Siviglia: in cerca di don Rodrigo
La ragazza con il fiocco viola entra in un negozio in calle S. Jacinto e io la seguo con lo sguardo. Sono a Triana sulle tracce di don Rodrigo, ma lei ha inevitabilmente colpito la mia attenzione: capelli lunghi castani, vestito corto, di una tonalità di giallo per me indefinibile (forse ocra?), scarpe estive viola e, appunto, questo fiocco che la avvolge. Fosse sovrappeso, sembrerebbe un uovo di Pasqua semovente e strapperebbe un sorriso. Invece ha quella bellezza radiosa e noncurante, quasi sfrontata, che permette, semplicemente, di indossare qualunque cosa. Un po’ come Siviglia, la sua città.
Che comunque la si guardi, attraversandone il centro storico di indubbio sapore arabo, o l’antico quartiere ebraico di Santa Cruz, costeggiando il Guadalquivir sulla riva dell’Arenal e su quella di Triana, e guai a confonderle, altro che rive gauche e rive droite parigine, scoprendo i lasciti dell’Esposizione iberoamericana del 1929 e di quella universale del 1992, fino alla veneratissima Madonna della Macarena, che non è un ballo ma un quartiere popolare, dall’anima così vivacemente partenopea che vien quasi da chiamarlo Spaccasiviglia... comunque la si guardi, dicevamo, strappa un sorriso di ammirazione e regala stupore, merce sempre più rara nel turismo globalizzato di oggi. Perché Siviglia è diversa a ogni passo.
Eppure non è così grande, anzi: è vasta appena 140 chilometri quadrati e ha 700mila abitanti, la metà di Milano. Ma è un dolce alla crema, di quelli così sontuosi e colorati, tutti pandispagna (appunto...) e ciliegie nei quali spiace affondare il coltello, spiace mangiarli, almeno finché non si assaggia la prima fetta e allora, in breve tempo, non restano che le briciole.
Tante volte può sembrare troppa, questa sua ricchezza estetica, di colori, di sapori, di profumi persino, che tradisce la sua anima andalusa, eppure non stona. La sintesi mirabile e perfetta è il luogo più famoso della città, la Plaza de España. Che non è una piazza, e non è nemmeno antica come sembrerebbe, anzi, ha meno di cent’anni. È un vasto palazzo a emiciclo realizzato in stile neorinascimentale, fiancheggiato da due alte torri. Lungo la facciata interna, costeggiata da un piccolo canale percorribile in barca, decine e decine di azulejo raffigurano tutte le province del Paese, in una sorta di Spagna in miniatura. Plaza de España è senza dubbio uno degli edifici più stravaganti e appariscenti realizzati per l’Esposizione del 1929. Se non vi piace, non siete fatti per Siviglia. Ma ugualmente Siviglia può essere fatta per voi. Perché, come dicevamo prima, sa essere diversa a ogni passo, e troverà il modo di stupirvi, di sedurvi.
Come una bella donna, le piace sentirsi gli occhi addosso: per questo l’ufficio del turismo ha trovato la sua sede ideale nel Costurero de la reina, uno dei primi edifici in stile neomoresco, un fiabesco, minuscolo castillo a due piani realizzato nel 1893 accanto ai giardini del palazzo di S. Telmo. Al suo interno ospita una serie di pannelli che accompagnano in un viaggio nelle trasformazioni urbane dell’ultimo secolo, a partire dall’Esposizione Iberoamericana del 1929 fino all’Expo del 1992, che ridisegnò completamente l’area de La Cartuja. Una risposta concreta a chi si aspetta di visitare una città architettonicamente legata all’eredità arabo-moresca.
L'Alcázar e Triana
Certo, il fiore all’occhiello, il luogo assolutamente da visitare è il complesso architettonico del Real Alcázar, il palazzo fortezza costruito dagli arabi a partire dall’VIII secolo. Modificato, ingrandito e abbellito innumerevoli volte nei secoli successivi, oggi accosta mirabilmente stile moresco, gotico, rinascimentale e barocco. Noi siamo rimasti affascinati dal padiglione bianco voluto da Carlo V nel 1543, ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta.Il palazzo si affaccia sugli splendidi giardini dell’Alcázar, che dal 30 giugno fino al 12 settembre diventano il suggestivo fondale di Noches en los jardinos del Real Alcázar, festival musicale giunto quest’anno all’undicesima edizione, che presenta concerti in notturna di musica medievale, rinascimentale e barocca, ma anche classica e jazz. Un ideale proseguimento della stagione lirica e operistica che termina a maggio, nella città dei tres mitos: Carmen, Figaro e (soprattutto) Don Juan. Dal 15 settembre al 9 ottobre, poi, torna a Siviglia la Biennale del flamenco con 55 spettacoli nei principali teatri cittadini e in plaza de S. Francisco, la piazza per definizione, nel cuore del centro storico.
Insomma, Siviglia non si ferma mai. E altrettanto dovrei fare io, se non voglio perdere le tracce di don Rodrigo. No, non sono ammattito e non confondo le rive del Guadalquivir con quel ramo del lago di Como. Il Rodrigo che inseguo si chiama Rodrigo de Triana (vi dice niente questo nome?), ma per capire le ragioni di questa ricerca, bisogna prima capire la sua patria: il quartiere di Triana. Fino al XIX secolo la sponda destra del fiume era collegata al centro di Siviglia solo con ponti mobili, ponti di barche. Oggi il lungofiume “dall’altra parte”, tra puente de Isabel II e puente de S. Telmo, calle Betis, è un susseguirsi di bar e ristoranti alla moda. Ben diverso è l’interno del quartiere, dove laboratori di ceramica sembrano nascondersi tra vie strette e piccole piazze ombreggiate. Quasi tutte hanno una statua che le contraddistingue; plaza del Altozano, probabilmente la più importante del quartiere assieme a plaza de Cuba, ne ha addirittura due: il monumento al flamenco, una gitana dall’acconciatura uguale alla fanciulla dal fiocco viola, e la statua del matador Juan Belmonte, orgoglio di Triana. Perché questo è un quartiere popolare, chi è nato qui ed è diventato qualcuno era o un torero o un ballerino di flamenco.
Un’eccezione c’è: quel tal Rodrigo de Triana che, se la memoria scolastica non fa difetto, ricordiamo per una sola, fondamentale, parola: “Tierra!”. Fu infatti lui l’uomo, l’hombre, che per primo avvistò le Americhe, in quel lontano 1492, dopo essere salpato da Palos assieme a quel Cristoforo Colombo che per lui era semplicemente il capitano Colón. Dopo quel fatidico annuncio, di Rodrigo si persero le tracce: non è dato sapere quando, né dove sia morto. Pure, il suo quartiere gli ha eretto un monumento, piccolo, e anche difficile da trovare, perché non sta in calle Rodrigo de Triana, come ci si aspetterebbe, ma all’incrocio tra calle Pagés del Corro con calle Genova, a un passo da plaza de Cuba. Opera dello scultore José Lemus, risale al 1973. È piccolo, il nostro don Rodrigo. Giovanissimo, indica la meta e sul suo viso si dipingono lo stupore e l’entusiasmo. “Tierra!”. Laggiù c’è il futuro.
Ho perso la bella sivigliana con il fiocco viola, ma ho trovato un’altra delle bellezze della città: l’anima di Triana.
Gli indirizzi
Dormire
Petit Palace Santa Cruz****, calle Muñoz y Pabón 18, tel. 0034.954.221032. In S. Cruz, accanto alla Sinagoga. Camera doppia a partire da 130 euro.
Reyes Catolicos***, calle Gravina 57, tel. 0034. 954.211200. Nel barrio El Arenal. Doppia da 105 euro.
Mangiare
El rinconcillo, calle Gerona 40, tel. 0034.954 223183. Nel quartiere de La Macarena, a due passi da plaza Ponce de Léon, si trova questa storica taverna-ristorante di Siviglia, fondata nel 1670. È anche bodega, ovvero vendita al dettaglio vini e altri prodotti alimentari. Menu da 30 euro, vini esclusi.
Maria Angeles, puente de Isabel II. Sulla sponda di Triana del Guadalquivir, un bar tapas in un faro del XIX secolo, con vista panoramica sulla Torre del oro e sul fiume.
Santa Ana, calle Pureza 82. Bar tapas all’ombra della chiesa di S. Ana, nel cuore di Triana.
Las Teresas, calle S. Teresa 2. Bar tapas in S. Cruz. Anche qui, gli arredi e gli azulejo degli interni meritano una sosta.
Altre info
Ufficio spagnolo del turismo, via Broletto 30, Milano, tel. 02.875211.
Oficina de turismo, calle Arjona 28, Siviglia, tel. 0034. 902.194897.
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Informazioni
- Pubblicato il: 01 luglio 2010
- Autore: Luca Bonora
- Sezione: Qui Touring Mensile

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