Alla moda di Anversa
In principio c’era un’accademia di belle arti, fondata nel 1663 dai talenti fiamminghi dell’epoca. Tre secoli dopo viene inaugurato Modenatie, il dipartimento di moda. Difficile inserirsi nel dominio parigino e milanese, almeno fino al fatidico 1985, quando la scuola diploma sei ragazzi in grado di stravolgere molte delle regole di stile imperanti in quel momento. E da lì la storia di Anversa prende una piega diversa, cucendosi letteralmente addosso un volto nuovo e magnetico per chiunque abbia interesse per la cultura contemporanea nelle sue varie declinazioni, dall’arte all’architettura, fino alla regina assoluta della città, la moda. Anche se lontana anni luce nello stile da via Montenapoleone o Saint-Germain-des-Prés.
Utilizzando l’inglese come lingua franca, la parola fashion qui non allude solo a vestiti e scarpe, ma a un concetto che si applica anche alla quotidianità: creare e accettare le sfide, ma senza perderci in qualità della vita. E camminando per le vie del centro si nota subito: traffico relativo e decisamente educato, ampie zone pedonali, molti tavolini all’aperto e tanti sacchetti colorati. E da quei sacchetti si può sapere molto su dove fare shopping e di che tipo. Se hanno stampati sopra nomi e firme da catena in franchising mondiale provengono da quella che è l’arteria pedonale degli acquisti più grande e conosciuta, Meir, che non ha nulla di particolare se non il mix di architetture dal XVIII al XXI secolo la cui sintesi perfetta è l’enorme e peculiare centro commerciale Statsfeestzaal, barocco all’interno, ma con arredi di design e l’unico champagne bar della città collocato proprio in un’enorme coppa di champagne sovradimensionata. Forse non proprio minimal ma, a poca distanza, c’è spazio anche per quello. Sulla via Hopland si affacciano, infatti, le boutique dai nomi altisonanti. I sacchetti diventano di carta e non più di plastica e virati al grigio, nero o bianco. E non ci si viene a piedi, ma col suv.
In cerca di stile
Fin qui c’è poco di diverso da quasi tutte le città europee. Poi però basta seguire la giovane coppia giapponese technotrendy, o il castigato tailleur di una signora bon ton che indossa però scarpe più simili a sculture che a calzature, per arrivare nella zona giusta per acquisti realmente creativi, la Nationalestraat e vie limitrofe. Prima di farsi prendere dal turbine di negozi che assomigliano a gallerie d’arte, una sosta al tempio cittadino della moda, dove tutto cominciò nel famoso e ormai lontano 1985, è d’obbligo. Modenatie è un concentrato di tutto quello che ruota intorno al mondo dello stile. C’è il museo dedicato alla moda, Momu (da non perdere la mostra Paper fashion fino al 16 agosto), e la scuola da dove sono usciti con successo i sei di Anversa. Qualcuno di loro è talmente grato all’istituto e alla città che tuttora ci insegna.
Walter van Beirendonck per esempio. Incontra gli studenti o gli aspiranti tali e chiede perché vogliano frequentare proprio quella scuola. Domanda legittima, visto che il novanta per cento di chi studia qui è straniero. E la stessa domanda la facciamo a lui: “Ogni anno riceviamo circa 400 domande di iscrizione. Di questi aspiranti studenti ne entrano un centinaio e se ne diplomano, dopo quattro anni, una quindicina. È difficile. I ragazzi sono sottoposti a uno stress incredibile. Devono saper disegnare, progettare, cucire, usare ogni materiale, preparare una sfilata da cima a fondo. Cerchiamo di stimolare in ciascuno di loro lo sviluppo di uno stile personale, unico”. Unico come le sue creazioni in vendita nello store Walter in Sint-Antoniusstraat.
Shopping e cultura
Delle difficoltà e dello stress ne sa qualcosa Karisia, ventiseienne di Civitanova Marche, ormai all’ultimo anno che, per racimolare euro e autofinanziarsi la sfilata di fine corso, vende pezzi di stoffa ai suoi colleghi: “Sono venuta qui perché volevo imparare questo mestiere in tutti i suoi aspetti. Sono anni che faccio sacrifici. Però è un ambiente unico. I miei compagni di corso sono argentini, israeliani, taiwanesi... Una mia amica che ha finito l’anno scorso disegna per Marc Jacobs a New York, spero di essere altrettanto fortunata!”. Anche Karisia entrerà nel novero dei designer belgi. La fuga di cervelli passa anche per la moda.
Di nuovo in strada le soste per curiosare o acquistare sono diverse. Dalla libreria Copyright alla boutique di Yohji Yamamoto, ma l’elenco sarebbe infinito. Puntiamo su quelli che la scuola l’hanno frequentata, come Dries Van Noten, uno dei sei, Veronique Branquinho e Ann Demeulemeester, un’altra dei sei.
Il quartiere Zuid, a sud di Anversa, pullula anche di gallerie d’arte contemporanea che spesso, al giovedì sera, aprono fino a tardi in un turbinio di inaugurazioni durante le quali non si capisce mai bene se i visitatori fanno parte delle installazioni o sono solo molto creativi nel look. Qui ci sono anche il Museo d’arte contemporanea, Muhka (fra breve in chiusura per ristrutturazione), il Museo della fotografia (anche qui mostra davvero interessante sui lavori di Erwin Olaf fino al 7 giugno) e il Museo delle belle arti (fino al 14 giugno ospita un’esposizione su Goya, Redon ed Ensor), nel cui cortile alcuni ragazzi giocano a bocce, annientando lo stereotipo della bocciofila per pensionati. Puntando poi ancora lo sguardo verso sud emergono le punte del nuovo Palazzo di giustizia, una struttura hi-tech progettata da Richard Rogers, già coautore con Renzo Piano del Centre Pompidou a Parigi.
Il porto
Dopo la passeggiata tra shopping e cultura a Zuid bisogna invece puntare a nord per scoprire che Anversa è una città che continua a mutare, ogni stagione, quasi come le collezioni dei suoi stilisti. Cambiare le vetrine di uno showroom è però più facile di rifare il look di un’intera area come quella del porto. Considerandola nell’insieme è una zona grande quattro volte l’intera città e solo un piccolo settore sta vivendo una fase di completa ristrutturazione. Le gru e i cantieri lavorano a pieno ritmo, tra un canale e l’altro, per concludere torri abitative e il museo sul fiume, Mas, che sarà pronto entro l’anno e ospiterà il materiale storico che racconta la città. Già pronto il Sint-Felix-pakhuis, un ex dock completamente ristrutturato e adibito ad archivio in cui presto saranno aperti anche libreria e ristorante.
Filip Smits lavora al dipartimento di sviluppo urbano e conosce bene il porto con le sue vie dai nomi esotici e gli hangar più o meno ristrutturati: “Il progetto complessivo di recupero durerà anni e comprende anche un parco, una nuova rete tranviaria, edifici per abitazioni ed è basato su un rapporto nuovo col fiume e l’acqua. Tutto ovviamente secondo canoni estetici e ambientali di altissimo livello”. Viene il dubbio che qui ci si debba tornare spesso per controllare le tendenze più originali, per scoprire nuovi talenti che vadano ad aggiungersi ai sei, o solo per vedere come cambia il look del panorama. In fin dei conti, Anversa è proprio un porto di mare.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 aprile 2009
- Autore: Barbara Gallucci
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