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A Cinisello Balsamo compie un anno la struttura sperimentale ideata da una italiana e un cinese

Woodhouse hotel: ospitalità e multiculturalità in periferia di Milano

di 
Tino Mantarro
13 Gennaio 2017
Doveva essere un ostello per giovani, poi una residenza per studenti cinesi e alla fine è diventato un hotel a una stella gestito da una cooperativa mutualistica. E di per sé l’apertura di un albergo a una stella nella zona industriale di Cinisello Balsamo (periferia di Milano) non sarebbe una grande notizia, se non fosse che il Woodhouse hotel non è certo un albergo come tutti gli altri. Anzi, è l’esatto contrario. È più un progetto sperimentale che parla di incontro culturale, ospitalità giovanile e sostenibilità ambientale. Una bella sfida per un albergo che comunque, e non da ultimo, deve anche far quadrare i conti.
 
 
GLI STUDENTI CINESI
Nato meno di un anno fa (il 6 febbraio 2016 l’inaugurazione ufficiale) il Woodhouse hotel è una struttura a basso costo (una doppia con bagno costa 40 euro, a trovarne così in zona Milano...) pensata per diventare un punto di riferimento per i tanti studenti cinesi che gravitano sul capoluogo lombardo e diventata un’attività imprenditoriale con un forte progetto sociale alle spalle. Un progetto gestito da una cooperativa a scopo mutualistico con l’intento di coinvolgere coloro che vi abitano per periodi lunghi e renderli attivi e partecipi alla gestione della struttura.
 
Il perché siano gli studenti cinesi l’obiettivo è presto detto: le anime del progetto sono la milanese Rebecca Brollo e Sijie Xie, cinese di 26 anni che come nome occidentale ha scelto Marco. Laureata in Pianificazione Urbana al Politecnico, Rebecca ha il pallino della Cina da quando ha trascorso un anno a studiare a Shanghai. Mentre Marco da quando è arrivato in Italia per studiare Scienze politiche alla Cattolica si è subito speso per dare una mano alle decine di connazionali che vengono nel nostro Paese grazie a progetti di scambio come Turandot e Marco Polo. Un numero relativamente alto di ragazzi («in tutto il Nord Italia sono almeno diecimila», spiega Marco), che una volta atterrati nel nostro Paese si trovano davanti a un mare di difficoltà quotidiane: dalla lingua che ben pochi padroneggiano alla burocrazia enorme. «Si affidano a connazionali che li aiutano a trovare una casa e risolvere delle questioni pratiche, ma fatalmente si allontanano dall’università finendo per chiudersi all’interno della comunità cinese senza sfruttare veramente l’esperienza culturale che stanno facendo e senza integrarsi con il Paese che li ospita» racconta.
 
Così il primo pensiero di Rebecca e Marco è stato aprire uno studentato per universitari cinesi in modo da rendere il più semplice e produttivo possibile il loro periodo italiano. Idea bella ma impresa titanica, più adatta a un’istituzione pubblica che a una coppia di ventenni pieni di grinta e speranze. Il piano B sarebbe stato un ostello «ma ci siamo scontrati con la burocrazia che rende assai difficile e costoso aprire una struttura di quel tipo» spiega Rebecca. E alla fine hanno optato per la via più percorribile: un albergo a basso costo.
 
 
L'HOTEL
Adesso hanno dodici stanze per un totale di 24 posti letto, oltre a una cucina comune a disposizione degli ospiti di lungo periodo e una stanza relax con tanto di piccola biblioteca italo-cinese.  Le stanze ricavate da una vecchia palazzina di uffici della Boffi, azienda di legnami che produce bobine di legno per cavi. La proprietà è stata convinta sia dall’entusiasmo dei due che dalla possibilità di dare una seconda vita alle bobine prodotte in azienda. «La nostra idea fin dall’inizio è stata di realizzare una struttura che fosse anche un esempio di sostenibilità: così abbiamo deciso di riutilizzare le bobine per creare l’arredamento dell’albergo» racconta Rebecca che da architetto ha curato tutta la ristrutturazione dell’immobile. Così tavoli, sedie, comodini, lampadari e quant’altro sono il frutto di un riuso creativo e donano al Woodhouse hotel un aspetto da Ikea sperimentale. E creativa e sostenibile è la filosofia di fondo che anima il Woodhouse che cerca di esser molto di più che un albergo. «Cerchiamo di diventare un polo di animazione per il quartiere, promuovendo giorno dopo giorno la conoscenza reciproca tra le culture» spiega Rebecca.
 
 
Che poi è quello che avviene quotidianamente nel Woodhouse hotel, che oggi ospita sia studenti cinesi per periodi lunghi sia viaggiatori di ogni genere che all’inizio sono attratti dalla comodità (la Superstrada Milano-Lecco è a un passo, i mezzi per raggiungere Milano vicini) e dal prezzo concorrenziale per poi rimanere affascinati da quest’idea di un hotel che è anche una residenza ma anche un centro culturale. «Quello che ci piace fare è normalizzare la diversità: far capire a chi viene che cinesi, italiani, slovacchi o zingari siamo davvero tutti uguali». Che poi è la più grande lezione che si impara quando ci si mette in viaggio.