Aboliamo il biglietto per musei e scavi statali
L’andamento delle presenze di visitatori nei principali musei e siti archeologici statali italiani sta mostrando segnali di rallentamento che sembrano destinati a perdurare, almeno nei prossimi mesi. Il fenomeno è preoccupante perché questi importanti veicoli di arricchimento culturale costituiscono un elemento imprescindibile dello sviluppo economico e sociale del Paese. Per cercare di invertire la tendenza è necessario capirne le cause.
Il decremento delle presenze potrebbe avere natura congiunturale o strutturale. Nel primo caso, se il fenomeno fosse solo da ricollegare all’andamento recessivo dell’economia italiana e internazionale, non ci si dovrebbe preoccupare eccessivamente. La crisi sembra ormai agli sgoccioli, la ripresa economica dovrebbe essere vicina e con essa il trend dovrebbe tornare a essere virtuoso; l’obiettivo sarebbe raggiunto quasi automaticamente.
Se però il calo dei visitatori è legato a motivi strutturali, caso che ritengo assai più realistico del precedente e quindi ben più degno di attenzione, il dato andrebbe ricondotto a uno scollamento tra offerta e domanda nel settore museale. In particolare, l’offerta starebbe diventando in buona parte obsoleta, terrebbe sempre meno conto delle esigenze di un pubblico il cui gusto si evolve tanto rapidamente quanto la società che lo esprime, continuerebbe a privilegiare l’aspetto conservativo rispetto a quello della valorizzazione di ciò che è custodito nei musei e nei siti archeologici, non proporrebbe incentivi alla visita, per la quale si continuano a pagare cifre consistenti e così via.
Una rivoluzione nella cultura
Si tratta di problemi seri e peraltro non facilmente risolvibili per almeno tre motivi: gli ostacoli connessi con una mentalità restia a condividere i problemi citati e a sollecitarne la soluzione in chiave moderna; la carenza di mezzi finanziari, specie in un momento in cui gli stanziamenti per la cultura si stanno riducendo; la mancanza di una volontà politica organica a proposito della rilevanza di musei e scavi archeologici nello sviluppo economico e sociale del Paese. Queste difficoltà non dovrebbero tuttavia impedire di affrontare la questione nei suoi aspetti più cruciali, scatenando una vera e propria rivoluzione nel settore.
Che di una vera e propria rivoluzione debba trattarsi non dovrebbe del resto stupire. Siamo in un momento in cui, a partire dal mondo della finanza per giungere fino a quelli della distribuzione commerciale o della sanità, assistiamo e partecipiamo a mutamenti epocali. Come può non esserci anche una rivoluzione nella cultura e, quindi, nel mondo dei musei e dei siti archeologici? Non è del resto casuale che, in controtendenza rispetto alle mete che registrano disaffezione del pubblico, ce ne siano altre che vedono un incremento dei flussi di visitatori. Si tratta di spazi nuovi, costruiti e allestiti ad hoc, ben equilibrati rispetto ai rapporti fra tesori esposti e servizi per meglio apprezzarli, molto orientati al fruitore. Non è neppure un caso che fra i Paesi in cui il numero dei visitatori continua a crescere a ritmi elevati – nonostante le pessime condizioni economiche generali – vi sia la Gran Bretagna, dove un provvedimento di qualche anno fa ha reso gratuito l’ingresso nei musei pubblici.
Ora, presi quale riferimento i dati 2008, si nota che a fronte di 33 milioni di visitatori l'introito globale delle biglietterie dei musei statali italiani ha superato di poco i 100 milioni di euro (al lordo di spese di gestione tuttÕaltro che trascurabili). E, per di più emerge che ben il 52,9 per cento di chi ha varcato la soglia di queste strutture in realtà entrato gratis.
Come non domandarsi quindi se non sia giunto il momento di abolire il biglietto d'ingresso per musei e aree archeologiche statali? Basterebbe che questa scelta attirasse qualche milione in più di visitatori, aumentando l'utenza dei servizi aggiuntivi (bookshop, caffetterie ecc.), perchè le minori entrate risultassero ampiamente giustificate dall'innalzarsi della produttività sociale.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 settembre 2009
- Autore: Roberto Ruozi
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