La sottile linea verde
“Dieci euro per quel signore là in fondo, vicino al trattore! Chi offre di più?”. “Dodici!” esclama una turista divertita appoggiata al muro del castello. “Tredici” incalza il signore, mentre la turista si morde un labbro e pensa se rilanciare o meno. “Forza che tutto è per il nostro oratorio!” incita il banditore, che è poi il priore della confraternita dei Ss. Antonio e Rocco. Sul tavolo alle sue spalle, tra sacchi di noci, farina di castagne e invitanti salami, eccolo, l’oggetto dell’asta: una bella forma di formaggio. Biologico, naturalmente. Perché Varese Ligure, entroterra spezzino ai confini con l’Emilia, è il paese più eco, più bio, più verde d’Italia.
A tutta ecologia!
“È vero, siamo stati il primo comune dell’Unione europea a ottenere la certificazione ambientale Iso 14001, nel 1999” racconta Michela Marcone, una vita tra l’albergo di famiglia e il municipio, oggi sindaco dopo anni di giunta. “Tutto merito di Maurizio Caranza, il mio predecessore. Ci chiedevamo come dare prospettive a un territorio agonizzante, destinato a spopolarsi. Ma cosa fare? Caranza ebbe l’intuizione giusta”. Quella di puntare sull’ambiente, quella che ha fatto di Varese Ligure un esempio, anzi, l’esempio da seguire: non c’è certificazione o riconoscimento che il comune della val di Vara non abbia conseguito, in questi anni. Alle mie orecchie incredule, mentre varchiamo il ponte medievale sul Gottero, Michela racconta di agricoltura biologica, di pale eoliche, di pannelli fotovoltaici, di una produzione energetica sufficiente al fabbisogno di diecimila persone. Peccato che in tutto il comune, esteso quasi quanto quello di Milano, ne abitino solo duemila.
“Vendiamo l’energia che ci avanza” spiega Michela passando davanti allo spaccio della cooperativa di macellazione, dove si fa la coda per un filetto bio. Le chiedo come ha reagito la gente: siamo pur sempre sulle montagne. “Dopo le prime diffidenze, tutti ci sono venuti dietro. Forse perché abbiamo ridato dignità a una categoria che non l’aveva mai avuta, quella degli agricoltori e degli allevatori. E perché abbiamo sempre cercato di fare da guida”. Giriamo per il delizioso paese, ammirando le facciate delle case lungo via Garibaldi, i portici del borgo rotondo, la piazzetta dove d’estate si tengono le rappresentazioni liriche. Eccoci di nuovo davanti al castello. “Arriva il formaggio di Pian de’ Groppi, attento” sussurra Michela. “È il migliore di tutti”. Mi preparo a fare un’offerta.
Trend positivo
Percorro la val di Vara verso il mare e ripenso alla storia di Varese, a quel commento del sindaco durante la nostra passeggiata. “Sai, con tutti i controlli cui siamo sottoposti per mantenere le certificazioni, quello che accade in Campania con la spazzatura qui non potrebbe succedere mai”. Già. Specie quando un’esperienza come quella di Varese fa da calamita a un intero territorio. “Nel 2007 siamo stati certificati dall’Unione europea insieme ad altri 21 comuni, due comunità montane e un ente parco, quello di Montemarcello-Magra, che ha promosso l’iniziativa” racconta Corrado Fabiani, sindaco di Brugnato, venti chilometri più a valle. “La provincia di La Spezia può ben dirsi la più ambientalista d’Italia”. Tanto di cappello, dunque: perché ci vogliono intraprendenza, voglia di fare e olio di gomito per ottenere il riconoscimento.
Anche a Brugnato non si sta affatto male, anzi: la gente non scappa, come altrove, ma arriva da fuori. “Siamo passati dai mille abitanti degli anni Sessanta ai 1.250 di oggi” conferma Corrado mentre facciamo due passi tra le case color pastello del centro storico. “Qui si trasferiscono giovani famiglie, vuoi perché abbiamo ottimi servizi, vuoi perché nel piano urbanistico abbiamo previsto nuove case, vuoi perché siamo vicinissimi all’autostrada”. “Corrado! Vieni che non funziona il riscaldamento”. Una signora ci interrompe, spingendoci in un salone strapieno di tartine e palloncini dove si prepara il compleanno di una bimba. Il sindaco si improvvisa idraulico, mentre arriva un’anziana con un carrello della spesa. “Quando abbiamo deciso di pedonalizzare il centro storico, l’anno scorso, abbiamo lasciato a disposizione dieci carrelli alle porte del paese. La gente li prende, porta a casa la spesa e poi li rimette al suo posto”. Non male l’idea. Arriva Luisa Cascarini, archeologa e assessore, che mi porta a visitare la cattedrale, gli scavi, il museo vescovile. “Brugnato ha una storia illustre, è dal 1133 che è sede del vescovo, sai?”. Il museo sarebbe da visitare solo per la storia della lapide di Piazza, una pietra medievale che si credeva fosse una lettera di Dio caduta dal cielo. Prevedeva il riposo domenicale per tutti i fedeli. Oggi, la domenica si va in bicicletta o a fare kayak sul Vara.
Orsi a sorpresa
Alle pareti dello studio di Silvano Tabò non ci sono attestati o quadri, ma immagini di acacie, capanne e sorrisi di bimbi. “È la missione in Sudan che il comune sostiene da anni” spiega. “In dieci anni, abbiamo contribuito a costruire pozzi, scuole, ospedali. Se ci ripenso, a quando andai a Yirol la prima volta... entrammo clandestini dal Kenya, ero giovane, adesso non lo farei più”. Non che il sindaco di Toirano sia meno giovane o temerario, ora. Anzi: in un quarto d’ora mi elenca tanti di quei progetti che è difficile stargli dietro. Dunque: la certificazione Iso 14001, ovviamente (“ottenuta dal mio predecessore”). Ma anche quella energetica (“abbiamo messo i rifasatori ai lampioni e metanizzato tutte le caldaie, tanto per iniziare”). La battaglia per la raccolta differenziata (“da migliorare”). Il discorso del compostaggio (“stiamo predisponendo un impianto con la comunità montana”). La riqualificazione del centro storico. E poi, la creazione della mascotte: si chiama, guarda caso, Toy, è arancione (le bandiere Tci ringraziano) e, attenzione, è un orso.
Un orso? In Liguria? Francesco Chinini, vicesindaco, mi guarda con occhi che brillano e mi conduce alle grotte. “Ricordo ancora quando entrai da ragazzo, non erano state ancora aperte al pubblico. Un amico cicciottello rimase incastrato in un cunicolo e rimanemmo ore al buio, finché non ci vennero a prendere”. Ora l’illuminazione c’è, eccome, e sottolinea le stalattiti mammellonari, i fiori d’aragonite, le concrezioni d’alabastro, i crani d’orso... I crani d’orso? “Hai visto? Ursus spelaeus, guarda, sono state ritrovate mandibole, femori, risalgono a 27mila anni fa”. Non solo: ci sono anche tanti segni di uomini delle caverne. La meraviglia è doppia. Toirano deve ringraziare la geologia, ma anche l’uomo ha fatto la sua parte: a fine giornata faccio un giro per il bellissimo Torracco, la parte antica del paese, e capito al Museo etnografico della val Varatella. Consiglio: non perdetevelo (è aperto tutto l’anno) e quando andate chiedete se c’è Orlando Boccone. La passione e la competenza con cui questo ragazzo cura l’enorme collezione sono a dir poco contagiose. “In dieci anni ho raccolto quattromila oggetti, ormai c’è un rapporto di fiducia e confidenza con i miei concittadini, mi affidano i loro ricordi”. Il museo vive di Toirano, Toirano vive nel museo.
Bande e palcoscenici
Roberto Pizzio non potrebbe vivere da altre parti. Quando dice “i problemi sono troppi, ho accettato di fare il sindaco incoscientemente” non si può credergli. Perché sono ormai 24 anni che, in un modo o nell’altro, è il primo cittadino di Apricale (prima sindaco, ora vicesindaco, ma dato che il sindaco è malato “faccio il sindaco facente funzione”). E perché mentre parla del suo paese è come se parlasse di suo figlio. “Mi ricordo da bambino quando si veniva su con la strada da Dolceacqua e si giocava a vedere se dietro la curva il paese c’era ancora...”. Apricale c’è sempre, dietro quella curva, compare all’improvviso, abbarbicato al suo sperone roccioso, ed è sempre bellissimo, anzi, oggi è ancora più bello, dopo le ristrutturazioni e i consolidamenti degli ultimi tempi.
“In questi anni abbiamo fatto tanto, per far vivere Apricale... ricordati che siamo pur sempre in 580!”. Pochi ma buoni, sindaco in testa, se il paese può vantare oggi certificazioni e riconoscimenti (compresa la Iso 14001); la banda larga, conquista che “ci fa sentire meno soli”; la scuola materna e quella elementare, altro miracolo in una realtà così piccola; un ciclo di eventi senza paragoni, in primis quello organizzato in agosto dal Teatro della Tosse di Genova, quando tutto il borgo si anima con uno spettacolo itinerante. E ancora, la neonata cooperativa olearia, visto che siamo in terra d’olivo; e la conversione di un antico frantoio in centro studi. Insomma, idee e iniziative non mancano. L’unico rimpianto, per Roberto, è forse quello di non aver avuto ancora tempo per formare qualcuno cui passare il testimone. “C’è voluto tanto per fare decollare il paese, ci vuole così poco per farlo precipitare...”. Augurandomi che non succeda, dallo splendido palcoscenico open air della piazza centrale seguo le vie verso monte, fino ad arrivare al punto di vista della prima foto di questo servizio. “Nessun altro villaggio della zona vanta una posizione tanto splendida” scriveva William Scott nel 1898. No, non si può dargli torto.
La storia di un successo
È nato proprio in Liguria il programma Bandiere arancioni, il marchio di qualità turistico ambientale assegnato dal Touring Club Italiano. Era il 1998 e l’iniziativa fu degli amministratori comunali di Sassello, nell’entroterra savonese, e dell’associazione Amici del Sassello. Perché non valorizzare con una certificazione ad hoc le realtà interne e locali, spesso lontane dai flussi turistici tradizionali ? Il Touring avviò una riflessione con l’assessorato al Turismo della Regione Liguria, e da lì nacque il progetto. Da allora, l’idea ha avuto un enorme successo: a oggi, sono 145 i comuni che hanno ottenuto il riconoscimento, in 17 regioni italiane (per l’elenco completo, www.touringclub.it/bandierearancioni). Requisiti di base la posizione nell’entroterra, meno di 15mila abitanti, un patrimonio culturale valorizzato, risorse accessibili e fruibili, ambiente tutelato; e naturalmente accoglienza di qualità. Oltre le quattro citate nell’articolo, in Liguria sono altre sei le Bandiere: Sassello, appunto, Bandiera arancione ad honorem, e Castelvecchio di Rocca Barbena in provincia di Savona; Santo Stefano d’Aveto in provincia di Genova; Castelnuovo Magra in provincia di La Spezia; e in provincia di Imperia, Triora e Dolceacqua.
Quest’ultimo borgo è anche la sede dell’associazione dei Paesi Bandiera arancione (www.paesiarancioni.it).
Varese Ligure e Brugnato
VARESE LIGURE (Sp)
A 80 km da Genova (uscita A12 Sestri Levante) e a 55 km da La Spezia (uscita A12 Brugnato/Borghetto di Vara).
Albergo e ristorante Amici (tel. 0187.842139; www.albergoamici.com)
gestione familiare, cucina di terra e prodotti bio;
doppia da 55 €, cena da 20 €.
Ottima anche la Taverna del gallo nero (tel. 0187.840513);
da 20 €.
Coop. casearia Val di Vara, spaccio prima del paese (tel. 0187.842108; www.coopcasearia.it);
Coop. carni San Pietro Vara, vendita in via Municipio 1 (tel. 0187.842501);
Ufficio turistico
tel. 0187.842094
www.comune.vareseligure.sp.it;
www.prolocovareseligure.it.
BRUGNATO (Sp)
A 30 km da La Spezia (uscita A12 Brugnato/Borghetto di Vara).
Accoglienza perfetta a Il nido nella bionda (tel. 0187.894556; www.ilnidonellabionda.it), in un rustico ristrutturato appena fuori dal centro storico;
b&b da 60 €.
Nuova gestione per Il casale del benessere (tel. 0187. 896617), nei dintorni;
Ottima cena alla Taverna dei golosi (tel. 0187. 895007);
da 25 €.
Museo diocesano (tel. 0187. 866530);
Kayak: Eddyline, (tel. 347.6439869)
www.eddyline.it
Iat, al casello dell’A12 (tel. 0187.896526);
Toirano e Apricale
TOIRANO (Sv)
A 35 km da Savona (uscita A10 Borghetto Santo Spirito).
Agriturismo La ferla (tel. 0182.98279; www.agriturismolaferla.it),
ristrutturato recentemente;
appartamenti da 70 €, cena da 25 €.
Ottimo rapporto qualità prezzo al ristorante
Il ravanello incoronato (tel. 0182.921991;www.alravanelloincoronato.it);
da 25 €.
Museo etnografico della val Varatella:
tel. 0182.989968.
Grotte: tel. 0182.98062.
Iat: tel. 0182.989938.
Sito web unico: www.toiranogrotte.it.
APRICALE (Im)
A 70 km da Imperia (uscita A10 Ventimiglia).
Raffinata la locanda Apricus (tel. 0184. 209020; www.apricuslocanda.com),
con cinque romantiche camere;
doppia da 90 €;
sconto 15 per cento soci Tci.
Raffinato e rinomato il ristorante Apricale da Delio (tel. 0184.208008; www.ristoranteapricale.it),
menu da 25 €;
tipici La Capanna da Bacì (tel. 0184.208137; www.baciristorante.it) e La lucertola (tel. 0184.209003), entrambi da 20 € e sconto 15 per cento soci Tci. Castello della Lucertola chiusoil lunedì.
Ufficio turistico e pro loco: tel. 0184. 208641; www.apricale.org.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 marzo 2008
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Speciale
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