Quando Roma era sulle Alpi
Ad Aosta la gente si saluta ancora per strada e si ferma a leggere gli annunci di chi è venuto a mancare. Però poi comunica con chi è di passaggio in almeno tre lingue, italiano, francese e patois, destando stupore in più di un turista giunto in città per una pausa dalle piste da sci in un giorno troppo grigio. D’altronde è abituata. Se gli invasori di un tempo indossavano calzari e armature romane, quelli di oggi non mollano i moonboot e le giacche a vento dai colori sgargianti. Solo che i primi hanno lasciato un’impronta mentre i secondi quell’impronta la vanno a cercare. Duemila anni fa avremmo usato un cavallo o una biga per attraversare, anzi meglio, circumnavigare l’arco di Augusto e immetterci nella zona pedonale; oggi le uniche alternative sono i piedi e i pedali. Eretto tra il 23 e il 25 a.C., l’arco segna una sorta di demarcazione tra la città nuova, dove si può circolare con le inquinanti bighe moderne, e il vecchio nucleo, libero dal traffico e dallo smog. Ma, cosa ancora più importante, è la prima impronta romana in una città che, in pochi chilometri quadrati, ne ospita più di quante ce ne si possa aspettare. Inutile anticipare il tutto, meglio salire in sella a una bici o camminare. Tutto con la giusta lentezza. La conquista di Aosta degli anni Duemila non impone fretta né aggressività. La Gallia ora si chiama Francia e i britanni hanno la regina, quindi parcheggiate la biga e cercate le prove di una conquista che ha decisamente lasciato il segno. E Augusta Praetoria non lo nasconde. Anzi, appena può, lo esalta.
Panem et circenses
Le panchine all’ombra della porta Pretoria sono sempre le più ambite. Un po’ perché da qui passa tutta la città nello struscio quotidiano, un po’ perché, soprattutto in estate, regalano una sosta rilassante a chi vuole gustarsi un gelato. E pensare che, un tempo, lo stesso spazio era occupato da una piazza d’armi con una galleria difensiva che la circondava completamente. Spazio tornato utile anche in epoca medievale, ma questa è un’altra storia.
Una volta finito il gelato, una svolta a destra immette all’area divertimenti in stile antico romano, e tutti sanno che gli antichi Romani con l’intrattenimento ci sapevano fare. I resti del teatro ne sono un esempio stupefacente. L’intera area è maestosa. La facciata meridionale è alta 22 metri con contrafforti e arcate di forme e dimensioni diverse e poi le gradinate e, con un pizzico di aiuto della segnaletica e della fantasia, si riescono a identificare anche l’area per l’orchestra e il muro di scena. Le ricostruzioni virtuali hanno dimostrato che l’intera struttura poteva contenere fino a quattromila persone. Peccato essersi persi la “prima”. Ma evidentemente non bastava. Ecco perché, a poca distanza, si trovava anche l’anfiteatro, costruito nel I secolo d.C., di cui ora purtroppo rimane ben poco.
Viaggio underground
Ma agli antichi Romani il divertimento fine a se stesso non bastava. Anzi, molti di loro preferivano i mille colpi di scena che spesso avvenivano all’interno del complesso forense, epicentro della vita politica e religiosa di ogni colonia degna di questo nome. A un passaggio rapido a qualcuno oggi potrebbe anche sfuggire. La piazza Severino Caveri pare infatti all’occhio distratto solo un esempio relativamente riuscito di modernizzazione urbana. Alcune profonde “vasche” interrate contengono qualche sasso o colonna, ma anche qualche graffito spray, e, fino a primavera inoltrata, anche cumuli di neve ghiacciata. Poi però, dall’adiacente piazza Giovanni XXIII si può accedere alla parte seminterrata dell’edificio, il criptoportico forense. E qui si apre un mondo. La costruzione a ferro di cavallo, con un doppio corridoio caratterizzato da volte a botte sostenute da possenti pilastri, aveva una funzione di magazzino, ma serviva soprattutto per sostenere tutta l’area sovrastante, il cui colonnato marmoreo (ricostruito in piccole parti in granito e posizionato nelle suddette “vasche”) fungeva da scenografia ai templi dell’area sacra. Per avere un’idea di come fosse fatto duemila anni fa, alcune ricostruzioni grafiche planimetriche danno un aiuto lungo il percorso di visita. E lasciano increduli. I segreti di Aosta underground proseguono anche nel seminterrato del Museo archeologico regionale dove gli scavi hanno portato alla luce la Porta principale sinistra, una delle quattro porte cittadine di Augusta Praetoria, orientata verso la Gallia. Quello che resta dell’antico bastione è la torre orientale, ma rende bene l’idea della sua imponenza. Proseguendo la visita del museo, che ripercorre cronologicamente le avventure della città, si ha l’opportunità di capire, grazie a un dettagliato plastico, com’era Aosta a quei tempi. E, ancora una volta, la percezione della sua importanza strategica per gli antichi Romani apparirà lampante. Passo dopo passo, la sensazione di essere in una copia in scala ridotta di Roma non sembra più una follia. Anzi, le prove a favore aumentano ogni volta che si gira un angolo e ci si imbatte nella cinta muraria e le sue torri.
Ubi maior minor cessat
Pensata come un rettangolo di 727 metri sui lati lunghi e 574 su quelli corti, la cinta è ancora ben visibile e ha resistito al tempo perché è costituita da un solido muro fatto di ciottoli di fiume e malta rivestiti da blocchetti di travertino. Le torri, dal canto loro, hanno avuto un destino diverso. Vuoi perché i Romani le avevano progettate per difendersi ma anche per abbellire la città, vuoi perché quando l’impero fu sconfitto un lento declino procurò danni in breve tempo, oppure vuoi che il ruolo di dimora feudale a cui vennero adibite durante il medioevo non era dei più azzeccati, sta di fatto che delle venti torri realizzate solo un paio hanno mantenuto il loro disegno romano: la torre del Lebbroso, nella quale fu rinchiuso il malato Pietro Bernardo Guaresco dal 1773 al 1803, e quella del Pailleron che, per un certo periodo, fu utilizzata come pagliaio. Le altre svettano comunque su Aosta, ma sono state ampiamente rimaneggiate e, solo di recente, alcune sono state ristrutturate o in via di recupero come la torre dei Balivi. Una volta terminato il rettangolo non resta che tornare al punto di partenza alla ricerca della propria biga. Ma due deviazioni completano la gita nel passato. Una è un po’ fuori tema e anche fuori tempo: il chiostro del complesso monumentale medievale di S. Orso, il più importante e raffinato centro religioso della Valle con il suo particolare coro ligneo che lascia costantemente a bocca aperta i visitatori.
La seconda prevede una passeggiata un po’ più lunga fino agli scavi della villa romana, 400 metri a nord del centro storico della città. Costruita tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., ci illumina sullo stile di vita casalingo dell’antico Romano. Gli studi sui resti e le planimetrie mostrano infatti ambienti ricorrenti: le camere da letto, dette cubicola, la cucina con i suoi piani cottura, e i bagni interni che molto ricordano, seppur in scala ridotta, gli impianti termali pubblici. I mosaici e le decorazioni rendevano l’insieme ancora più accogliente. Tutto senza avere nemmeno vicino un grande magazzino svedese specializzato in arredamento. Gli invasori in moonboot hanno ancora molto da imparare da quelli in calzari.
Guida al viaggio
Dormire
Tra le soluzioni più comode per un soggiorno ad Aosta segnaliamo il Class Hotel Aosta, corso Ivrea 146, tel. 0165.41845; visita il sito, che propone stanze comode e vicine al centro a partire da 100€ (sconto 10% ai soci Tci). Sempre centrale anche il Norden Palace, corso Battaglione Aosta 30, tel. 0165.236356; visita il sito, che ospita anche il ristorante La Taverne Provencale. Doppia da 78€.
Mangiare
I buongustai non possono perdere l’occasione di mangiare al Vecchio Ristoro, via Tourneuve 4, tel. 0165.33238; visita il sito, che vanta una stella Michelin e dove Alfio e Katia propongono anche menu degustazione e del territorio. Da 40€. Altra meta interessante la Trattoria degli artisti, via Maillet 5/7, tel. 0165.40960, dove assaggiare i salumi e i piatti della regione, con alcune deviazioni territoriali. Da 30€. Altrettanto legato alla tradizione anche la Vecchia Aosta, piazza Porte Pretoriane 4, tel. 0165.361186; visita il sito, dove si possono assaggiare anche specialità d’Oltralpe. Da 27€.
Altre info
Per informazioni sulla città l’Aiat di Aosta è in piazza Chanoux 45, tel. 0165. 405323; visita il sito. Presso questo ufficio è possibile anche prendere in prestito gratuito biciclette dotate di localizzatore satellitare Gps con itinerari cittadini e guida.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 maggio 2009
- Autore: Barbara Gallucci
- Sezione: Qui Touring Speciale
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