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La Bristol di Banksy e il murales di Keith Haring a Pisa, Lisbona e Lodz e il progetto milanese Outside the Cube

Viaggio in Europa nelle capitali della Street Art

di 
Fabrizio Milanesi
21 Giugno 2017
Milano ha celebrato nel 2017 con una mostra-evento uno dei più talentuosi rappresentanti della urban culture, Keith Haring. I suoi riferimenti si allargano a Jean Dubuffet, all’“l’impacchettatore” Christo, a Pollock e Paul Klee. Eplosioni di colori, avanguardie, arte concettuale, installazioni nel paesaggio… Ma al giovane Keith interessa il concetto di “linea”, che nei suoi lavori viene replicata in soggetti coloratissimi con riferimenti evidenti alle forme dei geroglifici e all’iconicità dell’arte antica.
 
Le sue linee si moltiplicano in tutto il mondo su palazzi, capannoni, case fatiscenti, ma anche su un simbolo del 900 come il muro di Berlino. 300 metri che nel ’89 verranno giù come briciole con la riunificazione delle Germanie.
 
Da Haring vogliamo partire per scoprire le città d’Europa simbolo della street art. Un’idea per un viaggio colorato, suggestivo, nel segno dell’arte di strada.
 
KEITH HARING A PISA
Si chiama “Tuttomondo”. È forse l’ultimo sforzo di Haring prima della sua dipartita. È un grande murales che copre di 30 figure in movimento e colori pastello i centottanta metri quadrati della parete del convento di Sant’Antonio. L’idea nasce da un incontro tra l’artista americano e uno studente di Pisa. È un’opera pensata per restare permanente e non è un caso che Haring impieghi una settimana a completarla, quando i suoi lavori si risolvevano di solito in un giro d’orologio.
 
"Tuttomondo", il murales di Haring a Pisa
 
LISBONA, DAL GAU AL MUSEU EFÉMERO
Che la capitale portoghese sia aperta alle influenze oltreconfine non è una sorpresa. Lo è forse registrare che tra Praca do Comercio, la Mouraria (il quartiere di nascita di Amàlia Rodriguez), il Barrio Alto e il palazzo abbandonato di avenida Fontes ci sia un proliferare di street art di qualità.
 
A darne una plastica conferma sono due luoghi da non perdere. Il primo è il Museo Efèmero, un vero e proprio museo open air dove le opere sono disegnate, spruzzate, dipinte e continuamente ritoccate, in una evoluzione senza soluzione di continuità.
 
Il secondo si chiama  “Gau – galleria d’arte urbana” e il suo spazio espositivo è uno dei simboli della rinascita lisboeta, l’iconico ponte del 25 Aprile che si affaccia sulla foce del Tejo (o del Tago)
Due nomi da cercare tra i tanti: i lisboeti Vhilis e Tamara Alves.
 
L'"Arca de Darwin" di Tamara Alves
 
BANKSY, DA BRISTOL ALLA CISGIORDANIA
Come si chiami davvero Banksy nessuno lo sa, ma è opinione comune che l’artista britannico di Bristol sia un fuoriclasse. Politica, società, etica sono le chiavi di lettura della sua arte di strada.
Le sue opere si intrecciano agli elementi dell’arredo urbano che entrano nella narrazione per immagini. Ironico, pungente, stimolante, quasi sovversivo nel suo tratto poco aggressivo.
 
Bristol è diventata meta di culto per writers di tutto il mondo. I due locals più celebri sono Jody e Nick Walter. I loro lavori sono rintracciabili soprattutto in Nelson Street, la via che ospita il più importante progetto britannico dedicato alla street art: “See No Evil”, che ha proprio in Nelson Street il suo cuore pulsante.
 
Un festival di graffiti da non perdere è l’Up Fest, che di solito prende quota in piena estate, sempre a Bristol.
 
L'opera di Bansky in Cisgiordania, sulla "barriera di separazione" israeliana
 
LODZ, LA STREET ART CITY POLACCA
Si chiama “Urban Forms Gallery". È una fondazione che ha messo al centro delle sue attività proprio la street art. Tra le sale della fondazione una mappa disegna l’itinerario urbano dove ritrovare le opere di artisti internazionali e locali che hanno lavorato sui muri della terza città polacca, al centro del territorio nazionale.
 
Oggi Lodz ha un motivo in più per essere visitata, come capitale della alternative culture polacca.
 
Una parte della Urban Forms Gallery di Lodz
 
MILANO È OUTSIDE THE CUBE
Fino al 2018 l’area di oltre 1.000 metri quadrati all’esterno dell’edificio del Cubo di Pirelli HangarBicocca, è il luogo scelto dall’amministrazione milanese per esprimere il meglio della urban street culture. Gli spazi sono messi a disposizione di artisti italiani e internazionali per interventi a tema.
 
Efêmero è il primo lavoro completato per  “Outside the Cube”. Sono gli OsGemeos, letteralmente “i gemelli”, ovvero Gustavo e Otávio Pandolfo, a presentare il loro primo grande murale in Italia.
 
I due ultraquarantenni brasiliani si sono ispirati alla storia dell’edificio di Pirelli HangarBicocca, dove nel secolo scorso si fabbricavano locomotive di treni, e dalla vicinanza della linea ferroviaria che corre parallela, Efêmero ricrea in scala monumentale la silhouette di un vagone metropolitano lanciato in un viaggio immaginario.
 
 
Guarda il video della realizzazione dell’opera