Valtournenche. Quei villaggi senz'auto tra wi-fi e letterati doc
Valtournenche è sinonimo di Cervino, quello che è stato definito il più nobile scoglio d’Europa, la montagna più bella del mondo, e che se non lo è poco ci manca. Attratto dall’ago di roccia, il turista è naturalmente spinto verso la testata della valle, ansioso di vedere da vicino il blocco di granito, di estasiarsi di fronte a tanta magnificenza. Ma il Quattromila si può ben vedere anche da altri punti della valle (c’è un lungo sentiero, da fare a tappe, non a caso chiamato la Grande Balconata del Cervino). E nel frattempo scoprire altre unicità della Valtournenche: per esempio due villaggi che per primi hanno fatto propria la filosofia di quella che tutti oggi chiamano “mobilità dolce” – ovvero una diversa concezione del viaggio, effettuato con mezzi di trasporto quanto più possibile ecologici, lenti e alternativi ai motori.
Auto no grazie
Chamois mise le basi della mobilità dolce già cinquant’anni fa, nel 1955: c’era da decidere quale mezzo era più consono per arrivare al paese, posto su una serie di balze a 1818 metri di quota (dettaglio che ne fa uno dei più alti comuni d’Italia). Tra strada e funivia, con un referendum gli abitanti scelsero la seconda. E da allora nulla è cambiato: chi vuole arrivare a Chamois dal fondovalle, 700 metri più in basso, può solo camminare o prendere il mezzo via cavo. Niente auto: quelle vanno lasciate al parcheggio di Buisson. Vien da sé che a Chamois si trovano silenzio, pace, tranquillità. Nessuna ansia di parcheggio, traffico, attraversamento della strada. Nessun clacson. Nessun tubo di scappamento.
Il Comune, lungimirante, mette a disposizione gratuitamente connessione wi-fi e mountain bike: ci si fermerebbe qui, invece di camminare. Ma la gita deve ancora iniziare, la nostra meta è un’altra. Il colletto di Cheneil, innanzitutto, da cui godere la promessa vista sul Cervino: lo si raggiunge passando dal grazioso lago di Lod e percorrendo prati assolati. E poi, dopo una bella discesa, ecco Cheneil, frazione di Valtournenche, immerso in una conca che definire magica non è affatto esagerato. Anche qui stessa situazione di Chamois: auto off limits (la strada più vicina è a dieci minuti di distanza) e vita che scorre come una volta. Dopo due ore di passeggiata, non si può che apprezzare.
Non solo roccia
Così, attorniati da tanta pace, degustando gli impareggiabili mirtilli con la panna dell’hotel Panorama al Bich, l’unico del paese, non si può che pensare. E il pensiero corre al cognome Bich, tipico della Valtournenche, che divenne famoso nel mondo quando il barone Marcel, nato nel 1914, ebbe la geniale idea di comprare il brevetto di un certo László Biró e di produrre su larga scala la penna a sfera cui – guarda caso – diede il nome di Bic. All’abate Gorret, “l’orso della montagna”, il leggendario curato alpinista ottocentesco che passò la sua adolescenza a Cheneil e diede un contributo fondamentale all’esplorazione e alla scalata di tante cime, Cervino in primis. E poi a Lalla Romano, che fece di Cheneil la sua casa adottiva, e sul villaggio – da lei chiamato Pralève – lasciò bellissime pagine .
“Gli ultimi giorni di giugno a Pralève la neve non è lontana, e nel silenzio ancora freddo trema sui prati e le rocce una primavera preziosa e povera... I profili delle montagne sono netti, scuri; il cielo è corso da nuvole sfilacciate dal vento; l’azzurro è chiaro, quasi verde, ma qua e là è un turchino profondo. In quei giorni Pralève, più che un eremitaggio, è una solitudine boreale. Era quello che cercavo. Il resto – i rari incontri umani – mi veniva dato in sovrappiù” (La villeggiante).
Viene voglia di provare, certi che non è cambiato molto dai tempi in cui la Romano scrisse. “Veramente qualcosa si spegneva – si nascondeva – in noi quando lasciavamo Pralève”. Vale per tutti.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 maggio 2009
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Speciale
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