Cracovia - L'anello magico
Jogger in abiti techno perfetti sia per il freddo pungente invernale, sia per le calde temperature estive. Mamme eleganti che spingono passeggini e intanto guardano la mail sui loro smartphone. Gruppi di studenti vocianti che corrono verso le prime lezioni del mattino. Il Planty è un anello verde che circonda il prezioso centro storico sempre popolato dai cittadini di Cracovia consapevoli della bellezza che, questo parco, circonda in un piacevole abbraccio. Percorrerne i quattro chilometri è una sorta di delizioso antipasto, perfetto per stuzzicare l’appetito e la curiosità. Un po’ come la storia di questa ex capitale graziata dalla guerra e dalla storia che oggi, per merito dell’opulenza ostentata dai regnanti del passato, racchiude in pochi chilometri quadrati palazzi, chiese, università con architetture antiche autentiche scampate a bombardamenti e distruzioni. Questa autenticità rende pressoché unica Cracovia nel panorama polacco. Una città che, nonostante numerosi attacchi di popoli invasori, periodi di crisi e ribaltamenti politici, mantiene uno stile impeccabile, intaccato oggi solo dalle vetrine delle multinazionali dello shopping e del cibo veloce che imperversano nel centro storico.
Tutto messo in piazza
La piazza del mercato, Rynek Glowny, è un buon punto di partenza. Anzi, meglio ancora lo sono i suoi infiniti sotterranei. Quando si parla di immersione nella storia locale qui si intende non in senso figurato, ma reale. Due anni fa è stato infatti inaugurato un curioso museo underground, Podziemia Rynku, nato dagli scavi archeologici svolti nella piazza che hanno messo in luce i vari strati di storia accumulati in due millenni. Ne nasce un ritratto intenso, anche molto tecnologico dal punto di vista espositivo, che non lascia spazio ai dubbi: Cracovia è sempre stata un nodo di scambi commerciali notevoli, ma con, allo stesso tempo, una forte tendenza artistica sostenuta da re e regine con uno sviluppato senso del bello. Il periodo migliore fu quello che iniziò con Casimiro III il Grande, che fondò l’università nel 1364, e proseguì con la dinastia degli Jagelloni.
Per trecento anni la città attrasse artisti, professori e studenti da tutta l’Europa definendo quelle caratteristiche che tutt’oggi la trasformano in un magnete naturale per chiunque sia affascinato dall’arte e dalla cultura.
Una volta riemersi dal sottosuolo l’osservazione della piazza quadrata (misura 200 metri per 200 ed è una delle più grandi piazze del mercato in Europa) può anche avvenire in ordine sparso. Se però sono le 11.50 del mattino meglio affrettarsi verso Kosciol Mariacki, la chiesa di S. Maria, perché una suora sta per aprire l’enorme polittico dell’altare. In punta di piedi e con un lungo bastone di ferro, la suora riesce a malapena ad aprire le porte del dipinto suscitando un “ohhhhhhhhh” condiviso da turisti e fedeli al quale risponde con un sorriso serafico. Rapiti dalla magia quasi ci si dimentica che la chiesa gotica vanta enormi vetrate del 1370 che raccontano la storia dell’umanità, nonché un’architettura frutto di numerosi rifacimenti. Ma il tempo corre e c’è un altro appuntamento da non perdere. Allo scattare di ogni ora, dalla torre più alta della chiesa, un trombettiere dà fiato al suo strumento per suonare, verso i quattro punti cardinali, una melodia un tempo intonata per allertare gli abitanti di eventuali orde di invasori diretti in città. Un rito antico che, 24 ore su 24, scandisce il tempo che passa mettendo a dura prova i polmoni del trombettiere allo scoccare di ogni ora.
Un altro tipo di rituale si svolge da secoli sotto le volte del mercato coperto dove decine di bancarelle espongono le loro mercanzie. Tra souvenir a basso costo e paccottiglia generica, spuntano ambra e sale, due dei prodotti tipici locali che, da secoli, sono protagonisti dello shopping made in Cracovia. Eppure l’oggetto più venduto sembra essere la riproduzione del drago, simbolo cittadino e protagonista di una leggenda locale molto nota. Il drago pare vivesse in una grotta ai piedi del Wawel. Una bestia famelica almeno fino a quando un ciabattino non ebbe una brillante idea: farcire un montone di zolfo e darglielo in pasto. Il drago lo divorò, ma la sete che ne conseguì gli fu fatale perché bevve così tanto da scoppiare liberando così la città da un incubo. Oggi sembra stare molto simpatico ai turisti a giudicare dai vendutissimi peluche. Tutto intorno alla piazza i fanatici degli acquisti compulsivi hanno pane per i loro denti, ma alzando lo sguardo oltre le vetrine hanno anche la fortuna di vedere il meglio delle architetture locali: dalla facciata neoclassica di Palac Potockich a quella rinascimentale di Kamienica Montelupich, ovvero casa Montelupi, famiglia italiana che per prima istituì un servizio postale in Polonia, fino al palazzo più antico, Kamienica Szara, costruito tra il XIII e il XIV secolo, ma caratterizzato da un portale barocco.
In attesa che torni Leonardo
Una volta sviscerati tutti gli anfratti della grande piazza del mercato, basta allontanarsi di pochi metri per rientrare in atmosfere più tranquille e meno scintillanti. Due le soste imprescindibili. La prima è al Collegium Maius, l’edificio con cui è nata l’università Jagellonica, caratterizzato da un bel cortile ad arcate gotiche attraversato da studenti vocianti diretti a lezione o al bar, che è anche sala lettura, e che si trova nei sotterranei. Un bel posto per una sosta corroborante accompagnata dal brusio interrotto solo dagli scoppi di risate dei ragazzi.
Riattraversando verso nord la piazza e percorrendo la ulica Sw. Jana si arriva al museo Czartoryskich. Attualmente in ristrutturazione, sarà riaperto nel corso del 2012. I cittadini di Cracovia sono un po’ sulle spine in proposito perché la sua collezione è una tra le più preziose al mondo e, in passato, è stata letteralmente razziata dai nazisti che portarono a Berlino molte opere. Una volta finita la guerra, la maggior parte di esse furono restituite, ma non tutte. Qualcuna si è persa nei vari “traslochi” come lo Studio per ritratto di Raffaello, non proprio una tela qualunque evidentemente. Per questo è giustificabile una certa apprensione per il quadro prediletto, La dama con l’ermellino di Leonardo, fino al 5 febbraio esposta alla National Gallery di Londra. Dalla prossima primavera tornerà nella sua casa polacca dalla quale non si potrà muovere per almeno dieci anni.
Il tesoro della corona
Totalmente inamovibili, invece, le tombe, i sarcofagi e i cenotafi della Cattedrale che domina la città dalla collina del Wawel dove si trova il castello. Appena fuori dal Planty, rappresenta il diamante che rende perfetto l’anello magico di Cracovia. L’ingresso al luogo sacro avviene attraverso un enorme portale in legno decorato con decine di K, iniziale del grande re Casimiro III (Kazimierz). La visita all’interno è un percorso storico dettagliato sulla Polonia. Si passa da un re all’altro, ma anche santi, eroi nazionali, artisti hanno trovato qui riposo eterno. Immobili da secoli, non possono godere della vista dei preziosi arazzi di Bruxelles che pendono dalla navata, si perdono anche l’altare maggiore in stile barocco e la Crocifissione del Guercino, ma godono dell’attenzione imperitura e della devozione di milioni di polacchi e viaggiatori di tutto il mondo che non possono fare altro che osservarli rapiti. Decine di guide turistiche col loro vociare multilingue scalfiscono appena la sacralità del luogo che, dal 1320 al 1764, vide l’incoronazione di tutti i re polacchi. Nel 1978 fu l’allora arcivescovo della città Karol Wojtyla a volere l’apertura del museo della Cattedrale dove sono conservate sia opere d’arte sacra sia le riproduzioni dei simboli del potere i cui originali sono nelle tombe stesse.
Il tesoro della corona è invece custodito nello Zamek, il castello gotico trecentesco poco distante. Dopo un tour simile è evidente che, per secoli, a Cracovia il senso del bello (e dell’accumulo) era particolarmente diffuso. Nulla hanno potuto i saccheggi da parte dei tanti invasori che, nel corso dei secoli, hanno reso la storia della Polonia complessa e faticosa. Solo negli ultimi vent’anni di democrazia il Paese ha finalmente potuto rimettere in mostra il suo passato e Cracovia, defraudata del titolo di capitale nel 1609 sotto il regno di Sigismondo III Vasa, ha potuto sfoggiare nuovamente la sua ricchezza senza il senso di colpa imposto dal regime sovietico che di regnanti, nobili, sangue blu e chiese proprio non ne voleva sapere.
Poche luci a Kazimierz
A fare le spese dell’egualitarismo forzato fu anche un quartiere che sta appena fuori dall’anello del Planty: Kazimierz che, guarda caso, prende il nome proprio dal grande re che così tanto segnò il destino di Cracovia. Ideato come una città a se stante e dotato di proprie mura difensive ormai sparite, il quartiere fu scelto per insediare, verso la fine del XV secolo, la comunità ebraica cittadina. La persecuzione nazista prima e quella del socialismo reale poi ne hanno praticamente annullato la popolazione, lasciando Kazimierz al degrado e alla tristezza. Fino a qualche anno fa la visita di questa zona era altamente sconsigliata, nonostante la presenza di alcune belle sinagoghe e di palazzi storici.
Oggi, invece, è qui che la vita sociale e culturale è più autentica. Strade e vicoli sono bui, ma ristoranti, bar e locali, con le loro luci soffuse e le musiche klezmer, danno al quartiere un aspetto bohémien e misterioso. Un’atmosfera quasi ovattata il cui silenzio è spezzato solo il venerdì davanti alle sinagoghe affollate per celebrare shabbat. Prendere un tè e una fetta di torta in uno dei bar affacciati sulla plac Nowy, dove si svolge il mercato quotidiano, è un buon modo anche per capire qualcosa in più sulla Polonia di oggi. Ai tavolini si alternano i vari volti di un Paese spesso accomunato a stereotipi che nulla hanno a che vedere con la realtà attuale. Realtà fatta a Cracovia di migliaia di studenti che arrivano qui da tutto il mondo per studiare, capire e capirsi. Ragazzi che leggono sui loro tablet i giornali di tutto il mondo grazie alla connessione wi-fi onnipresente e sempre gratuita, mentre signori più in là con gli anni, ma non per questo meno tecnologici, scorrono sul loro computer portatile le rassegne teatrali o le prime cinematografiche. Nessuno dal bancone del bar obietta se si trascorre un intero pomeriggio a leggere seduti al tavolino o comodamente in poltrona. Tutti sono i benvenuti, anche gli invasori-viaggiatori del terzo millennio. L’anello magico è aperto a chiunque abbia voglia di aprire gli occhi e rimanere abbagliato.
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Informazioni
- Pubblicato il: 25 gennaio 2012
- Autore: Barbara Gallucci
- Sezione: Qui Touring Speciale
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