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Il rincaro dei biglietti non è l'unica anomalia nel mondo dei ferry

Traghetti: in attesa del Titanic?

di 
Renato Scialpi
7 Settembre 2011

Il rincaro dei prezzi dei traghetti – specie quelli diretti in Sardegna - è stato il tormentone dell’estate 2011. I blog traboccano di proteste dei turisti, nonostante le compagnie cerchino di minimizzare. Ma basta analizzare i dati Istat riguardanti il decennale dell’introduzione della moneta unica, per scoprire come, a fronte di un’inflazione media del 21%, il biglietto dei traghetti sia cresciuto del 147%. Un dato ancora più clamoroso se messo a confronto con quello di mezzi di trasporto che devono affrontare costi del carburante e del personale ben più elevati: il prezzo di una corsa in taxi dal 2001 è aumentato del 34%, il biglietto del treno del 46%, persino le tariffe aeree non sono andate oltre il 61%.


 


In questo settore dei servizi di navigazione c’è un risvolto ben più preccupante, però, che va oltre il raddoppio di fatto dei prezzi dei biglietti negli ultimi 12 mesi. Nel decennio trascorso, infatti, la rincorsa a mettere in esercizio traghetti sempre più grandi e moderni pareva aver messo la parola fine ai dubbi sulla sicurezza a bordo. Senza risvegliare lo spettro della Heleanna e delle sue vittime (parliamo del 1971!) fino agli anni Novanta nel Mediterraneo non mancavano le navi di dubbia reputazione; presenza nei fatti cancellata dall’avvento dei cruise-ferry. Ma una recente, clamorosa indagine dell’associazione indipendente di consumatori Altroconsumo, pubblicata alla vigilia delle partenze, ha gettato nuovamente pesanti ombre su questo mondo: a detta dei suoi tecnici nessuno dei nove traghetti testati e appartenenti alle maggiori compagnie di navigazione che solcano il Tirreno ha superato a pieni voti l’esame sulla sicurezza per i viaggiatori.


 


Un allarme confutato senza appello da Confitarma, l’associazione di categoria degli armatori italiani il cui presidente Paolo D’Amico ha bollato le accuse come “ingiuste e infondate” ribadendo che un traghetto con simili carenze di sicurezza sarebbe immediatamente bloccato in porto dell’autorità marittima. Lanciandosi poi nella condanna di quelle che sarebbero “azioni strumentali che rischiano di compromettere l’immagine della categoria”. Allarme che però è stato ripreso pochi giorni fa da un’inchiesta del TG1 che ha documentato, anche con riprese clandestine e interviste “coperte”, come nei servizi di traghetto tra Napoli e Ischia, Capri e Procida si arrivino a imbarcare più di 600 passeggeri su motonavi omologate per poco meno di 400 persone. E come il rispetto delle norme di sicurezza non sia certo una priorità, tra uscite d’emergenza ostruite, norme ignorate (i passeggeri restano in auto durante la navigazione!) e personale che lavora sistematicamente 16-20 ore al giorno.

 


Ecco l'inchiesta del TG1: