Itinerari/Lunigiana
Sempre che l’ottimo aperitivo “bianco oro” non vi abbia dato troppo alla testa – complice quella scorzetta di limone che maschera così bene il gin, lo spumante e un ingrediente misterioso – prima di uscire dal bar Luciano, in piazza, date un’occhiata ai quadri appesi alle pareti. Ce n’è uno che riproduce Pontremoli così come era qualche secolo fa: un grappolo di case assiepate lungo una via, in mezzo a due fiumi. Sono le parole chiave per capire: la via è quella Francigena che vien giù dalla Cisa e che tanta gente – ovvero tanti soldi, e commerci – ha fatto transitare da queste parti; e i fiumi quel Magra e quel Verde che ancor oggi diventano una cosa sola proprio in mezzo alla città, sovrastati da uno strabiliante numero di ponti tirati su un secolo dopo l’altro – peraltro, nessuno tremulo, a dispetto del toponimo cittadino. Due passi post aperitivo vi aiuteranno a rendervi conto ancor meglio. Su un argine, potreste incontrare qualche pellegrino, per esempio (il nostro, tedesco, stava andando da Roma a Santiago); oppure scoprire tra le case d’impronta medievale bei palazzi settecenteschi ricchi d’affreschi e trompe-l’oeil, e un gioiellino come Nostra Donna, chiesetta concepita come teatro barocco; o ancora, se è il weekend giusto, trastullarvi tra i libri di qualche edizione del premio Bancarella, l’unico assegnato dai librai e non dai critici, che qui ha visto la luce grazie ai tanti emigranti pontremolesi sparsi per il mondo. Ma il vero tesoro sta più in alto, e prima d’affrontare la salita vi consigliamo di mettere in pancia almeno un piatto di testaroli al pesto (troppo lungo spiegarvi che cosa sono, provateli, poi ne discutiamo). Dopo pranzo, c’è tutto il tempo per arrivare al castello del Piagnaro e scoprire vita, misteri e miracoli delle statue stele. Intendiamoci: sono pietroni scolpiti. Anzi, abbozzati. Bocche, nasi, seni, pugnali, arti, non grande fantasia né abilità artistica (vogliamo mettere con Altamira o Lascaux?). Ma sono talmente affascinanti, racchiuse nel loro mistero di millenni passati, diverse da qualunque altra raffigurazione abbiate visto fino a ora, divinità preistoriche di tre, quattro, cinquemila anni fa, che viene da osservarle con rispetto e ammirazione, quasi con reverenza. Ne sono state scoperte un’ottantina, in Lunigiana, alcune sotterrate nei campi, altre riutilizzate come materiale da costruzione. Scommettiamo? Una volta usciti, guarderete anche voi ogni pietra di case e chiese alla ricerca di una mano o di un pugnale.
Per esempio in quelle di Bagnone, Filetto e Malgrate, o ancora di Mulazzo e Montereggio, borghi appena fuori Pontremoli dove ci si sente castellani o guerrieri, a seconda dei gusti. O nei muri della pieve di Sorano, sulla strada per Filattiera, che però fu edificata in levigati ciottoli fluviali, e quindi niente statue – finché non entrate nella pieve, dove, sorpresa, ecco un’altra stele. Borghi e pievi: ne scoprirete tanti, girando per queste terre che di Toscana nel senso classico della parola non hanno proprio nulla – né i cipressi, né la c aspirata, né chianti e chianina. Hanno altro: ben altro. Lo si nota specialmente andando verso sud, dopo Aulla, quando i profili delle Apuane iniziano a sovrastare boschi di faggi e castagni, e il monte Pisanino e il pizzo d’Uccello con le cime imbiancate paiono vette svizzere emigrate in cerca di sole. Una mezza giornata da Aulla per Codiponte (stupendi i capitelli della pieve), e poi Casola e Vinca, vale il viaggio. Specie se poi si finisce per approdare a Fosdinovo, ultima rocca appenninica prima della piana del Magra. Da lì, appena lasciati alle spalle i monti, la vista spazia sul mare. Là in fondo, c’è Luni, perché alla Lunigiana diede nome e fama un porto romano, e non valichi e montagne. Oggi è in Liguria, appena al di là del confine.
Info pratiche
Dormire e mangiare
Due begli indirizzi dove dormire: Il giardino della luna, ovvero un antico convento trasformato in residenza di charme, presso Bagnone (tel. 0187.428099; doppia da 120 €) e Costa d’Orsola, presso Pontremoli (tel. 0187.833332; doppia da 94 €). A Pontremoli non si sbaglia gustando i piatti della tradizione (come i testaroli al pesto e l’agnello di Zeri) alla trattoria Pelliccia (via Garibaldi 137, tel. 0187. 830577) e da Bussè (piazza Duomo, tel. 0187.831371). Specialità di cacciagione e funghi all’albergo ristorante Da Remo, situato a Monzone, ai piedi delle Apuane (tel. 0585.97933).
Altre info
Informazioni utili sul sito dell’Apt Massa Carrara e su Terre di Lunigiana. Per l’ufficio turistico di Pontremoli, tel. 0187.833309. Per il Museo delle statue stele, tel. 0187.831439.
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Informazioni
- Pubblicato il: 21 maggio 2010
- Autore: Stefano Brambilla
- Sezione: Qui Touring Speciale

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