La montagna per tutti
La perfezione divina non è di questa terra. Per quella cicloturistica provate in Alto Adige. Treni locali che trasportano più bici che persone; ardue montagne che si trasformano in tranquille discese e una rete di piste ciclabili curate meglio dei tulipani in Olanda. Senza tralasciare la possibilità di affittare biciclette in ogni dove e di poter andare a spasso con tranquillità con tutta la famiglia, dal bimbo al cane. No, a Bolzano non hanno la bacchetta magica. Semplicemente hanno capito prima di altri che il turismo in bicicletta era un settore su cui puntare e investire. E hanno realizzato strutture e servizi di prim’ordine per chi vuole passare le proprie vacanze su due ruote. Così, complice un paesaggio naturale ben conservato, il resto è venuto da solo. Ciò che colpisce, comunque, è che in una terra di salite e montagne pedalare è un’esperienza alla portata di tutti, anche del più sedentario impiegato da scrivania che si scopre sportivo giusto in vacanza.
Quel treno per Malles
Fedeli all’assioma che a ogni salita segue una discesa, in val Venosta si è deciso di sfruttare il trenino che si inerpica per la vallata per alleviare le pene dei ciclisti. Chiusa nel 1991 dalle Fs che la consideravano un ramo secco, la Malles-Venosta è rinata nel 2005 grazie allo sforzo della Provincia e alla pressione dei valligiani, stufi di far la coda sulla tortuosa statale. Lungo i 60 chilometri del tragitto sono state ristrutturate 12 stazioni, create ex novo altre sei e portato il servizio fino a un convoglio ogni 40 minuti. Fatto questo, si è pensato che il treno della Venosta poteva essere utilizzato per promuovere a livello turistico la ciclabile lungo l’Adige che si andava ultimando e i 150 chilometri di piste della zona. Risultato: in sei stazioni (Merano, Naturno, Laces, Silandro, Spondigna e Malles) è stata creata una rete di depositi dove poter affittare e riconsegnare le biciclette.
Così, arrivati alla località prescelta, si inforca il mezzo e si scende lungo l’Adige, tra boschi e meleti, mantenendosi sempre abbastanza distanti dalla strada e pedalando con estrema facilità fino a quando non ci si stanca. Come se non bastasse, il servizio è stato integrato con quello dell’autobus che sale fino a passo Resia. Così, volendo, si può arrivare all’abitato di Resia, prendere la propria bici, costeggiare il lago – ci sono piste in terra battuta che corrono lungo entrambe le sponde e ci si può fermare per ammirare quel mozzicone del campanile di Curon che spunta dalle acque – arrivando dopo venti chilometri di discesa a Malles. Qui si deve decidere se lasciare la propria due ruote per proseguire in treno, oppure continuare a pedalare. Quanto costa questo miracolo? Con 15 euro si ha diritto a una eventcard giornaliera con cui salire e scendere dal treno e affittare bici e caschetto di ordinanza in uno dei sei depositi di interscambio. Fino ai 16 anni si pagano 7 euro.
Organizzandosi per tempo si può anche scendere lungo la ciclabile fino a Bolzano, dove c’è la possibilità di lasciare i mezzi presi in affitto in val Venosta e tornare indietro in treno, dato che da qualche mese alcuni convogli coprono l’intero percorso. Chi invece non utilizzasse altro che la futuristica mountain bike da mille euro di sua proprietà può rivolgersi al servizio Rent a Radl: per 4 euro ogni due ore un bike shuttle parte da Merano verso Malles col suo carico di costosi velocipedi nel cassone. Manco a dirlo l’iniziativa ha riscosso un successo notevole. Tanto che in un giorno qualunque di luglio il treno è pieno di ciclisti in tuta sportiva, che caricano e scaricano i loro mezzi con la stessa cura di un lampadario di cristallo, assistiti da un addetto che governa il traffico sul vagone e spiega dove e come sistemarle per evitare che cadano o intralcino gli altri passeggeri. Chiaramente il piano del treno, di fabbricazione svizzera, è allo stesso livello del marciapiede e le procedure per salire a bordo sono più semplici che trovare posto in un parcheggio vuoto. Avevate dubbi?
Sconfinamenti dolci
Altro esempio della democrazia ciclistica dell’Alto Adige è la San Candido-Lienz, l’autostrada delle ciclabili. Quarantaquattro chilometri e rotti tra l’Italia e l’Austria da affrontare con calma olimpica. E non fatevi spaventare se i chilometri vi sembrano tanti: il ritorno è in treno. Si tratta di una gita di un giorno per provare l’ebbrezza dell’espatrio e coltivare l’idea romantica che volendo si potrebbe anche proseguire lungo la Drava e arrivare in Carinzia, o perché no, in Slovenia o addirittura fino al Mar Nero. Una ciclabile, quella dell’Alta Pusteria, che è un po’ un’iniziazione al turismo lento, un battesimo per chi crede che non ce la farà mai. Per convincere gli scettici basta fermarsi un po’ sull’erba, magari a Prato alla Drava, giusto prima del confine, e stare a guardare per un quarto d’ora chi passa. In ordine sparso si incontrano: bambini di otto anni con bici su misura che pedalano in scioltezza, giovani con cane al guinzaglio che scende scodinzolando, famiglie con un bimbo che dormicchia nel carrello coperto attaccato alla bici del padre e l’altro che pedala con la mamma a bordo di un tandem su misura che in gergo tecnico si chiama Cammellino. E poi gruppi di anziani tedeschi in gita con la casa di riposo e turisti – probabilmente italiani – attrezzati come se dovessero uscire in metropolitana per andare al cinema. I supereroi del pedale, quelli strizzati nelle loro tutine griffate e assisi su velocipedi ipertecnologici, vanno altrove, oppure passano così veloci che neanche li si nota.
Insomma, basta saper stare in equilibrio su due ruote e poi la ciclabile della Drava è un gioco da ragazzi. Non rimane che scegliere se partire da Villabassa (52 chilometri), da Dobbiaco (48) o da San Candido (44): la strada è sempre in lieve discesa e il percorso si completa in tre, massimo quattro ore. In modo da aver anche il tempo di fare un giro per Lienz. Chiaramente il tutto lo si può affrontare comodamente con una bici presa a nolo a San Candido (ma anche a Dobbiaco o in uno dei tanti hotel della zona che offrono il servizio) che si può riconsegnare a Lienz (con un sovrapprezzo di 4 euro ci pensano loro a riportarla in Italia). Oppure caricare sull’apposito vagone per le bici delle ferrovie austriache che ogni due ore parte dalla stazione di Lienz e fa ritorno a San Candido. Di qui si può arrivare verso le altre località della valle con il nuovo treno della Pusteria, in tutto e per tutto simile alla ferrovia della val Venosta. Se questa pista ha una pecca, è che gli ultimi dieci, quindici chilometri sono un po’ monotoni: corrono dritti sul lato destro della Drava, tra filari di alberi e qualche prato, senza curve e senza paesini in cui fermarsi. Ma sono tutti in territorio austriaco e gli altoatesini non hanno colpe.
Ciclisti della domenica
Se siete di quelli a cui aggrada la ciclabile semplice, ma un minimo di adrenalina comunque non dispiacerebbe, non preoccupatevi. Fatto salvo che in tutto l’Alto Adige abbondano i tracciati per mountain bike e le salite per veri scalatori su cui saggiare la propria resistenza, ci sono percorsi assistiti e attrezzati anche per i ciclisti da diporto, quelli che guardano il Giro sul divano e pensano che in fondo i corridori sullo schermo non sembrano neanche troppo sudati. Insomma, quelli che “con un po’ di allenamento lo faccio anche io”. Una delle possibilità è cimentarsi sul tracciato della cronoscalata su sterrato dell’ultimo Giro d’Italia, passato da queste parti a giugno. Dodici chilometri e novecento metri da San Vigilio di Marebbe alla cima del Plan de Corones, dove gli spettatori arrivati a piedi si divertivano a capire quanto potesse essere ripida una salita al 24 per cento. Grossomodo come una rampa dei garage molto, molto lunga. Questa volta il senso di marcia è opposto. Lì si saliva, qui si scende.
Discesa da divano
Partenza dai 1789 metri del passo Furcia, che mette in comunicazione val Badia e val Pusteria. Grazie a Dio non occorre scalarli: alcuni affittabiciclette della zona hanno pensato che anche il ciclista da telecomando ha diritto al suo passo alpino da raccontare agli amici. Tra questi anche Rent and go di Valdaora, gestito da Kurt Ladstätter, un passato da campione di sci (era nazionale di slalom all’epoca in cui impazzava Alberto Tomba). Per cui si viene portati in cima al passo con il bike shuttle, che altro non è se non un comodo pulmino con bici al seguito. Però al ciclista da diporto già sembra di avere la propria ammiraglia con l’allenatore a bordo che spiega il tragitto. Non contenti, gli danno una piantina dettagliata del percorso a prova d’idiota. E già che ci sono, anche un numero di cellulare per le emergenze. Casomai cadesse la catena e non si sapesse come rimetterla a posto. Il resto sono 25 chilometri di discesa quasi costante, mai troppo ripida, mai troppo trafficata. Non si va su vere ciclabili, ma su strade ultrasecondarie che collegano i masi sparsi, tra mucche al pascolo, contadini intenti a tagliare l’erba e onesti camminatori. Ogni tanto c’è uno spazio dove godere del panorama e prendere un po’ di sole mentre si rifiata usciti dai boschi. Anche se lo sforzo per quest’itinerario è davvero minimo: si suda di più facendo la cyclette davanti alla tv.
A metà strada ci si può fermare a Pieve di Marebbe per un caffè. O a Maria Sares, per un lauto pranzo. Destinazione finale gli 835 metri di Brunico. Poi quelli che le biciclette non le hanno solo viste in televisione possono proseguire fino a Valdaora, ma la salita lungo il fiume, tra gallerie e ponti, non è indifferente e affossa gli spavaldi non ben allenati. Gli altri possono prendere il treno della val Pusteria e tornare a Valdaora per riconsegnare la bici. Perché da quest’estate, forte dell’esperienza positiva in val Venosta, la provincia di Bolzano ha provveduto a risistemare la linea ferroviaria che collega Fortezza con San Candido. Sessantacinque chilometri che adesso potranno essere ancor più sfruttati dai ciclisti da discesa, ovvero tutti quelli che le salite preferiscono farle in treno. Comodo come stare sul divano. Il ciclista occasionale che poi volesse osare l’impossibile potrebbe anche affrontare una piccola salita, così da raccontarla agli amici una volta ritornato in città. Niente di davvero clamoroso, intendiamoci. Però risalire la valle di Tures, a due passi da Brunico, è una soddisfazione non da poco per chi si cimenta nel cicloturismo formato famiglia. Si tratta di un percorso di trenta chilometri fino a Campo Tures, una ciclabile adatta a tutti con un dislivello, questa volta davvero in salita, che non supera i cento metri. Insomma: se quella dell’inizio vi sembrava un’affermazione esagerata fate un giro sulle ciclabili altoatesine. Poi ci dite.
Muoversi
Val Venosta
Il treno effettua il trasporto biciclette tutti i giorni, le corse sono in media ogni ora, 40 minuti nei momenti di punta.
Le bici si possono noleggiare da aprile a novembre in sei stazioni, attenzione agli orari. www.ferroviavalvenosta.it.
Val Pusteria
Per il ritorno da Lienz a San Candido in estate ci sono una decina di treni, concentrati tra le 14 e le 18.
Papin Sport (tel. 0474.913450; www.rentabike.it) è il più importante noleggiatore della zona, con punti di assistenza lungo la ciclabile e in tutta la val Pusteria.
Ma in ogni paese ci sono altri noleggi e anche molti alberghi offrono questo servizio.
A Valdaora si possono affittare le bici presso Rent and go, che organizza anche il servizio di bike shuttle (tel. 0474.498038; www.sportrent.it).
Dormire
A San Candido, Leitlhof (tel. 0474.913440; www.leitlhof.com), da 85 € con mezza pensione.
A Riscone di Brunico, Parkhotel Schönblick, (tel. 0474.541777; www.schoenblick.it), da 75 € a testa, mezza pensione.
APPROFONDIMENTO
Per le informazioni di carattere generale:
www.suedtirol.info
Oppure contattare i consorzi turistici locali.
Val Venosta:
tel. 0473.737000; www.valvenosta.is.it
Merano:
tel. 0473.200443; www.meranerland.com
Plan de Corones:
tel. 0474.555447; www.plandecorones.com
Alta Pusteria:
tel. 0474.913156; www.hochpustertal.info
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 settembre 2008
- Autore: Tino Mantarro
- Sezione: Qui Touring Speciale
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