Dresda: guerra e pace
Giocare alla guerra è un classico. Lo fanno tutti i bambini. Talvolta però` il gioco si fa duro e si trasforma in un conflitto mondiale che non guarda in faccia a nessuno. Nemmeno ai bambini. Tra il 13 e il 15 febbraio 1945 lo scoprirono sulla loro pelle i cittadini di Dresda bombardati dalle forze alleate che distrussero la città uccidendo circa 135mila persone.
“Così va la vita” scrive ossessivamente Kurt Vonnegut in Mattatoio n° 5, testimone dell’attacco in quanto soldato americano prigioniero di guerra nella città sassone, nascostosi appunto in un mattatoio per sopravvivere. Al ritorno negli Stati Uniti decise che doveva raccontare quella storia misconosciuta nel suo Paese, forse proprio per la sproporzione dell’attacco perpetrato da quelli che, nelle dinamiche della seconda guerra mondiale, erano i “buoni”. Nel frattempo Dresda cercava di rialzare la testa, ma la guerra, seppur fredda, continuava a segnarne il profilo. La Firenze sull’Elba, con i palazzi e le chiese barocche, le collezioni d’arte straordinarie, i ponti storici non esisteva più.
Leggende locali raccontano che la ricostruzione di un edificio storico come lo Zwinger o la Staatsoper, il teatro dell’opera, siano dipese da autorizzazioni estorte a ufficiali sovietici con qualche bicchiere di vodka. Certo è, che in pieno stile dell’epoca, gran parte della città fu ricostruita con lo standard estetico di Mosca. Dresda doveva diventare simbolo della Ddr, la punta di diamante del blocco comunista, e quindi le chiese non servivano. Come l’arte d’altronde, salvo poi portare in Unione Sovietica gran parte dei capolavori salvati dai bombardamenti perché nascosti nelle miniere.
È comprensibile quindi che, alla fine del regime, tra le urgenze dei cittadini ci fosse quella di riportare Dresda agli antichi splendori. Per farlo non sono mancate anche consistenti donazioni di inglesi e americani che, a suon di dollari e sterline, hanno voluto ricucire il danno fatto espiando in parte il senso di colpa. Proprio grazie a questi soldi, nel 2005 è stata inaugurata la nuova Frauenkirche, simbolo cittadino, distrutta non tanto dalle bombe quanto dallo spaventoso incendio che provocarono. Osservandola il primo pensiero corre a Venezia, a S. Maria della Salute, alla quale è ispirata. Mancano i segni del tempo, l’interno è persino freddo e si scalda solo mentre suona l’organo (completamente ricostruito con i pezzi originali).
È in fase di ristrutturazione anche il castello, sede dei re sassoni fino al 1918, che oggi ospita due straordinarie gallerie che vantano collezioni di gioielli, armi di inestimabile valore e manufatti decisamente curiosi accumulati nel tempo (come i noccioli di ciliegia scolpiti con decine di volti). Ed è solo l’inizio. La sontuosità delle collezioni artistiche di Dresda emerge con maggiore forza nella Gemäldegalerie Alte Meister, che ha sede allo Zwinger, il palazzo per le feste reali. Qui è ospitata la celebre Madonna Sistina di Raffaello che, quest’anno, compie 500 anni. Ma si trovano anche opere di Tiziano, Tintoretto, Giorgione, Canaletto (con le sue famose vedute proprio su Dresda dove visse per alcuni anni), Vermeer, Rubens, Mantegna...
Un giramento alla testa è comprensibile. Eppure serve ancora un po’ di spazio mentale per scoprire anche il nuovo Albertinum, recentemente ristrutturato. All’ingresso si intuisce subito che il materiale è tanto, visto che una serie di busti e statue classiche osserva gli ospiti dietro un vetro con aria quasi beffarda. La reazione prosegue all’interno con Il pensatore di Rodin che si trova faccia a faccia con alcune opere d’arte contemporanea di creativi tedeschi. L’alternanza tra classico e contemporaneo prosegue per tre piani di sorprese tra pittori romantici e provocazioni visive. Una scelta di allestimento davvero fuori dal comune, ma che funziona alla perfezione perché costringe a confronti stimolanti e sempre curiosi.
Non solo cultura
L’abbuffata culturale però è solo una faccia della medaglia di Dresda. Per vedere l’altra bisogna attraversare il ponte di Augusto che collega le due sponde dell’Elba, fiume croce e delizia a seconda di quanto si ingrossa (nel 2002 la città venne colpita da una terribile inondazione che rischiò di mettere a repentaglio l’intera opera di recupero). Fino ad Albertplatz la sensazione di essere all’Est vince su tutto. Architetture socialiste, ampi viali, persino un grattacielo abbandonato che fu simbolo della grande Ddr.
La Neustadt, la città nuova che fu in realtà risparmiata dai bombardamenti e quindi risulta più vecchia, ricorda la Berlino est dei primi anni dopo la caduta del muro. L’età media dei cittadini di questa parte di Dresda è 32 anni (nella Altstadt, la città vecchia, si sale a 44), molti sono bambini, certamente, ma è evidente un fermento e una bella vitalità a ogni angolo. “Questa è la Dresda più vera che spesso i turisti non vedono ed è un peccato”, racconta Danilo Hommel che organizza passeggiate notturne alla scoperta della movida locale. Alaunstrasse è il suo regno. Entra ed esce dal Katy’s Garage, in una serata dedicata agli over 25, si ferma per due chiacchiere al Plan Wirtschafts, dove sono appesi ai muri elettrodomestici vintage che fanno molto socialismo reale, prende uno snack al volo al Capa, mezzo chiosco mezza galleria d’arte contemporanea, si mette comodo sui divani del Wohnzimmer, ovvero soggiorno, e comincia a raccontare della micronazione che in queste strade fu fondata nel 1991.
“Prendemmo contatto con le altre micronazioni del mondo, come Christiania a Copenaghen, coniammo una nostra moneta (con Marilyn Monroe, Papa Wojtyla e Che Guevara come simboli), c’era persino una bandiera: quella della Ddr con al posto di martello, compasso e spighe (i simboli di operai, intellettuali e contadini), Topolino!”, prosegue Danilo. Il trauma del passaggio dal comunismo al consumismo travolse le vite dei tedeschi dell’Est, attratti dal luccichio del capitalismo, ma impossibilitati a parteciparvi a causa di una disoccupazione alle stelle e dal valore infimo del marco della Repubblica democratica tedesca. “La micronazione ci parve una buona idea”, continua mostrando con orgoglio il suo passaporto con Topolino.
Poi svela che per averlo basta andare alla Stadtteilhaus (al terzo piano di Priessnitzstrasse 18), dove si trova il Museo Bunte Republik Neustadt. Molto diverso dalle gallerie dello Zwinger, decisamente più spoglio, ma particolarmente originale, il museo raccoglie gadget, foto e disegni su quell’esperienza; una via alternativa alla realtà che, per assurdo, trova oggi in un mondo economicamente in crisi molti estimatori (nel quartiere londinese di Brixton, per esempio, hanno coniato una sterlina utilizzabile solo nei negozi della zona per aiutare concretamente il commercio locale).
Eredità ingombrante
L’impegnativo passato di Dresda è difficile da superare. Le ferite sono fresche, la guerra, in tutte le sue forme (e temperature) ha lasciato segni indelebili che una lenta ricostruzione non potrà comunque cancellare. Rielaborare però sì. Lo scorso ottobre è stato inaugurato il Militärhistorisches Museum der Bundeswehr, un museo della storia militare decisamente sui generis. Per renderlo tale l’incarico è stato affidato all’architetto Daniel Libeskind, noto per il Museo ebraico di Berlino, opera tanto discussa quanto potente, e per il progetto di ricostruzione del World Trade Center di New York.
Una lama d’acciaio attraversa il palazzo neoclassico che ospita la collezione. L’allestimento è originale e ispirante. Nessuna sala polverosa con teche piene di armi e uniformi, ma aree tematiche che mostrano tutti gli aspetti della guerra. Non un conflitto specifico, ma la sua evoluzione e tragicità declinata in tematiche diverse con contaminazioni nell’arte, nella musica, perfino nella moda con gli abiti disegnati da Vivienne Westwood e Dolce & Gabbana in stile militare. Nella sala degli animali si scopre il ruolo di elefanti e bisce nelle diverse battaglie, in un angolo svetta la V2 mentre un elicottero in caduta libera sembra quasi colpire il visitatore. Lo Sputnik ricorda le guerre spaziali mentre la maschera di Darth Vader tiene a bada i soldatini di piombo. Aprendo alcuni misteriosi cassetti si scoprono teche trasparenti nelle quali sono ricostruite tridimensionalmente le battaglie più famose, entrando nel cubo nero si vive in silenzio il dolore estremo dei soldati morti in guerra. In un angolo una macchina fotografica speciale immortala le ombre dei passanti in un ricordo di Hiroshima e Nagasaki.
E dal punto di osservazione che, dall’interno della lama di acciaio punta al cuore della città, si scorge il profilo barocco “contemporaneo” della Frauenkirche, simbolo di una rinascita in corso. All’uscita si è colti da una sensazione straniante, tra riflessione ed euforia, profonda amarezza per il passato che ritorna e speranza in un futuro senza conflitti. Poi però viene quasi voglia di giocare alla guerra. Basta che sia per finta.
Info
Arrivare
Aereo: i collegamenti tra le principali città italiane e Dresda sono garantiti da Lufthansa con scalo a Monaco o a Francoforte. In primavera è prevista l’inaugurazione del nuovo aeroporto di Berlin Brandenburg (a 120 chilometri da Dresda) che sarà collegato anche con le stazioni della città.
Dormire
QF hotel, Neumarkt 1, tel. 0049.(0)351. 5633090. Nato dall’iniziativa dell’imprenditore italiano Arturo Prisco, si trova nel cuore della città a pochi passi dalla Frauenkirche. Elegante, funzionale e accogliente, vanta una bella terrazza panoramica. Doppia da 139 euro, prima colazione inclusa. Radisson Blu Gewandhaus hotel, Ringstrasse 1, tel. 0049.(0)351.49490. Elegante, centralissimo, tranquillo e dotato di ogni confort: dal ristorante alla piscina interna. Doppia da 101 euro.
B&b Mezcalero, Königsbrücker Strasse 64, tel. 0049.(0)351.810770. Decisamente originale e ispirato alla cultura messicana e azteca, questo b&b offre un’ottima alternativa alle grosse strutture. Ha anche un tequila bar. Buono il rapporto qualità-prezzo. Doppia da 64 euro.
Mangiare
Pulverturm, An der Frauenkirche 12, tel. 0049.(0)351.26260. Un tempo era la torre dove veniva conservata la polvere da sparo; oggi è un ristorante che propone cucina locale in un contesto a metà tra la storia e il kitsch.
Sophienkeller, Taschenberg 3, tel. 0049. (0)351.497260. Costumi tradizionali per il personale, piatti ricchi di proteine e persino un tavolo a giostra per un’esperienza molto tedesca e divertente.
Tapas Barcelona, Weisse Geisse 6, tel. 0049.(0)351.4852583. Locale tranquillo con specialità spagnole.
Plan Wirtschafts, Louisenstrasse 20, tel. 0049.(0)351.8013187. In stile ex Ddr nella Neustadt.
Altre info
Ente nazionale Germanico per il turismo, tel. 02.26111598; www.dresden.de.
Per informazioni sul sistema di musei che comprende le collezioni del Castello, dello Zwinger e dell’Albertinum, tel. 0049.(0)351. 49142000; aperture quotidiane dalle 10 alle 18; l’Albertinum è chiuso al lunedì. Il Militärhistorisches Museum del Bundeswehr si trova in Olbrichtplatz 2, tel. 0049.(0)351.8232003; aperto dalle 10 alle 18; chiuso il mercoledì.
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Informazioni
- Pubblicato il: 17 gennaio 2012
- Autore: Barbara Gallucci
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