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Rottamazione: il disastro Germania

di 
Renato Scialpi
21 Luglio 2009

Anche in Germania, un po' per rilanciare il mercato dell'auto, un po' per eliminare dalla strada i veicoli più inquinanti, il governo ha istituito un premio per la rottamazione delle vetture più anziane.


Ma il risultato è catastrofico: a causa di un mostruoso inghippo burocratico, oltre l'80 per cento degli aventi diritto al premio di rottamazione è ancora in attesa del rimborso. La denuncia arriva da un'indagine dell'Adac, l'automobile club tedesco, forte di 16 milioni di soci.


Una volta tanto, infatti, il modello Italia si dimostra vincente. Nel nostro Paese, infatti, chi rottama una vettura si limita a consegnarla al concessionario e a trovare il premio sotto forma di sconto nel contratto di acquisto dell'auto nuova. Tutti i passaggi economici tra concessionario, costruttore e Stato per la gestione del premio restano a carico del venditore, senza ulteriori problemi per chi acquista.


In Germania, invece, giocando anche sulla struttura federale dello Stato, si è scelta la forma indiretta, con il bonus riconosciuto all'acquirente sotto forma di rimborso fiscale da parte dell'amministrazione fiscale di Berlino. E il risultato è quello denunciato dall'Adac: sommerso da un'ondata di richieste, il ministero delle Finanze non riesce a tenere il passo e le pratiche si sono accumulate fino a far sì che la stragrande maggioranza delle domande sia ancora oggi inevasa...


 

Ad aggiungere il carico da undici contro il provvedimento del bonus rottamazione tedesco, sono poi i collezionisti di auto d'epoca. La maniacale manutenzione cui sono sottoposte le vetture in Germania, abbinata alla severità delle procedure di revisione, ha trasformato da decenni il mercato tedesco nel primo serbatoio mondiale di Youngtimer, le vetture con 15-20 anni di vita che aspirano a diventare auto classiche.


Ma il provvedimento di rottamazione non fa differenze, né in base alla rarità del modello né del suo stato di manutenzione. Col risultato che gli appassionati vedono finire nella pressa del demolitore anche vetture di pregio (come questa Bmw 2002 del 1968) il cui proprietario non ha la sensibilità o i mezzi per restaurarle.


Mettendo a rischio il futuro di quello che è comunque un segmento importante, in termini di design come di tecnologia, della cultura europea contemporanea. Si sia o no appassionati di auto d'epoca...