Turismo sessuale minorile. Giù le mani dai bambini
Il primo italiano a essere condannato per reati sessuali compiuti all’estero, incastrato grazie alle , è un cinquantesettenne veronese che – secondo la sentenza di primo grado – deve scontare 14 anni per pedofilia e diffusione di materiale pedopornografico. In alcune telefonate l’uomo si era vantato di avere avuto, tra il 2001 e il 2005, rapporti sessuali con almeno 400 ragazzini di età compresa fra i 7 e i 15 anni. Nel suo computer la Polizia postale trovò 65mila fotografie pedopornografiche in cui spesso compariva anche lui.
Un caso isolato? Purtroppo no. Secondo l’Unicef, sono 80mila gli italiani che ogni anno partono per l’estero per comprare sesso con minorenni. Le mete più gettonate dai nostri connazionali? Brasile, Thailandia, Cambogia e Repubblica Dominicana.
Dimenticate l’immagine del maniaco con l’impermeabile, disadattato e over 50. Il profilo del turista sessuale che cerca minori – italiano e non – è quello di una persona normale, che lavora, perfettamente integrata nella società. Nella maggior parte dei casi sono giovani tra i 25 e i 30 anni oppure adulti tra i 40 e i 45, quasi sempre sposati. La percentuale di pedofili è bassa, intorno al 3%: tutti gli altri cercano partner tra i 14 e i 16 anni, giovanissimi ma non bambini. Dimenticate anche che solamente alcuni Paesi siano meta di turismo sessuale: oramai lo sono tutti quelli del terzo mondo, e non solo. In Cina e in India si supera il mezzo milione di bambini, destinati perlopiù al turismo interno. In Africa il fenomeno è in aumento esponenziale. In Kenya è ormai un’emergenza. Poi ci sono le mete storiche, Thailandia, Cambogia, Laos, Bangladesh, e quelle emergenti come l’Est europeo, dove alla prostituzione degli adulti si sta sempre più affiancando quella dei minori. Il fenomeno è diffuso anche in tutti i Paesi dell’America Centrale, soprattutto Honduras e Repubblica Dominicana. In Messico si parla di 350mila bambini coinvolti; uno su dieci è venduto e destinato al mercato statunitense.
Le vittime
Secondo i dati forniti da Intervita (onlus internazionale che si batte per migliorare la condizioni di vita delle fasce più deboli nei Paesi del terzo mondo), complessivamente sono 10 milioni i minori coinvolti in questo mercato. Un giro di affari da 12 miliardi di dollari che comprende prostituzione, tratta dei minori, pedopornografia. “Sono dati agghiaccianti – conferma Daniela Bernacchi, direttore generale Intervita – e purtroppo in continua espansione. Internet ha sicuramente agevolato il fenomeno, permettendo un passaparola internazionale prima molto più difficile. Non dobbiamo dimenticare – aggiunge – che le conseguenze per i bambini sono devastanti: oltre all’impatto psicologico, l’esposizione alle malattie veneree e all’Aids è enorme, come pure il rischio di gravidanze indesiderate. Una percentuale altissima di questi bambini, poi, crescendo sviluppa dipendenze da droga e alcol e arriva a tentare il suicidio”.
Realtà allucinanti, complicate anche dal fatto che spesso la legislazione locale è diversa da quella italiana. Da noi la soglia sotto la quale è sempre e comunque reato avere rapporti sessuali è 14 anni. In molti Paesi africani è 12. In Brasile, addirittura 11.
L'Italia
Fra tante ombre, alcune luci: “Siamo il primo Paese in Europa – spiega Marco Scarpati, presidente Ecpat Italia, associazione che combatte la pedofilia e lo sfruttamento dei minori – a coordinare politiche internazionali e progetti che combattono la prostituzione minorile e la pedopornografia. Non solo, ma la nostra legislazione è tra le più attente al mondo nella repressione di questi crimini”. Secondo la legge 269/98, un italiano è perseguibile penalmente nel nostro Paese per questi reati, anche se li ha compiuti all’estero. Per favoreggiamento della prostituzione minorile sono previste pene da 6 a 12 anni; la sola diffusione di immagini è punita con 5 anni di reclusione. La legge 38 del 6 febbraio 2006 e il decreto Gentiloni dell’8 gennaio 2007 hanno dato un ulteriore giro di vite.
“Il nostro impegno si è moltiplicato negli anni”, spiega Marco Cervellini, responsabile dei progetti per la navigazione sicura dei minori su internet della Polizia postale. “I controlli in Italia si fanno sempre più rigorosi e i risultati si vedono: al gennaio 2008, sono stati monitorati oltre 270mila siti, 177 sono stati chiusi e 201 persone arrestate per pedofilia online”.
Come combattere il fenomeno?
La prima raccomandazione è quella di non chiudere gli occhi davanti a certi comportamenti. Guardare altrove, pensare “avrò capito male” è la reazione più sbagliata. “Il turista – ammonisce Daniela Bernacchi – deve ricordarsi di essere sempre e comunque un cittadino, che non è all’estero per dimenticare i propri doveri e i propri valori morali”.
Le associazioni e le forze dell’ordine ricevono molte segnalazioni, anche da agenzie di viaggi e tour operator, di clienti che cercano questo tipo di “servizi”. E viceversa, ci sono turisti responsabili che denunciano episodi di turismo sessuale organizzato – racconta ancora Scarpati – come un tour in Mongolia durante il quale le battute di pesca sportiva prevedevano anche “compagnia extra” sotto la yurta. Minorenni, naturalmente.
Chi ci guadagna? La criminalità organizzata, quasi sempre locale. Salvo rare eccezioni come per la tratta dei minori, infatti, non esiste una malavita internazionale come per il traffico di stupefacenti. Ed è indubbia poi la collusione delle forze dell’ordine nei Paesi in cui il fenomeno è radicato da maggior tempo.
Un convegno
Un impegno reale del mondo del turismo contro la pedofilia online è venuto anche da un recente convegno organizzato a Roma dal consorzio alberghiero Pregio Hotels, cui hanno partecipato, oltre alla Polizia postale, Unicef, Ecpat Italia, Meter onlus (associazione antipedofilia fondata da don Fortunato di Noto), Moige (Movimento italiano genitori), Enit, Microsoft Italia e l’Università la Sapienza di Roma. Spiega Angelo Boscolo, presidente di Pregio Hotels: “Affinché il nostro contributo fosse concreto, abbiamo realizzato una serie di regole da applicare in tutti i nostri hotel, come i filtri per l’utilizzo dei computer negli spazi internet comuni, rigidi controlli sugli eventuali ospiti dei clienti e un codice di condotta da far sottoscrivere a fornitori e corrispondenti, nazionali ed esteri. È nostra ferma volontà arginare la piaga dell’abuso di minori in ogni modo e in ogni dove. È un dovere di tutti”.
Il monito di Daniela Bernacchi è inquietante: “L’uomo in giacca e cravatta, sorridente e abbronzato, che incrociate in metropolitana potrebbe essere appena tornato da Bangkok e aver usufruito di speciali servizi”. E a queste parole un brivido ci corre lungo la schiena. Anzi, ottantamila brividi. Uno per ogni nostro connazionale coinvolto.
APPROFONDIMENTO
Un monologo coraggioso
Ci voleva molto coraggio nel portare su un palcoscenico un tema scabroso come quello del turismo sessuale minorile. Ma a Giulio Cavalli (nella foto, in scena), autore e attore di teatro civile – il suo ultimo testo, Do ut des, è incentrato sulla mafia –, questo coraggio non manca. Così dallo scorso anno gira i teatri della Penisola con il suo monologo, Bambini a dondolo, non senza difficoltà. E spiega: “Credo di essere un privilegiato, perché provo a raccontare storie che altri – giornalisti, magistrati ma non solo – ancora non possono raccontare”. Dopo essere stato in molte città, tra cui Milano, Roma e Napoli, Bambini a dondolo sarà in scena al teatro Europa di Aprilia (Lt), il 3, 4 e 5 novembre; e il 22 novembre a Lignano Sabbiadoro (Ud).
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 settembre 2008
- Autore: Luca Bonora
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