Ambiente: punto e a capo
Per Fulco Pratesi (Corriere della Sera del 1° novembre 2010), fino a 20 anni fa non c’era quasi nessuno che si occupava di biodiversità: “Nonostante le notizie preoccupanti diffuse sulla perdita della preziosa varietà di animali e vegetali che compongono la vita del pianeta, pochi pensavano che i 180 Paesi firmatari (Conferenza Onu su ambiente e sviluppo, 1992) avrebbero adottato concrete misure per impedirne, o almeno rallentarne l’estinzione, un processo paragonabile a quello che portò alla scomparsa dei dinosauri”.
Le due settimane di dibattiti conclusesi il 29 ottobre scorso a Nagoya (Giappone) hanno, invece e, secondo alcuni osservatori, sorprendentemente, prodotto un piano di azione globale che prevede impegni fondamentali. Non si può che essere soddisfatti che l’immenso valore delle risorse del pianeta sia finalmente condiviso tra popoli e nazioni. Tra gli impegni presi a Nagoya, l’accordo sulla necessità di considerare i valori della biodiversità nella valutazione del Pil ci pare il più interessante e il più difficile da tradurre in pratica, anche se si riuscirà ad avviare, nel nostro Paese, la realizzazione della strategia nazionale per la biodiversità approvata in ottobre dalla Conferenza Stato-Regioni. Non ci pare affatto facile passare dal Pil al Piq (la quota del Pil che può essere considerata di qualità, secondo l’intuizione di Symbola), ripensando significativamente al rapporto tra quantità e qualità dello sviluppo. Il problema non è tecnico perché è dimostrabile che la valutazione è possibile, ma culturale e valoriale. Ma sono appunto questi il terreno e la scommessa sui quali si può impegnare l’associazionismo ambientalista, in generale e in particolare il Tci.
È il Touring Club Italiano un’associazione ambientalista? Qualcuno, favorito dal nostro modo di porgersi sobrio e garbato, dal nostro stile borghese, dice di no. In termini formali, al contrario, la risposta è certamente sì: quando il ministero dell’Ambiente, appena istituito, volle disporre di un elenco di associazioni ambientaliste riconosciute (una trentina), il Tci fu il primo della lista e al nostro rappresentante fu affidata la vicepresidenza della Consulta Nazionale, per legge presieduta dal Ministro. Possiamo dire che il Touring è, per sua natura, ambientalista. Un’associazione costituita per promuovere il turismo come una delle più importanti modalità di crescita culturale, sociale e civile, che spende buona parte della sua attività nella valorizzazione e salvaguardia di tutto ciò che è motivo di attrazione e strumento di conoscenza (paesaggio, natura, arte, musei ecc.) non può non essere ispirata, nella sua azione, da criteri di qualità ambientale. Agli inizi del secolo scorso qui si alimentavano ricerche e si pubblicavano prodotti (periodici o librari) che si chiamavano Monti e Boschi, Per la difesa del pascolo. La prima legge di salvaguardia “dei luoghi artistici e naturali” (a parità di valore) fu progettata dal Touring. Aldo Sensini, uno dei più grandi geografi che la storia ricordi, fu incaricato dal Tci negli anni Cinquanta di pubblicare un elenco documentato dei diversi paesaggi italiani tipici (mi pare furono una sessantina) da riconoscere e preservare.
Le prime leggi (ancora oggi poco rispettate) per regolamentare in modo assai restrittivo l’installazione di cartelli pubblicitari sulle strade panoramiche, furono il frutto di rigorose e vittoriose battaglie del Touring, che fu anche il primo e più attivo promotore della costituzione dei grandi parchi nazionali (Abruzzo, Stelvio, Gran Paradiso). Senza contare la voluminosa e coerente attività editoriale. Ma le problematiche si sono ingigantite a dismisura e sono diventate urgenti e universali. C’è un degrado preoccupante dell’intero pianeta che induce conseguenze drammatiche sulla vivibilità. C’è una cattiva (o mancata) gestione del territorio che è alla base di sempre più frequenti disastri ambientali: se spendessimo un po’ di più nel gestire e quindi prevenire, se soprattutto applicassimo regole più logiche e severe, risparmieremmo (oltre che morti e sciagure) anche ingenti risorse economiche. E vivremmo meglio.
Il Touring, per sua natura, carattere, storia, non è un’associazione barricadera capace di proteste clamorose e di estremismi di facciata. Ma non intende limitare la propria azione e il proprio contributo a un ambientalismo “estetico” che non basta più: intende fare la propria parte per un ambientalismo culturale affinché l’Italia e l’Europa continuino ad avere “occhi verdi”, come si augura l’economista Jean-Paul Fitoussi, convinto che in questi anni si sia usata la crisi come pretesto per rinnegare gli impegni ecologisti.
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Informazioni
- Pubblicato il: 03 gennaio 2011
- Autore: Franco Iseppi
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