Lettera aperta al Ministro del Turismo
Gentile signor Ministro, la sua nomina al dicastero del Turismo e dello Sport è stata una scelta felice e opportuna sia per le sue qualità personali sia per la sua profonda esperienza professionale nella guida di importanti e strategiche imprese e istituzioni del nostro Paese. Le porgo i migliori auguri di buon lavoro.
Lo faccio da cittadino che, come la gran parte degli italiani, crede nel lavoro che il governo, presieduto dal professor Mario Monti e di cui lei è parte, è chiamato a svolgere per superare una delle più gravi crisi economiche, sociali e morali del nostro Paese. Ma lo faccio anche da presidente del Touring Club Italiano, la più grande associazione privata nazionale che, da ben 118 anni, persegue, senza scopo di lucro, obiettivi di promozione e valorizzazione del nostro Paese attraverso un turismo consapevole, responsabile e corretto, per il confronto e la crescita culturale di italiani e stranieri e, conseguentemente, per la buona gestione del territorio nazionale e dei benefici economici e sociali che possono riversarsi sull’ intera comunità.
Il contesto generale nel quale opera il turismo è complesso e difficile, ma i più recenti dati sulla mobilità e sulla entità della pratica turistica non sono privi di elementi confortanti. Nel 2011, rispetto al 2010, si è ripreso a viaggiare nel mondo e in Italia, con le relative conseguenze economiche che ciò può comportare in termini di crescita. Quando si usano dati molto aggregati per leggere le situazioni si tende però a sottovalutare le problematiche. Nello scenario mondiale, l’Italia perde posizioni da anni, le sue capacità competitive si stanno sempre più riducendo, non solo per la naturale evoluzione della domanda turistica interna ed estera, ma per alcune criticità strutturali irrisolte.
Il comparto non è governato da un modello virtuoso di relazione tra tutti gli attori del sistema sia a livello di competenze sia di risorse. Solo una metà del nostro Paese è “turisticamente” accessibile in modo competitivo. Il Sud rappresenta una vera attrazione nazionale e mondiale, ma non è accettabilmente accogliente (trasporti, professionalità, strutture). Il sistema turistico è tecnologicamente povero, ma quest’anno il 32% dei viaggiatori ha fatto le sue scelte via internet. La conoscenza dell’attuale universo turistico può contare su buone e segmentate informazioni, ma non su un osservatorio sistematico di ricerche. La politica del turismo soffre di una carenza di relazione e di integrazione con quella delle attività produttive, dell’agricoltura, dell’ambiente, delle infrastrutture, dei beni culturali, dell’istruzione e della ricerca. Il tutto in un contesto di evoluzione in cui si sta delineando un nuovo identikit del turismo: sempre più personale, verde, tecnologico, basato su piccole e medie imprese, non omologabile, orientato alla difesa delle diversità.
A lei spetta il compito di operare per la costruzione e per l’affermazione di una visione significativa del turismo di domani, condivisa da chi opera in questo campo (non esclusi gli utenti), le cui prospettive di sviluppo, per quanto noto, sono documentate e certe. Non è improbabile che sia anche una via italiana al turismo, traducibile in questo modo: se il nostro Paese si caratterizza per una forte “identità plurale”, quest’ultima può essere una connotazione da considerare come eccellente, anche per il nostro turismo.
Il Tci, signor Ministro, vuole fare la sua parte. Non ha affatto rinunciato alla sua funzione originaria: fare conoscere l’Italia (e il mondo) agli italiani e agli stranieri. Lo sta facendo e lo farà in modo diverso e innovativo rispetto al passato: accanto agli strumenti tradizionali di comunicazione ne sta sperimentando di nuovi più personali e più mirati. Crede nella cultura della collaborazione con tutto il mondo associativo e del volontariato, convinto che il turismo sia uno degli asset più efficaci per fare emergere una nuova cittadinanza attiva nel nostro Paese e in Europa, proprio perché svolge una funzione sociale e culturale.
Siamo e vogliamo continuare a essere una associazione privata che viene, da tutti, percepita e vissuta come istituzione pubblica: significa che abbiamo svolto in modo credibile ed efficace il nostro lavoro. Continueremo su questa strada. Abbiamo un largo seguito nelle famiglie. Da generazioni possiamo mettere a disposizione della comunità la nostra esperienza, qualche provata competenza, una forte capacità di comunicazione, un impegno consolidato in ogni tipo di attività turistica che esprima anche un grande amore verso il nostro Paese.
Con ogni augurio possibile. Buon lavoro.
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Informazioni
- Pubblicato il: 17 gennaio 2012
- Autore: Franco Iseppi
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