Vola farfalla
“Dormi, ti ho ordinato la dote a Costantinopoli, il corredo e i diamanti a Venezia. Dormi, ti ho ordinato i libri a Costantinopoli, i maestri e i professori a Venezia”.
Anche la vecchia ninna nanna dice alle bambine e ai bambini che Astipálea è fra due mondi. In mezzo al mare. Al centro dell’Egeo, fra le Cicladi e il Dodecaneso, è un’isola isolata. Ma strategica. Porto per naviganti micenei, romani, bizantini, veneziani, turchi, italiani, è stata di tutti. Ma mai completamente di nessuno. È sempre riuscita a preservare autonomia e identità. E oggi sfugge all’omologazione del turismo di massa.
Astipálea è la farfalla dell’Egeo, per la forma – un istmo che unisce le ali dei due massicci montuosi, completato da scogli che ne disegnano il corpo – ma anche per la bellezza, l’eleganza e il carattere. L’isola avrebbe tutti gli elementi per essere presa d’assalto dai vacanzieri. Ha un bellissimo castello costruito dalla Serenissima, quando era feudo dei Querini. Tanto fieri del loro possedimento da aggiungerlo al cognome: Querini-Stampalia. Gli stessi del palazzo-museo in campo Santa Maria Formosa, quintessenza della venezianità.
Baie caraibiche
Dal castello scende al porto la cascata dei cubi bianchi delle case cicladiche: chioccioline compatte, interrotte dalla fila ordinata degli otto mulini a vento. E i pochi insediamenti di Astipálea – oltre alla Hóra, Livádia, Péra Gialós, Maltezána e Vathí, il capolinea del mondo – fanno da contraltare alle tante baie disseminate lungo la frastagliata linea di costa. Ridossi perfetti per i pirati, ora ideali per i turisti desiderosi di spiagge deserte, con caraibiche acque trasparenti, color blu cobalto. Persino in agosto non mancano gli angoli da Robinson. A condizione di essere disposti a raggiungerli. In barca, fra i 98 scogli e isolotti dell’arcipelago astipalita; in auto, in motorino o a piedi sulle strade sterrate.
Quelli del bel tempo
Astipálea si rivela a chi se la merita. Ma, a dispetto della sua ritrosia, ha amanti appassionati e fedeli. È meta più di ritorni assidui che di visite fugaci. Merito della sua aura? Ne parla anche Aristotele, che ne vede una prova nell’assenza dei serpenti, presenti in tutte le altre isole dell’Egeo. Forse i rettili sono solo stati sterminati dagli uccelli migratori, ma all’imbrunire, fra i mulini e il castello illuminati, qualcosa di particolare sembra proprio esserci. “Molti stranieri hanno comprato case e tornano appena possono”, dicono Anna Natsena e Kurt Wigge, che vivono ad Astipálea tutto l’anno, trasferiti da Atene e dalla Svizzera. “Spesso sono personalità note nei loro Paesi – architetti, registi, artisti, giornalisti, medici di nazionalità greca, francese, austriaca, tedesca o inglese – che qui hanno solo il nome proprio. Il cognome non serve e capita di scoprirlo casualmente solo dopo anni che ci si frequenta”, spiega Anna. “Noi pendolari stagionali non siamo proprio dei turisti ”, precisa Luciano Costa, videoartista di Imola, “siamo attesi e festeggiati dagli isolani, che ci associano al kalokeri (il nome greco dell’estate, che significa bel tempo). Ogni assenza crea nella comunità un vuoto, una stonatura. Assieme ridiamo molto, parlando e sparlando, con ironia, delle assurdità del mondo, così lontane da qui.
L’ironia è un carattere che greci e italiani hanno in comune e che ha contagiato anche gli altri. Ogni tanto qualcuno fa progetti culturali e li comunica: un video, un libro, una mostra, un concerto... Tanti piccoli tasselli che contribuiscono a dare spessore alla comune storia d’amore per l’isola”. Simos Koutsolioutsos, ateniese laureato alla Bocconi di Milano, è uno degli inconsapevoli fondatori della comunità. “Sono arrivato ad Astipálea nel 1975, assieme ad amici che come me avevano appena concluso i loro studi all’estero, lontani dalla Grecia dei colonnelli. Ci aveva portato qui un documentario televisivo sul castello diroccato. L’isola era semidistrutta dal terremoto del 1956, ma ci è piaciuta subito. Pochi anni dopo, anche se non avevamo molti soldi, abbiamo cominciato a comprare case. La mia era la ex gendarmeria italiana, un po’ lontana dalle altre, affacciata al mare e di fronte a Kálimnos e alla Turchia. A suo modo sorvegliava il confine”.
Astipálea è stata italiana dal 1912 al 1943. È la prima isola del Dodecaneso a diventarlo, conquistata dall’ammiraglio Ernesto Presbitero, sbarcato a Maltezána in aprile senza incontrare resistenza. Il Dodecaneso non era in realtà un obiettivo italiano, la sua invasione voleva solo infastidire i turchi, che contrastavano gli italiani in Libia. Roma l’aveva pensata come conquista temporanea, da restituire agli ottomani una volta definito il confine africano. Le cose però non sono andate così. È durata trent’anni e ancora oggi i vecchi ne parlano con favore, soprattutto a confronto con quelle turche e tedesche, precedenti e successive.
L'album di famiglia
Nel suo Kafenío, Nicolas conserva l’insegna della rivendita tabacchi dell’epoca e mostra, appena trovata a Maltezána, una targa in bronzo, datata giugno 1912 che in latino recita: “La flotta italiana dedicò alla virtù e alla patria”. Il Kafenío è l’ombelico del mondo astipalita e Zorba o Anthony Queen (una vaga somiglianza è innegabile e giustifica pienamente i soprannomi di Nicolas) ne è il custode della memoria, oltre che il mediatore culturale fra isolani e pendolari stagionali. Parla solo greco, ma la sua capacità di comunicazione è universale: fugace, attraverso un bicchiere di oúzo o una tazza di caffè, o approfondita con la musica e le danze. Le pareti del suo locale sono tappezzate da centinaia di fotografie di oltre quindici anni di feste. In parte ingiallite dal tempo, vengono costantemente aggiornate e sono un grande album pubblico di famiglia. Chi vi è rappresentato entra nella storia di Astipálea.
Nicolas non è l’unico angelo custode della farfalla dell’Egeo. Astipálea ha anche un sindaco intraprendente, Panormitis Kontaratos, che fra l’altro ha conquistato i fondi Ue necessari per costruire un efficiente complesso scolastico, in grado di offrire anche corsi integrativi d’inglese oppure di danze tradizionali e musica. Così nei weekend invernali, quando il numero dei gatti supera quello dei circa mille abitanti, i ragazzi imparano a suonare il violino, il pianoforte, la chitarra oppure i passi giusti da esibire nei Paneghiri, le feste religiose e musicali estive. Ma l’istituzione cardine di difesa dell’autonomia e del carattere astipaliti è l’Eftá, antica forma di governo, quasi tribale, che l’isola isolata ha saputo darsi e che nessuno, nemmeno i turchi, ha mai messo in discussione. I sette notabili che la compongono, presieduti dal vescovo, gestiscono fondi cospicui, alimentati anche dalle proprietà di chi non ha eredi. Un modo concreto di vigilare sull’identità territoriale, sociale e culturale di Astipálea che ha avuto successo.
Quasi tutti i circa cento chilometri quadrati della farfalla lo dicono, soprattutto a confronto con altre isole greche. Ma con particolare chiarezza lo testimoniano certi vicoli della Hóra, dove sembra di stare dentro fantasie irreali, come quelle che nelle litografie di Escher si prendono gioco delle regole dello spazio. “Archi tesi senza alcuna ragione apparente, come respiro all’ansia sapiente delle scalette; anditi e sottopassaggi oscuri e freschi che ti danno l’impressione di immergerti nel corpo della casa e di penetrarne l’anima, pur lasciandotene accuratamente escluso...”. Lo ha scritto Marica Montesanto nell’Isola dei gigli, appassionato studio degli usi e costumi locali, pubblicato nel 1928. Ed è ancora così.
Arrivare
Olympic collega l’isola ad Atene sei volte la settimana (l’aereo ha 50 posti).
D’estate voli anche da Rodi, Kos e Léros (www.olympicairways.com).
Cinque alla settimana sono le navi per Il Pireo, in connessione con quelle dalle Cicladi e dal Dodecaneso; tre per Kálimnos (www.gtp.gr).
Moto e auto sono disponibili in numerosi autonoleggi. Uno dei più forniti è Vergoulis,
tel. 0030.22430.61351; www.vergouli.com.
Dormire
Studios Kilindra
Hóra, appartamenti eleganti, con piscina, tel. 0030.22430.61131; www.astipalea.com.
Da 135 €, al giorno per 2.
Oltremare Maisonettes
Hóra, appartamenti moderni e panoramici, tel. 0030.210. 2020240; e-mail: simosk@hol.gr (in italiano).
Da 100 € a 140 €, al giorno per 4.
Casa cicladica
Hóra, con terrazza;
e-mail: kurtena@hotmail.com (in inglese).
Da 85 €, al giorno per 3.
Astra Studios
Livádia, vicino alla spiaggia, tel. 0030.22430. 61381;
e-mail: astrastudios@gmail.com.
Da 70 €, al giorno per 2.
Mangiare
Maistrali, Péra Gialós
spaghetti con aragosta e zuppa di pesce.
Da 20 €.
Gerani, Livádia pesce e cucina tradizionale.
Da 15 €.
Ovelix, Maltezána
pesce e cucina tradizionale.
Da 12 €.
APPROFONDIMENTO
www.astypalaia.com, sito in inglese molto completo e ben organizzato.
Museo archeologico, Péra Gialós.
Reperti dall’età del bronzo al medioevo,
aperto dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 13.30 e dalle 18.30 alle 22.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 luglio 2008
- Autore: Marcella Borghi
- Sezione: Qui Touring Speciale
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