Abbiamo visto un’Italia che ha voglia di unità
Nel cortile del Museo internazionale della Croce Rossa a Castiglione delle Stiviere (Mn) c’è un grande manifesto con un messaggio pragmatico: “Ricordare il passato per costruire il futuro”. Le diverse tappe della Penisola del tesoro finora realizzate (Firenze - Istituto Geografico Militare, Torino - mostra Fare gli Italiani) si sono caratterizzate per la visita a luoghi significativi per la memoria e la costruzione del processo unitario del quale si ricordano i 150 anni.
Il Tci quest’anno, a partire dal volume riservato ai Soci L’Italia unita e diversa, ha promosso e ha collaborato a moltissime iniziative e ha organizzato direttamente eventi e mostre (dei quali Qui Touring informa sistematicamente gli associati), utilizzando il suo ricchissimo archivio fotografico. L’appuntamento del 3 aprile a Castiglione delle Stiviere si è sviluppato, prevalentemente, attorno alla visita al Museo della Croce Rossa, e alla storia della sua fondazione, frutto della intuizione e della volontà di un commerciante svizzero. Henry Dunant (questo il suo nome), trovandosi nella zona della battaglia di Solferino e di San Martino (1859) per motivi di affari, rimase profondamente colpito e sconvolto dalla crudeltà della guerra e dalla generosità con la quale le donne locali si prodigarono nell’assistenza ai feriti, indipendentemente dalla loro provenienza e dal loro grado, diede vita ad una delle più grandi iniziative umanitarie e di volontariato del mondo (1864).
È stato e sarà sempre inevitabile, per ogni viaggiatore che si accosta al Museo di Castiglione delle Stiviere, pensare a come i valori della sussidiarietà e della solidarietà abbiano contato nella affermazione dell’Unità del nostro Paese. Chi ha partecipato alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (a Roma si è visto il coinvolgimento delle istituzioni nella esaltazione del valore unitario, a Torino è stata manifesta la sensazione di come l’unità sia stata un fatto di popolo, prima che di leggi e ordinamenti, a Milano si è registrato uno scatto di sentimento e di consapevolezza nazionale) ma anche chi, in quei giorni, ha guardato la televisione pubblica che ha facilitato la acculturazione contingente e significativa attorno allo spirito unitario del Paese, non può non aver colto il ruolo appassionato e convincente del Presidente della Repubblica.
Giorgio Napolitano, infatti, ha voluto considerare l’unità come il valore più radicato al quale ancorare la nostra storia nazionale. Lo ha fatto senza retorica, guardando più al futuro che al passato, quando nei suoi diversi interventi ha sostenuto che la nostra unità è plurale (e quindi fa forza sulle autonomie e su un disegno di articolazione territoriale), fa delle diversità (e quindi delle varie identità del Paese) una sua componente essenziale, considera i valori della sussidiarietà e della solidarietà come componenti fondamentali della unità stessa. Il fatto che se ne sia fatta di strada da quando Klemens Metternich Winneburg diceva che “l’Italia è un’espressione geografica” a quando, alla fine del 2009, oltre l’80% dei nostri cittadini ha giudicato l’Unità una cosa positiva, non significa affatto che non ci sia ancora un grosso deficit di identità nel nostro Paese e che i valori che hanno ispirato i processi unitari siano stati assimilati e praticati, specie nei momenti nei quali siamo costretti ad affrontare impegnative emergenze sociali e culturali.
Pensiamo però, come ha sostenuto recentemente Sebastiano Vassalli, che è finita per noi “la marcia nel deserto della inappartenenza”. Da parte nostra, come comunità di viaggiatori, facendo riferimento alle convinzioni unitarie dei nostri fondatori che hanno creduto, 120 anni fa circa, che il turismo fosse lo strumento più adatto per l’integrazione sociale e culturale del Paese, non si può che continuare a lavorare con tenacia verso questa prospettiva, sia attraverso la conoscenza (è quello che in modo mirabile con una vasta e qualificata attività editoriale abbiamo sempre fatto) sia attraverso l’educazione al fine di far crescere una concezione del turismo non come modalità di consumo, ma come strumento di arricchimento, di relazione e scambio tra culture. Se riuscissimo a realizzare questo progetto, anche con altri, come è nelle nostre convinzioni, avremmo significativamente contribuito ad affermare quella cultura di collaborazione di cui il nostro Paese ha molto bisogno.
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Informazioni
- Pubblicato il: 16 maggio 2011
- Autore: Franco Iseppi
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