Varsavia - Praga: the wild side
“Volete andare a Praga? A far cosa? È pericoloso”. Jolanda ha oltre cinquant’anni, parla italiano con piglio autoritario e di mestiere fa la guida turistica. Logica vorrebbe che promuovesse la città, tutta la città. Ma lei scoraggia i turisti che vogliono visitare Praga, il vecchio quartiere sulla riva sinistra della Vistola. “Ci sono i lavori per la metro, i tram hanno cambiato percorso, i taxi non sanno dove andare, vi perderete” rincara. Il siparietto conferma quel che Iza Tarwacka sa da una vita: “Praga gode di una pessima reputazione, soprattutto tra i cittadini dell’altra sponda”. Ma lei non ci sta. Sbrecciato e malfamato, Praga è il suo quartiere. Qui, a tre fermate di tram dal centro, è nata e cresciuta. Qui vive e si trova benissimo. Così bene che da un paio di anni lavora con l’associazione Monopol Warszawski, una ong che vuole valorizzare e far conoscere la zona, prima di tutto agli abitanti della capitale. Dall’ufficio in ulica Zåbkowska, prima di iniziare il giro alla scoperta della Praga d’avanguardia, ne racconta la storia. “Durante il regime al potere non piaceva questo quartiere. Dopo la guerra, gli ebrei che rappresentavano un terzo della popolazione della città sono scomparsi. Allora Varsavia venne popolata da gente proveniente dalle campagne dell’Est, passate sotto l’Unione Sovietica. Praga, no”. Praga rimase un’isola della vecchia Polonia, quella presocialista. “Le famiglie che vivono qui ci abitano da generazioni. Oggi questo è davvero il vecchio centro di Varsavia” spiega orgogliosa. “Durante la guerra questa parte è l’unica che si è salvata: i palazzi sono praticamente gli unici originali della città”. Fatiscenti e malridotti sono tanto originali che nel 2002 Roman Polansky li scelse come scenografia naturale per girare Il pianista, facendo da apripista alla rinascita di Praga. Secondo altri l’inventore della nuova Praga si chiama Janusz Owsiany. Janusz è un brillante sessantenne che per anni ha disegnato bottiglie di vodka alla Koneser, la fabbrica che rappresenta il cuore della rivoluzione. “Caduto il comunismo la fabbrica ha chiuso, ma io non volevo abbandonare il mio ufficio. Era troppo bello” racconta immerso tra modelli di bottiglie mai entrate in produzione. “Mi piacevano queste atmosfere e questo quartiere, dunque ho pensato come fare per restarci”. La soluzione è stata trasformare gli spazi della fabbrica in uno spazio culturale. Così dieci anni fa Praga ha iniziato ad attirare artisti e studenti che trovavano atelier e appartamenti a prezzi stracciati. In breve tra i mattoni rossi e le ciminiere della Koneser hanno aperto un teatro, un cinema, spazi espositivi e studios di numerosi artisti, un antiquario e un ristorante.
Una nuova Tribeca?
Anche la Fabryka Trzciny, dove si producevano marmellate, è diventata un tempio dell’avanguardia. Qui ci sono studi televisivi, spazi per concerti, una galleria d’arte e una sala del teatro Nowa Praga. Poco distante, oltre aleja Solidarnosc, nella ulica 11 Listopada, sono sorti una manciata di locali frequentati anche dagli abitanti dell’altro lato della Vistola. Più in periferia, verso sud, a primavera ha aperto un altro spazio poliedrico, Soho factory, che occupa gli spazi di una fabbrica di missili. “Qui è diverso: ci sono studi di architetti, gallerie e negozi di design” racconta Piotr Sikora, che lavora alla galleria Leto. “Diciamo che ha un volto più pulito dell’altra Praga, quella nord. Cerca di raccogliere un altro tipo di persone, che forse non amano andare nell’altra parte perché la trovano troppo underground”. Nonostante sia diventato un punto di attrazione, Praga rimane ancora un quartiere povero. “Le case non sono mai state ristrutturate, molte non hanno altro riscaldamento che una stufa. Durante il regime non c’erano soldi e in questi vent’anni non ha ancora attirato gli interessi di chi sta edificando la città dei grattacieli” spiega Iza. Le cose sono destinate a cambiare presto, pare. Tra qualche anno arriverà la metro e qui è stato costruito lo stadio nazionale, che ha sostituito il vecchio stadio del Decennale, diventato uno dei più surreali mercati di tutto l’Est: un bazar dove trovare qualsiasi merce, legale o no. Ma non per tutti Praga è la nuova Mecca. Lukasz Drgas ha studiato arte a New York, nel 2006 è tornato e ha aperto un negozio di design. “Prima stavo alla Koneser, ora mi sono trasferito a Soho factory. Questa sarebbe la nuova Kreuzberg, o la nuova Tribeca? È un’esagerazione: ci sono alcune realtà interessanti, ma siamo anni luce lontani da quello che accade altrove”. Sarà. Ma girando per i bar e le “nuove” fabbriche di Praga, l’atmosfera è piacevole. Con le statuette della Vergine Maria che fanno capolino in ogni cortile, Praga è allo stesso tempo genuinamente creativa, antica e decrepita. Un angolo di Varsavia che resiste all’omologazione occidentale. E forse è proprio quel che a Jolanda dispiace.
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Informazioni
- Pubblicato il: 25 gennaio 2012
- Autore: Tino Mantarro
- Sezione: Qui Touring Speciale
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