Distrazione fatale
Dicono che sia la pista ciclabile più famosa e frequentata d’Europa: oltre 270 chilometri lungo il perimetro del lago di Costanza, attraversando il triplice confine Germania-Austria-Svizzera.
Dicono che sia una delle più scenografiche, dal momento che scorre tra vigneti e spiagge, castelli e chiese, paesi e campagne, con le Alpi svizzere a fare da immancabile e scenografico sfondo.
Dicono anche che non sia per nulla impegnativa, adatta a tutte le età, perfetta per tutte le gambe.
Tre buone ragioni – soprattutto l’ultima – che mi convincono a partire per Überlingen in una mattina di giugno, con l’idea di sperimentare questa celebrata Radweg (come la chiamano i tedeschi) sulla sponda nord del Bodensee, il grande mare di Svevia, fino ai confini con l’Austria. I propositi ci sono tutti: ho fatto revisionare la bicicletta, mi sono procurato la cartina dettagliata del lago, ho compilato la mia tabella di marcia. Come dire: sono pronto.
Peccato che Überlingen mi accolga in una giornata di sole, con le sue stradine deliziose su cui s’affacciano le case a graticcio, i suadenti scorci lacustri lungo la passeggiata, i giardini rigogliosi di piante tropicali.
Insomma: non vedo perché non fermarmi un po’ da queste parti. “E alle terme, c’è stato?” mi sorride il gestore della Gasthof. Terme? Non erano previste, le terme. “Ah, ma non può partire da Überlingen senza aver provato le terme”. In effetti, non potevo. Immerso nella caldissima piscina in riva al lago, dopo aver provato una sauna giapponese ai petali di rosa e pensando già all’idromassaggio con musica da meditazione, mi godo il tramonto. Ah, poi non posso dimenticare i massaggi cervicali: dovrò pure essere in forma prima della partenza.
Distrazione artistica
Mi sa che quest’itinerario non fa per chi vuole pedalare senza distrazioni. Finalmente avevo deciso di sgranchirmi le gambe, ed ecco, due chilometri e sono già fermo. Colpa della chiesa di Birnau, il santuario di Skt. Marien, che si eleva su una collinetta sopra il lago. Fermata d’obbligo, specie perché il panorama è incantevole, con il lago che stamattina è costellato di centinaia di vele e i vigneti che scendono dolcemente fino alla riva. Entro nel santuario, dove tutto è un inno barocco alla Vergine Maria: gli affreschi, gli stucchi, le statue sparse in ogni angolo. “Honigschlecker?” mi chiede una giunonica Frau. Mi scusi? “Ja, Honigschlecker”. Ovviamente non ho idea di cosa possa essere un Honigschlecker, io che non parlo mezza parola di tedesco. “Come on”. Seguo la Frau, ed eccolo, l’Honigschlecker: un cherubino con veste rosa e oro intento a succhiarsi il dito che ha infilato in quello che sembra essere un alveare. “Honey good” dice la mia amica Frau, che insiste “Bernard sweet, honey sweet, honey good!”. Sorrido, chissà cosa mi vuole dire. In aiuto la guida che mi spiega che le parole di San Bernardo, cui è dedicato l’altare, erano dolci come il miele, ecco spiegata la statua. Ma pensa. Poi la Frau mi indica verso l’alto, dove i giochi d’illusione raggiungono il loro culmine nella fantastica cupola. Qui è facile: lo specchio che moltiplica gli effetti di luce è visibile senza spiegazioni. Annuisco, sorrido e la Frau se ne va soddisfatta di avermi fatto vedere i tesori di Birnau.
Distrazione archeologica
“Mamma, mamma, quando si va a vedere le talafitte?”. “Palafitte, Matteo, con la p, palafitte. Ancora cinque minuti e si va”. Qualcuno che parla italiano! Da dove viene, signora? “Firenze! È una settimana che si è qui in giro sul lago di Costanza, oh sapesse come si sta bene, il clima è fantastico e Matteo ha trovato tantissime cose da fare”. Si vede che Matteo è entusiasta: mentre giriamo tra le case preistoriche di Unteruhldingen, dove il museo delle palafitte conserva reperti e ricostruzioni di come si viveva da queste parti molti secoli fa, non smette di correre avanti e indietro insieme a biondissimi bambini teutonici (come farà a comunicare? potenza dell’infanzia). Chiedo a Matteo cosa gli è piaciuto di più, in questi giorni di vacanza. “Le scimmie, le scimmie!”. Le scimmie? “Ma sì, quelle del castello di Salem” interviene la mamma. “C’è uno zoo con una colonia di macachi, i bambini ne vanno matti. Certo, è un posto un po’ strano” riflette tra sé e sé. “Ma glielo consiglio, sa? Non capita tutti i giorni di visitare uno accanto all’altro una bella chiesa gotica, un museo dei pompieri e un parco divertimenti”. In effetti. Interviene ancora l’energico pupo, che questa volta chiede quando si torna al letto di fieno. “Matteo, suvvia, un po’ di pazienza” dice la mamma che amorevolmente mi spiega che hanno soggiornato in una fattoria dove si dorme con i sacchi a pelo sulle balle di fieno. “A Kressbronn, non è lontano, se vuole andare”. Mi sa che l’allergia non lo permette, ma ringrazio e saluto. A Matteo manca ancora lo Zeppelin di Friedrichshafen, ma sono sicuro che gli piacerà pure quello.
Distrazione obbligata
Beh, questa volta non è colpa mia. A Meersburg devo fermarmi per forza: entrando nella cittadina scopro di avere una gomma a terra – e da bravo ciclista non ho nulla per ripararla. All’imbarco dei traghetti per Costanza trovo un gentile signore che parla inglese, e mi indica un noleggiatore di biciclette che sicuramente potrà aiutarmi. In effetti è così: in pochi minuti tutto è risolto. “Ed è già andato al castello?” mi chiede il noleggiatore. Ah no, non ci ricasco, stavolta. Perché dovrei fermarmi ancora? “Ma perché quello di Meersburg è il castello più antico di Germania, e poi deve vedere la Understadt dall’alto, è un panorama stupendo, poi in queste giornate di giugno, semplicemente me-ra-vi-glio-so, e vuole non fare un giro nelle vie della Oberstadt? e non vedere la Marktplatz?”. Avete già capito. Tanto fa e tanto dice il mio riparatore-noleggiatore-promoter turistico che quasi senza accorgermene mi ritrovo a passeggiare per la cittadina. Dove, bisogna dire, i turisti non mancano, così come in tutti quei posti che sembrano inventati apposta per essere raffigurati sulle cartoline “saluti dalla Germania”. Ma Meersburg è davvero un gioiellino, stretta attorno ai suoi due castelli. In quello antico, l’Altes Schloss, scopro Annette von Droste-Hülshoff, forse la più grande poetessa tedesca, per lungo tempo raffigurata sulle banconote da venti marchi, che abitò nelle sue stanze a metà Ottocento. Peccato solo non sapere il tedesco per leggere le poesie appese alle pareti.
Distrazione gastronomica
Basta. Oggi voglio pedalare, costi quel che costi. Prendo la pista ciclabile sotto un cielo di nuvole che viaggiano veloci e mi dirigo verso est, come d’abitudine. I vigneti di Hagnau sono un tappeto verde. Lascio Friedrichshafen alle spalle, il dirigibile sarà per un’altra volta, e continuo sul nastro d’asfalto che costeggia il lago. Bambini, famiglie, coppie di fidanzati, pensionati, ciclisti della domenica come me e robusti professionisti con sacche tanto grandi che potrebbero contenere generi di sopravvivenza per settimane: i compagni di viaggio sono tanti e variegati. Passo Hagnau e Nonnenhorn senza troppa fatica, il percorso è semplice, davvero adatto a tutti. E mi fermo sulla scenografica penisoletta di Wasserburg per pranzo, appena oltrepassato il confine con la Baviera. “Felchen?” mi chiede l’oste della taverna, distraendomi dalle mie contemplazioni lacustri. “Felchen” confermo, orgoglioso del mio vocabolario tedesco imparato sulla guida la sera prima. Felchen è il coregone, glorioso pesce di lago e un’istituzione, da queste parti. Oddio, la guida consigliava anche i Flammkuchen, sorta di focacce salate con speck e cipolla, servite con panna acida, ma preferisco tenermi leggero, devo arrivare fino a Lindau. Intanto mi gusto il pesce godendomi la “calma pittoresca” di Wasserburg, con la chiesetta in riva al lago e gli immancabili cigni reali che vengono a elemosinare un tozzo di pane.
Punto d'arrivo
“Meno male che è venuto questa settimana, la prossima non si circola!”. La ragazza dell’ufficio turistico di Lindau è quasi spaventata, mentre mi consegna un bel dépliant con le attrazioni locali. “Se già adesso c’è tanta gente, cosa potrà essere tra sette giorni? Con l’arrivo degli scienziati Lindau si paralizza”. Proprio una bella idea, quella dei signori locali che nel 1951 invitarono qualche premio Nobel a un incontro informale in questo perfetto borgo circondato dall’acqua. Da allora, tutti gli anni a fine giugno arriva una ventina di celebrità del mondo scientifico, e insieme a loro qualche centinaio di studenti e ricercatori. Conferenze, lezioni, chiacchierate. Si deve respirare un bel clima. Dall’alto del faro di Lindau mi guardo attorno. Iniziano ad accendersi le luci del porticciolo, mentre la gente già affolla i ristoranti del lungolago. Il Bodensee è calmo come sempre, non troppo lontano vedo Bregenz, sulla sponda austriaca, e poi qualche altra città sulla riva svizzera. Peccato non proseguire, ma è tempo di tornare: domani caricherò le mie due ruote sul treno e ritornerò a Überlingen. Sorrido tra me e me: mi è appena venuto in mente che una scappata alle terme la potrei anche fare...
Dormire e mangiare
Dormire
Ideali come base per esplorare il lago i Romantik hotel (www.romantikhotels.com)
Johanniter-Kreuz, in un’antica fattoria e a conduzione familiare (Johanniterweg 11, Überlingen, tel. 0049.7551. 937060; www.johanniter-kreuz.de; doppia da 110 €)
Residenz am See, sul lungolago (Uferpromenade 11, Meersburg, tel. 0049. 7532.80040; www.hotel-residenz-meersburg.com; doppia da 142 €)
Nello Schorsch’s Heuhotel si dorme sulle balle di fieno (ma anche in comode camere); da 16 € (Kirchstrasse 9/1, Kressbronn, tel. 0049.7543. 6153; www.schorschs-heuhotel.de).
Mangiare
I ristoranti tipici non mancano.
A Meersburg, Gutsschänke Meersburg (Seminarstr. 4, tel. 0049. 7532.807630; www.guts schaenke-meersburg.de).
A Lindau, l’Alte Post (tel. 0049.8382.93460; www.alte-post-lindau.de) è accogliente e offre ottime specialità; anche albergo.
Per chi vuole provare qualcosa di più raffinato, l’eccellente Hoyerberg-Schlössle (tel. 0049.8382.25295; www.hoyerbergschloessle.de), nei dintorni di Lindau, con vista sul lago; da 60 €.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 maggio 2008
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Speciale
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