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Quindici fotografi persiani mostrano l'altra faccia del loro Paese, oltre i pregiudizi

Viaggio nei salotti degli iraniani

di 
Tino Mantarro
20 Agosto 2013

Dell'Iran contemporaneo sappiamo poco, e quel poco che sappiamo spesso è filtrato da pregiudizi che ce lo raccontano come un Paese chiuso, sospettoso, controllato. Ma se questo è forse quel che sommariamente si vede del lato pubblico, c'è ovviamente un lato più personale e quotidiano che racconta di un Paese assai diverso, molto più moderno e libero di quel che spesso si pensa. Così lo raccontano quelli che in Iran ci sono andati davvero con occhio libero da sovrastruttura o film come Gatti Persiani. Basta entrare nelle case degli ospitali iraniani per scoprire letteralmente un altro mondo.



Un mondo che hanno raccontato – sotto la direzione creativa di Enrico Bosson - quindici fotografi iraniani in Iranian living room, un libro pubblicato Fabrica, il think tank di Benetton. Un modo per conoscere il loro Paese da un'altra prospettiva, quella dei salotti di casa. Una prospettiva intima, che permette di capire come si vive nello spazio sociale più importante delle famiglie iraniane, dove si accolgono gli ospiti, si stringono i legami, si discute e in definitiva si vive. Esattamente come si fa in qualsiasi altra parte del mondo, solo che alle volte tendiamo a sottostimare la normalità degli altri e a pensare che la dimensione politica di un Paese oscuri tutto il resto. Mentre in Iranian living room si scopre quel che è ovvio, ma sottostimato. Ovvero che a Teheran e nelle altre grandi città del Paese in casa ci si veste in modo differente che in strada e le effusioni non sono bandite, si sorseggia té, si discute, si ama e si dorme come succede ovunque.