San Rossore, i Savoia e il paese dei cavalli
A tre chilometri da Pisa, lungo il Tirreno, l’ex tenuta presidenziale è il regno italiano dei purosangue. Perché tutto corre veloce a San Rossore. Come le nuvole strappate dal vento sbarazzino che schiaffeggia le dune sabbiose e il mare plumbeo. Come i daini, cinghiali, ghiri, tassi, volpi e scoiattoli che guizzano fra i pini marittimi e i lecci; come i germani reali che dribblano canne palustri, sfagni e carici, mentre falchi, poiane e aironi si rincorrono leggeri. Così come i tanti cavalli che gareggiano contro se stessi, punteggiando i prati durante gli allenamenti ed entusiasmando gli spettatori sulla pista dell’ippodromo di San Rossore. Questa spettacolare tenuta che occupa 5mila ettari del più vasto parco naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, che nel 2009 ha festeggiato il trentennale della nascita (23mila ettari lungo la costa che va da Viareggio a Livorno), è la culla del galoppo italiano.
Riserva di caccia dei Medici nel ’500 e dei Granduchi di Toscana (che vi introdussero persino i dromedari), residenza estiva dei Savoia e dal 1957 del Presidente della Repubblica, è ora della Regione Toscana ed è gestita dall’Ente Parco. Una tenuta, visitabile da soli o con guide ambientali, a piedi, a cavallo, in carrozza, con un trenino, in bici e accessibile pure ai portatori di handicap, che si identifica anche con il suo ippodromo. Del 1829 il primo tracciato per mano di Leopoldo II, mentre la prima corsa fu disputata nel 1854. Lo stesso anno nel quale il vicino borgo di Barbaricina cominciò a popolarsi di allenatori, maniscalchi e fantini, trasformandosi nel paese dei cavalli. Nuove strutture affiancarono via via le antiche scuderie ottocentesche.
Oggi il mondo ippico di San Rossore, che in un secolo e mezzo di vita ha ospitato grandi campioni mondiali come Nearco e Ribot, accoglie circa mille equini. E il paese dei cavalli ha dato vita a un ambizioso progetto, unico in Europa per le attività legate ai purosangue. Una vera e propria filiera-cavallo, che riguarda anche l’allevamento, l’equitazione e il turismo equestre, che non solo tutela l’ambiente naturale ma sostiene e valorizza le attività economiche locali. Così come ricordato recentemente dal presidente del Veneto, Luca Zaia, alla Fieracavalli di Verona: “Fare turismo senza cavalli sarebbe per il territorio un grande limite, come pensare di poter fare economia dell’ospitalità senza viticoltura o gastronomia”.
Dal 1997 a San Rossore si svolgono corsi di formazione per fantini finanziati dal Fondo sociale europeo. L’ippica contribuisce alla ricchezza della città per oltre 20 milioni di euro all’anno, con un forte influsso sulle attività economiche agricole. Ogni anno i cavalli consumano 6mila tonnellate di paglia, 1.700 di fieno, 1.500 di avena, 60 di crusca, 200 di carote, 100 di mele e verdure. E poi il personale – inservienti, maniscalchi, veterinari –, e l’indotto, come ristoranti e alberghi. Durante il periodo dello svernamento persino i giornalai e i barbieri vantano un incremento degli affari del 20%. Per non parlare dell’enorme cifra, 500mila euro, per vaccini, antibiotici e sciroppi. Anche l’olio di fegato di merluzzo che si somministra ai puledri in crescita. Ma con il miele.
Gli indirizzi
la sterpaia, San Rossore, loc. La Sterpaia. Casale dell’800 destinato a foresteria: camere doppie con bagno e punto ristoro. Aule didattiche. Tel. 050.533601. Visite a cavallo, tel. 338.3662431. Visite guidate in carrozza con cavalli italiani da tiro, tel. 335.7113783; www.sanrossoreincarrozza.it.
centro visite, San Rossore, loc. Cascine Vecchie. Visite guidate. Tel. 050.530101.
la gaia fattoria, San Rossore. Fattoria didattica fra i pascoli e le stalle di un allevamento biologico di bovini. Tel. 338.3662431.
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Informazioni
- Pubblicato il: 03 gennaio 2011
- Autore: Isabella Brega
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