La vita è fatta in scala
A cenare al Grottino di Riomaggiore la sera del 18 gennaio siamo in sei: una corpulenta signora inglese di età indefinibile, occhiali spessi e due guide turistiche sul tavolo; una coppia sui quarant’anni, che si rivolge al cameriere in un buon italiano, ma dall’accento innegabilmente francese, e un’altra coppia di ragazzi che per quanto ne so potrebbero essere indifferentemente italiani, tedeschi o bielorussi: non si scambiano nemmeno una parola, impegnati come sono nel perdersi l’uno negli occhi dell’altra. Ah, le Cinque Terre, romantiche per antonomasia... Ma che ci faccio io, qui, da solo?
“In estate dobbiamo fare tre turni per la cena” spiega la graziosa titolare “perché i tedeschi arrivano già alle sei e mezza, mentre molti italiani si presentano dopo le dieci. È un tour de force, ma non possiamo fare altrimenti, anche perché il locale è piccolo...” Mi guardo intorno. Effettivamente tra veranda e grottino vero e proprio non si arriva a quaranta coperti. A pensarci bene, comunque, il Grottino non è piccolo. È come il resto di Riomaggiore, come tutti i paesi delle Cinque Terre. È in scala.
Do you speak english?
Il colorito che sfoggio anche in piena estate mi rende assimilabile più a un inglese (un minatore inglese, che non vede mai il sole) che a un italiano. Così non mi meraviglio più di tanto se a Monterosso, in piazza, la barista mi accoglie con un “Welcome, something to drink?” e poi si scusa. “Forza dell’abitudine”, mi dice, come se accogliermi nel britannico idioma potesse offendere le mie milanesissime radici. Ci mancherebbe.
Se avevo qualche dubbio sulla forte presenza di turisti stranieri qui alle Cinque Terre, a fugarle definitivamente è Luca Natale, responsabile comunicazione dell’Ente parco nazionale delle Cinque Terre, che dal 1999 tutela il territorio dei Comuni di Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore (tre paesi, più le frazioni Corniglia e Manarola: il conto torna). “Inglesi e tedeschi hanno scoperto questa zona prima dei nostri connazionali, gli americani li hanno seguiti ben presto, e ogni due australiani che vengono in vacanza in Italia, uno passa da noi. Poi ora che c’è il gemellaggio con la Cina...”. La Cina?
I muretti e la Muraglia
Questa merita di essere spiegata: qual è il legame tra la nazione più popolata della Terra e questo fazzoletto di terra dove il comune più grande, Monterosso, non raggiunge i duemila abitanti? La Grande Muraglia, ma che domande. Che qui, per ovvie ragioni di proporzione Grande non è più, e diventa muretto. A secco, naturalmente.
Qualcuno infatti si è preso la briga di misurare i muretti a secco che percorrono le Cinque Terre, da Riomaggiore a Monterosso. Chilometri e chilometri di terrazzamenti, realizzati centinaia di anni fa strappando faticosamente alla macchia mediterranea uno spazio dove coltivare limoni, ulivi e soprattutto, la vite. Bosco e vermentino sono le uve principali, da cui nascono la doc Cinque Terre, bianco da pasto, e lo sciacchetrà, prezioso passito da capogiro per gradazione alcolica e per prezzo. Strisce continue e ininterrotte di gradini alti poco più di un metro, in file continue, geometrie ordinatissime che interrompono e al tempo stesso scandiscono un panorama unico, quasi da vertigine, giacché nulla qui è piano, orizzontale, ma tutto è in ripida salita, o in ripida discesa, a seconda dei punti di vista. Ebbene, pare che, metro più metro meno, i muretti a secco delle Cinque Terre, se messi in fila uno dietro l’altro, siano lunghi come la Muraglia cinese: 6.350 chilometri. Nessuno si azzarda a dire che si vedono dalla Luna, però. Anche se nelle giornate particolarmente limpide da qui si vede la Corsica e viceversa. Facendo le debite proporzioni, è uguale.
Cremagliera mon amour
Posso ben immaginare il disappunto di un cinese allorquando, giunto alle neogemellate Cinque Terre, constata che i muretti a secco non hanno la grandiosità architettonica della Grande Muraglia. E neppure l’efficacia, giacché qui ci sono due nemici ben più insidiosi dei mongoli, e che sempre più si fatica a respingere: la pineta e i cinghiali. “All’inizio del secolo scorso” mi spiega Matteo Perrone, responsabile ambiente e territorio dell’Ente parco, “gli ettari vitati erano 1.700. Nel 1973, quando è stata istituita la doc Cinque Terre, erano 1.200. Nel 1999, alla nascita del parco, 110. Un calo del 90 per cento”. I motivi? Anzitutto il progressivo abbandono dei terrazzamenti. Fare il vino qui è una fatica improba, e i giovani andavano a lavorare all’Arsenale di La Spezia, oppure al porto di Genova. In ogni caso, sono sempre meno quelli che si spezzano la schiena per vinificare. Tutti piccoli produttori, che lo fanno per passione, aggrappati con tenacia e affetto alla loro terra, come Renzo Bordoni, 63 anni e cinquanta vendemmie alle spalle, che oggi lavora per la cooperativa vinicola locale. È lui che, approfittando della mia metropolitana ingenuità, mi invita a fare un giro sul trenino a cremagliera, che i contadini usano oggi per trasportare su e giù dai pendii terrazzati materiali, uve e quant’altro. Ma prendiamo il trenino, perbacco.
Non l’avessi mai fatto.
Il suddetto trenino è un arnese lungo sei metri, costituto da tre vagoncini: un seggiolino con davanti un motore a gasolio che pomposamente chiameremo locomotiva, e due carrellini in ferro, dal design sobrio ed essenziale, dove appoggiare attrezzi, sassi, uve e, in questo caso, le terga. Essendo monorotaia il trenino viaggia non a tornanti come su una strada di montagna, ma puntando dritto verso l’alto, sfidando pendenze che spesso superano i 45 gradi.
Dopo dieci interminabili minuti si giunge in cima, e per prima cosa mi assicuro che i turisti non abbiano la stessa opportunità di spostamento. Renzo mi tranquillizza: è stato un privilegio riservato a me e, in passato, al collega della Rai tv Federico Fazzuoli. Emozionato da cotanta prestigiosa compagnia mi godo il panorama. E capisco, dall’alto della collina che sovrasta Manarola da un lato e Riomaggiore dall’altro, perché gli inglesi (e non solo loro) si sono innamorati di questo posto a prima vista.
Il cinghiale Gengis Khan
Quattrocento metri più a valle, la terra si tuffa nel mare con scogliere d’irlandese memoria, ma il sole che splende alto nel cielo è tutto italiano. Siamo in gennaio, ma sembra primavera. E poi tutto quel verde che scende dalle colline, che spettacolo. Che meraviglia. “Meraviglia un corno” mi rimprovera Perrone “quel verde lì è la macchia mediterranea che si sta riprendendo, metro su metro, inarrestabile, i terrazzamenti. Con la macchia arriva il bosco, e con il bosco, i cinghiali”. “Ma i cinghiali non mangiano l’uva...” azzardo con imbarazzante ingenuità cittadina. Matteo scrolla il capo sconsolato: “No, ma quando fa caldo e hanno sete succhiano i tralci, e per succhiarli si muovono tra i filari, e hai idea di che cosa possano fare 150 chili di quadrupede spostandosi tra le vigne? O quando cercano di scendere da un muretto a secco e l’unico sistema che conoscono è franare assieme al muretto stesso?”. Un’idea, seppure vaga, ce l’ho. Spero ce l’abbiano anche i cinesi. Che si rendano conto dell’eroismo, della vocazione al martirio dei nostri muretti a secco, e che Gengis Khan e il suo esercito, al confronto, erano semplici turisti.
Insomma, mi devo preoccupare? Il paesaggio delle Cinque Terre, come lo vedo oggi, è destinato a scomparire? “Questo no” mi conforta Natale “ma di sicuro dobbiamo lavorare sodo per proteggerlo. Anche dai turisti stessi. Ogni anno oltre due milioni di visitatori si riversano sul sentiero azzurro, quello che a poche decine di metri dal mare collega Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso, soprattutto sul primo tratto, il più facile da percorrere, la via dell’Amore. Un numero enorme, tanto che abbiamo introdotto un pedaggio che da un lato ci permette di limitare le presenze e quindi l’impatto ambientale, dall’altro ci fornisce fondi da reinvestire nella tutela di tutto il parco”.
Sempre più in alto
Insomma, questa è una zona di montagna, ma sul mare. E il paradosso è che esiste una rete di sentieri molto sviluppata, ma poco usata. “Ci sono tre livelli” spiega ancora Natale: “quello più basso è il sentiero azzurro, il più famoso; poi ne abbiamo un altro a mezza costa, che passa appena sopra i borghi e in alcuni tratti attraversa i vigneti, e infine il sentiero rosso, appena sotto il crinale, a 400/500 metri sul mare, in posizione panoramica. È la via dei Santuari, perché qui ogni paese ha il suo, che lo sovrasta e lo protegge”. In pratica, c’è anche un’alta via delle Cinque Terre. Si parte dal santuario della Madonna di Montenero (tutti sono dedicati alla Vergine), che è l’unico a fornire ospitalità, e si raggiunge quello della Madonna di Soviore, sopra Monterosso.
L’obiettivo dell’Ente oggi è quindi decongestionare il sentiero azzurro, di innegabile bellezza, portando almeno una percentuale di turisti sugli altri sentieri. Un sicuro aiuto in questa direzione lo darà la funicolare che dovrebbe essere costruita a breve e collegare l’immediato entroterra, la val di Vara, alle Cinque Terre. Un ponte aereo, per così dire, che partirà da Riccò del Golfo di Spezia e “atterrerà” sopra Volastra. Una nuova via d’accesso, sempre rigorosamente senza auto. Del resto la macchina alle Cinque Terre è come il frac a Sharm el-Sheikh: un orpello inutile e scomodo.
Ferrovia d'annata
Qui ci si sposta in ferrovia, che è il modo più semplice, comodo e veloce. Un treno ogni ora, venti minuti per arrivare a Monterosso da Riomaggiore, quattro minuti da paese a paese. Qui la ferrovia è arrivata prima di tutto, prima di tutti – dicono – altro che la Napoli-Portici, quella delle Cinque Terre è la più antica d’Italia. È del 1860. La strada è arrivata cent’anni dopo. Sterrata, s’intende. L’ultimo tratto, quello da Volastra a Monterosso, è stato asfaltato negli anni Novanta. Una strada stretta e sinuosa, piccola piccola. In scala, come tutto il resto.
Arrivare
Dimenticate l’automobile.
Se potete, a casa.
Le Cinque Terre sono collegate benissimo dalla linea Fs Genova-La Spezia.
Se non potete, o non volete, in uno dei parcheggi (a pagamento) all’ingresso di ciascun borgo. Da aprile a ottobre, collegamenti via battello da Levanto, Portovenere e La Spezia (Consorzio marittimo turistico Cinque Terre-golfo dei Poeti, tel. 0187.818440).
Dormire
Hotel Porto Roca****, Monterosso, tel. 0187. 717502.
Bello, e in ottima posizione.
Doppia da 165 €.
Hotel Gianni Franzi***, Vernazza, tel. 0187.821003.
Vista sul golfo, come da copione.
Doppia da 85 €.
B&b Carogiu, Manarola, tel. 0187.920359.
Doppia da 60 €.
Villa l’Eremo sul Mare, loc. Gerai, tel. 339.2618617.
Sul sentiero azzurro tra Vernazza e Corniglia.
Doppia da 75 €.
Foresteria del santuario di Montenero, tel. 0187.760528.
Si arriva solo a piedi, in 15 minuti dalla S.S. tra Riomaggiore e Torre Guardiola.
Nei dintorni, 13 rustici ristrutturati per pernottamento e mezza pensione (da 35 €).
La sala ristorante è nel refettorio del XIV secolo (menu da 15 €).
Mangiare
Il grottino, Riomaggiore, tel. 0187.920938.
Pesce, pesce, pesce. E sciacchetrà, quello vero.
Da 30 €.
Colle del telegrafo, località omonima, tel. 0187.760561.
Sopra Riomaggiore, all’imbocco del sentiero per Portovenere.
Menu turistico da 15 €.
Gli ulivi, Volastra, tel. 0187.920158.
Bar-trattoria casalinga. Il pesto come non l’avete mai mangiato. E le acciughe, vanto delle Cinque Terre.
Da 20 €.
Ciak, Monterosso, tel. 0187.817014.
Ristorante enoteca. Pesce e crostacei freschissimi.
Da 35 €.
APPROFONDIMENTO
Parco nazionale delle Cinque Terre,
via Telemaco Signorini 118, Riomaggiore,
tel. 0187.760000; www. parconazionale5terre.it.
Esistono centri accoglienza in ognuna delle stazioni ferroviarie, dove è possibile acquistare la Cinque Terre Card, che dà diritto ad accesso illimitato ai minibus nel parco e nei paesi, accesso ai percorsi a pagamento come la via dell’Amore e ai centri di osservazione naturalistica, e in una variante anche ai treni nella tratta La Spezia-Levanto.
Può durare 1, 2, 3 o 7 giorni e costa rispettivamente 5, 8, 10 e 20 €.
Lascia un tuo contributo a questo articolo. In questa sezione i commenti saranno moderati prima della pubblicazione. Grazie.
Informazioni
- Pubblicato il: 01 marzo 2008
- Autore: Luca Bonora
- Sezione: Qui Touring Speciale
Stiamo selezionando quante più foto possibile per descrivere al meglio il nostro Paese.
Presto anche tu potrai contribuire alla galleria immagini, nel frattempo registrati.
Galleria Fotografica
Le immagini provengono da molteplici fonti, alcune sono di Tci, altre sono proposte da comunità di utenti, come ad esempio Flickr. Se vuoi, fai qui eventuali segnalazioni.
Commenti
Nessun commento è stato ancora inserito per questo articolo.