose vicende europee. Sulle sue rive i Romani fissarono il confine dell’impero, costruendo fortificazioni da cui poi sorsero molti villaggi e città che esistono ancora oggi. Le sue acque sono state solcate da uomini e merci in viaggio fra l’Occidente e l’Oriente. Il fiume ha visto anche il passaggio dei Crociati ed è stato testimone della nascita e della successiva morte di molti Stati che proprio qui si sono anche combattuti. La crociera non ha interessato l’intero Danubio, ma solo il tratto che congiunge la tedesca Passau alla magiara Budapest; qui la navigazione sul fiume è un perfetto esempio di quello che oggi si definisce “turismo lento”, cui il Touring Club Italiano ha dedicato quest’anno il tema della Campagna associativa e il volume del kit riservato ai soci per il 2010.
Il viaggio, rilassante, è allietato da un’ottima cucina che permette di gustare anche numerose specialità locali. Non ci sono giornate monotone, grazie a diversi attracchi che permettono di visitare svariate mete. Un caldo sole, se pur di fine estate, e un cielo sereno hanno caratterizzato le giornate, sempre concluse, all’imbrunire, da tramonti da fiaba, specie per i colori che assumevano le acque, dal giallo al rosso, al malinconico violetto.
Oltrepassando il confine
Le acque del Danubio sono il frutto di contributi di numerosi affluenti; questi, insieme al corso principale, formano un bacino idrografico immenso che occupa buona parte del cuore dell’Europa. Esse scorrono pigramente, regolate da chiuse che hanno favorito la navigazione. La loro massa è enorme, ma non toglie al fiume la patina di dolcezza che lo contraddistingue, soprattutto quando attraversa ambienti straordinari.
La Wachau è uno di questi. Racchiusa in una trentina di chilometri, fra Krems an der Donau e Melk, fra verdi colline sulle cui falde allignano i vigneti e crescono gli albicocchi, è punteggiata da graziosi villaggi. Grazie alla bellezza del paesaggio, l’area è stata inserita dall’Unesco tra i Patrimoni dell’umanità. Qua e là sorgono, su speroni rocciosi o in cima a colline, possenti castelli e solitari monasteri. La regina indiscussa delle abbazie austriache è quella di Melk, immenso complesso benedettino trasformato nel XVIII secolo in un capolavoro barocco. Fa specie credere che lo sfarzo, l’oro e i tesori dell’abbazia, forse con l’eccezione degli straordinari volumi ospitati nella biblioteca, facciano parte del mondo benedettino, che per l’immaginario collettivo ha una tradizione molto più austera.
Il primo attracco in Ungheria è a Esztergom. Nella cattedrale, altri ori e tesori favolosi, compresi alcuni oggetti appartenuti a Mattia Corvino, il grande re magiaro passato alla storia per il mecenatismo e la passione per le arti. La città (Strigonio in italiano), fu la prima capitale del regno ungarico fondato da Santo Stefano. Nella chiesa si trova la tomba del cardinale József Mindszenty, ricordato per il coraggio con cui cercò di ripristinare la sovranità, la democrazia e la libertà nel suo Paese ai tempi della guerra fredda, schierandosi contro il comunismo e il dominio assoluto esercitato da Mosca.
Tra capitali e cittadine sconosciute
A Visegrád, in un’ansa del fiume, si ammirano le rovine del Palazzo reale, distrutto dai turchi nel 1541, in cui visse nella seconda metà del XV secolo il re Mattia Corvino. Più in alto si staglia contro il cielo l’ancora intatta torre di re Salomone, del secolo XIII, costruita per controllare il corso del fiume.
Raggiunta Budapest, l’ho trovata affollata di turisti concentrati nel centro storico di Buda e nella piazza degli Eroi, nonché nella cattedrale di S. Stefano a Pest. Qui, ho visitato il classico Teatro d’opera e l’importante Pinacoteca all’interno del Szépmu˝vészeti Múzeum, impreziosita da moltissime opere tra cui una stupenda Madonna di Raffaello (la Madonna Eszterházy). La sorpresa per molti è una Budapest meno nota, costruita a cavallo fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo seguendo i canoni dell’art nouveau.
A Budapest la nave ha poi invertito il senso di marcia e ha iniziato il viaggio di ritorno facendo tappa a Bratislava, già antica capitale del regno ungarico e oggi della repubblica Slovacca. Nella gotica cattedrale di S. Martino furono incoronati molti sovrani. Alle incoronazioni furono coinvolti con le loro composizioni artisti del calibro di Franz Liszt e Ludwig van Beethoven. L’ultima tappa del viaggio, di nuovo nella Wachau, è stata Dürnstein, ridente villaggio austriaco ai piedi delle rovine del castello che fu prigionia di re Riccardo Cuor di Leone al ritorno dalla Terza crociata, alla fine del XII secolo. Il borgo, costituito da antiche case e da una preziosa chiesa barocca con un grandioso campanile è davvero grazioso: l’inquadratura ideale per una fotografia quasi quanto la vista dell’elegante castello di Schönbühel, arroccato su uno sperone scosceso a picco sul Danubio. Con l’attracco termina il viaggio, ma non c’è stanchezza. Un altro punto a favore di questa crociera. Chi va piano... va sano...
Viaggio evento
Per il 17 aprile 2010 è in calendario un viaggio del Touring avente per tema proprio la crociera sul Danubio da Passau a Budapest. Per informazioni rivolgersi ai Punti Touring.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 novembre 2009
- Autore: Roberto Ruozi
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